11 Novembre Nov 2015 1835 11 novembre 2015

«Mi vergogno dell'Italia meschina»

Intervista a Lunetta Savino: la popolare attrice ci racconta i suoi prossimi progetti teatrali e televisivi, svelandoci anche le sue riflessioni sulla maternità e sul tempo che passa.

  • ...
LUNETTA SAVINO foto di Roberta Krasnig MEDIA_KRA6702

Lunetta Savino - foto di Roberta Krasnig.

KRASNIG--ROBERTA

La regina delle fiction televisive e del teatro Lunetta Savino è una piacevole scoperta. Un’attrice intelligente che interpreta con passione e talento importanti ruoli di donne coraggiose. «Sono occasioni straordinarie per conoscere da vicino e nel profondo certe donne. Ti permettono di tirare fuori tanti sentimenti e di fare i conti anche con il tuo essere donna». A teatro con la commedia politicamente scorretta Grand Guignol all’Italiana, che racconta un’Italia «davvero meschina e brutta, di cui mi vergogno», è ora in tv con la serie È arrivata la felicità. Ma, soprattutto, sarà una delle Tre sorelle di Cechov, Olga, diretta dall’esordiente regista Pierfrancesco Favino. Il quale, confessa Lunetta a Letteradonna.it «mi ha corteggiata, nel senso artistico. Non ho potuto dirgli di no».

DOMANDA: Dal 17 novembre è al Teatro Eliseo con lo spettacolo Grand Guignol all’Italiana, scritto da Vittorio Franceschi e diretto da Alessandro D’Alatri.
RISPOSTA: Sì, anche se debuttiamo al Teatro Stabile dell’Aquila, con tutte le difficoltà che può avere questa città, ancora da ricostruire, che ha ancora bisogno di ritrovarsi. Il teatro serve anche a questo.
D: Di che cosa parla lo spettacolo? E che cos'è il Grand Guignol?
R: Il testo dello spettacolo rispecchia un’Italia contemporanea. Il Grand Guignol è un genere teatrale inventato nella Francia di fine ‘800, di tipo farsesco, che si concludeva sempre con uccisioni e sangue. In scena veniva mostrato il gusto dell’orrido. Ho accettato di fare lo spettacolo perché è una commedia divertente e politicamente scorretta, con un finale a sorpresa molto forte.
D: Ci parli di questo spettacolo.
R: I cinque personaggi protagonisti sono delle tipizzazioni degli italiani di oggi, tipologie umane molto ben riconoscibili. Io interpreto Esterina, una cameriera depressa che lavora per una coppia isterica: una moglie fedifraga e un marito che fa la guida turistica per i giapponesi. Poi c’è un salumiere che ricorda un uomo di estrema destra, piuttosto aggressivo e volgare, che corteggia il mio personaggio. E, infine, un postino gay.
D: E la sua Esterina?
R: Esterina è una sognatrice in cerca del grande amore, una sorta di Amélie, per parafrasare un noto film. Una donna ingenua e romantica: la sua depressione ne fa un personaggio divertente. È trattata male da tutti, però alla fine avrà la sua rivincita.

Lunetta Savino in Grand Guignol all'italiana.

D: Ha già lavorato in fiction televisive di successo. Quale ruolo sogna ancora?
R: Spero sempre che il cinema mi sorprenda con una proposta, magari da protagonista. Ho dei progetti che mi piacerebbe realizzare. Esistono e sono scritti, però ancora non si sono concretizzati. Mi auguro che il cinema dia più spazio a idee e progetti con protagoniste femminili, non più giovanissime, come potrei essere io. Magari con un sottofondo agrodolce dove ci sono lacrime e sorrisi, invece delle solite commedie banali che si vedono in giro.
D: È arrivata la felicità procede a gonfie vele. E la felicità per lei è arrivata?
R: Va e viene come per tutti, è una parola troppo importante, che quasi intimorisce per il suo essere così assoluta. Fa pensare a un sentimento troppo definito. Invece considero maggiormente i tanti piccoli momenti di felicità, quelli devi saperli cercare. Magari sono dietro l’angolo, basta solo riconoscerli.
D: Interpreta una ricca pasticcera del Testaccio. Come se la cava in cucina?
R: Me la cavo bene, anche se pratico sempre meno perché non ho tempo. E, a dir la verità, neanche tanta voglia. Ho scritto anche un libro di ricette, comunque da un po’ di anni a tavola preferisco essere servita.
D: Quando ha avuto la consapevolezza di aver raggiunto il successo?
R: Per me il successo è una persona del pubblico che mi dice «la guardo sempre, lei è una delle mie attrici preferite». Per me il successo è il riconoscimento che viene dalle persone, quando gli altri riconoscono il tuo valore, al di là dei ruoli che ti offrono e delle occasioni che ti capitano. Poi ogni volta tocca rimettersi in gioco. Non mi sento una che si riposa sugli allori.

