13 Novembre Nov 2015 1558 13 novembre 2015

«Amo mandare gli uomini al tappeto»

Voglia di lottare. Ma soprattutto di dominare. Eileen ci racconta la sua trasformazione nella virago Anna Konda, fondatrice del Female Fight Club Berlin, il circolo delle donne che picchiano duro.

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Anaok

Anna Konda (a destra) con un'altra lottatrice.

Combattere e sopraffare l'avversario. Specie se questo è un uomo. Anna Konda, l'amazzone tedesca fondatrice del Female Fight Club Berlin, ha un'idea molto precisa della lotta: non è uno sport, è un modo per prevalere, per esprimere il proprio desiderio di dominio. Ed è questo che ha portato una ragazza a trasformare se stessa in una virago capace di mettere sotto scacco uomini nerboruti. Niente di più lontano dallo stereotipo della donna fragile e bisognosa di protezione. «Sono un tipo molto speciale di wrestler. Sono fortissima, massiccia ma in modo femminile», spiega Anna, «non una bodybuilder dai muscoli d'acciaio».

Una vecchia foto di Eileen/Anna Konda.

DOMANDA: Quando ha deciso di entrare nel mondo del wrestling femminile?
RISPOSTA: Vado in palestra da tantissimo tempo. All'inizio però facevo il classico allenamento femminile. Allora ero magra e sexy, avevo un fisico da Baywatch. Ma con il tempo ho cominciato ad annoiarmi. Mancava qualcosa. Il mio corpo chiedeva di più, voleva sollevare manubri pesanti, voleva crescere.
D: A quel punto che cosa è successo?
R: Gli esercizi sono diventati molto più intensi e duri. In breve tempo sono stata in grado di sollevare pesi con più facilità di un uomo. Poi ho compreso che, affinché una donna sia realmente forte, non basta la forza fisica: dovevo combattere e vincere. Così Eileen è diventata Anna Konda.
D: Fare la wrestler è un modo per dare sfogo alla propria aggressività?
R: Non esattamente. Come ho detto, per me è fondamentale avere la meglio in un combattimento, in particolare se contro un maschio. Non importa se non vinco contro una donna, ma contro gli uomini...
D: Che cosa cambia con gli uomini?
R: Ho incontrato molte altre donne forti, alcune di loro esperte in arti marziali, con cui ho lottato e, nella maggior parte dei casi, vinto. Se perdo, però, non è un dramma, voglio sempre la rivincita. Con i maschi è diverso, devo vincere sempre! Dimenticate la tradizione: ci sono donne deboli e donne forti e la stessa cosa vale per gli uomini.
D: Quindi tutto parte da una sorta di desiderio di rivalsa.
R: Direi voglia di dominare. Mi spiego meglio. Per diventare una combattente è necessario apprendere alcune tecniche di lotta ma, come mi pare di aver chiarito, per me non era abbastanza. In quel modo prevaleva l'aspetto sportivo su quello del combattimento. Quello che io pratico nel mio club è lotta, un confronto tra due sfidanti per il dominio. In quel momento non c'è nulla di leale.
D: Vige la legge del più forte, insomma.
R: Prima e dopo il match noi ragazze ci rispettiamo l'un l'altra. Sul tappeto invece non c'è altro che la sopravvivenza del più forte. Con i maschi siamo dure anche fuori dall'incontro, non mostriamo rispetto e cerchiamo di incutere loro timore. Così, nel momento in cui li affrontiamo, ci viene tutto più facile.
D: Facciamo un passo indietro. Come è nato il club?
R: Avevo preso in affitto un appartamento a Berlino e mi sono ritrovata come coinquilina quella che poi è diventata una grande amica: Red Devil. Insieme a lei nel 2010 ho dato vita al Fight Club. Le devo tanto. È lei che mi ha insegnato come lottare. Insieme abbiamo studiato che cosa funziona e che cosa non funziona in un combattimento. Assieme abbiamo deciso di non mettere restrizioni di alcun tipo nel nostro circolo. Possono entrare donne di qualsiasi peso e altezza. Le donne minute possono sfidare le alte. Le esperte in arti marziali possono confrontarsi con le donne muscolose. Perché a noi piace fare così.
D: Che cosa si prova durante il combattimento?
R: Quello che abbiamo in mente quando guardiamo un'altra combattente è: posso batterla o no? Riuscirò a farla soffrire o sarà lei a dominarmi? Questo sì che è interessante, il combattimento sportivo che segue le regole è noioso. Solo in questo modo possiamo esprimere liberamente quello che abbiamo dentro. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è una liberatoria: ognuno combatte a suo rischio e pericolo.
D: Esistono altri circoli come il vostro?
R: In Germania non c'è molto ma, per esempio, negli Usa c'è il DoomMaidens Studio di New York, mentre a Londra ci sono il Minxy Li e l'Hex.
D: Come si coniuga la lotta con la femminilità?
R: Gli uomini che incontro vogliono vedere la forza ma pur sempre femminile. Mi mostro spesso in mise di pelle, sono orgogliosa di mostrare il mio corpo muscoloso. Sessualmente sono aggressiva. Non lo faccio per compiacere gli uomini. So che l'idea di essere dominati rientra nelle fantasie maschili ma io combatto solo perché mi piace. Chi ha paura di questo tipo di approccio preferisce incontrare le mie compagne più snelle e rassicuranti.

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