Lunetta Savino e Sebastian Gimelli Morosini.

D: Che cosa ama del mestiere di attrice?
R: Questo lavoro è bello e stimolante proprio perché ti dà la possibilità di giocartelo ogni volta, di non dormire sonni troppo tranquilli. Mai essere troppo sicuri, perché solo così hai la possibilità di stupirti ogni volta.
D: Sarà una delle Tre sorelle di Cechov, Olga, per la regia di Pierfrancesco Favino. Com'è stato l'incontro con lui?
R: Cechov è in assoluto uno dei miei autori prediletti. Favino ha pensato subito a me per questo ruolo. Mi ha corteggiata, nel senso artistico, e non ho potuto dirgli di no. Pierfrancesco mi ha assolutamente conquistata con la sua lettura del testo. È piacevole e affascinante lavorare con lui. Non è solo un attore molto bravo, ma anche un regista interessante, perché ci mette una passione coinvolgente.
D: Interpreta anche la coraggiosa Felicia Impastato, madre di Peppino. Nella vita, che tipo di mamma è?
R: Bisognerebbe chiederlo a mio figlio. Spero di essere stata e di essere ancora una buona madre, presente ma, mi auguro, non troppo ingombrante. Mi piace molto interpretare questo tipo di ruoli, in generale.
D: Perché?
R: Sono occasioni straordinarie per conoscere da vicino e nel profondo certe donne. Ti permettono di fare i conti anche con il tuo essere donna e ti danno la possibilità di tirare fuori tanti sentimenti, un certo modo di essere madre che forse appartiene anche a me. Prestare il mio corpo e la mia voce a una donna così straordinaria è stata un’emozione unica.
D: Ha paura di invecchiare e di diventare nonna?
R: Non lo sono, ma me la fanno fare. Non ho paura di invecchiare, perché sto già invecchiando. Però mi sento di avere uno spirito molto giovane. Pazienza se c’è qualche ruga in più, che sarà mai!
D: Al cinema ha lavorato con registi come Ferzan Ozpetek e Cristina Comencini. Da chi altro vorrebbe assolutamente essere diretta?
R: Assolutamente da Paolo Virzì, Matteo Garrone e Nanni Moretti. Virzì fa un tipo di cinema che mi piace, si vede che fa un lavoro molto forte sugli attori. I registi, per sceglierti, si devono innamorare un po' di te. Mi spiace solo che, finora, non sono stata presa in considerazione da loro. È un peccato che alla fine le preferenze ricadano sempre sui grandi nomi. Non c’è tanto coraggio da parte loro, bisognerebbe osare come fa Ozpetek.
D: Che ne pensa della nostra povera Italia, dilaniata da scandali, mafia e corruzione?
R: Lo vedrete direttamente a teatro, se verrete a vedere lo spettacolo. Preferisco rispondere con il mio lavoro. Scegliere questa rappresentazione, che parla di un’Italia davvero meschina e brutta di cui mi vergogno, è già una decisione molto forte. Mi auguro che il pubblico sappia cogliere tutte le sfumature di risata e di brivido.
D: È credente e che ne pensa di Papa Francesco?
R: È un grande, meno male che Papa Francesco c’è.
D: È favorevole alle unioni gay?
R: Assolutamente sì. Anche se interpreto spesso ruoli di madri lesbofobiche, nella vita sono a favore delle unioni gay.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso