10 Novembre Nov 2015 1558 10 novembre 2015

Niente rivincita per Yelena?

La leggendaria saltatrice Isinbaeva aveva preannunciato un clamoroso ritorno ai giochi olimpici di Rio 2016. Ma lo scandalo doping che ha travolto la Russia mette a rischio la sua partecipazione.

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Olympics Day 8 - Athletics

Può un bronzo olimpico bruciare come la più cocente delle sconfitte, quasi come un affronto capace di gettare nello sconforto un'intera nazione? Dopo la sconfitta subita alle Olimpiadi di Londra 2012, la russa Yelena Isinbaeva, detentrice del record mondiale di salto con l'asta, era pronta a tornare e stupire il pubblico di Rio 2016 con un successo che sarebbe stato clamoroso. Ma, ora, quel sogno di rivincita sospeso a cinque metri d'altezza rischia di piombare rovinosamente a terra trascinandosi dietro atleta, asta e ostacolo. Un'inchiesta della WADA, l'agenzia mondiale antidoping, ha puntato il dito contro l'intera federazione atletica russa, accusando lo stesso governo russo di aver cercato di insabbiare i casi di doping che hanno visto coinvolti numerosi atleti. E chiede a gran voce una pena esemplare: l'esclusione della Russia da tutte le competizioni internazionali.

CINQUE ANNI DA DOMINATRICE
Il provvedimento, qualora accolto, coinvolgerebbe tutti gli atleti russi. Compresa la Isinbaeva. Che, dopo la gravidanza portata a termine nel 2014 e due anni di inattività, meditava il clamoroso rientro. Un ultimo salto per riprendersi l'oro olimpico, ribadendo di essere la vera regina del salto in alto e che avrebbe confermato, una volta di più, il suo status di leggenda sportiva. Yelena, d'altronde, è sempre stata la donna dei record e delle grandi imprese: aveva conquistato per la prima volta il record mondiale nel 2003, migliorandolo altre sedici volte da lì al 2009 e diventando la prima donna ad andare oltre la barriera dei 5 metri. Dal 2004 al 2008, nel suo palmares c'è stato spazio solo per il metallo più prezioso: che si trattasse di mondiali o europei, indoor o outdoor, Yelena ha vinto sempre l'oro. 2004 e 2008 sono anche gli anni dei suoi trionfi olimpici ad Atene e Pechino. Nella capitale cinese arrivò alla vertiginosa altezza di 5 metri e 5 centimetri, record che avrebbe ritoccato di un ulteriore centimetro nell'anno successivo, nel corso del Weltklasse di Zurigo.

CRISI E RIVINCITA
I 18 mesi di stop per maternità non sono stati la prima pausa che la Isinbayeva si è presa dall'attività agonistica. Dopo i cinque anni di successi ininterrotti, infatti, attraversò una crisi di risultati che la spinsero a un temporaneo ritiro. Se il 2010 e il 2011 la videro addirittura fuori da medaglieri, il 2012 fu l'anno della riscossa. Si aggiudicò i mondiali indoor di Istanbul, il bronzo di Londra e, l'anno dopo, i mondiali di Mosca, con una vittoria che mandò in visibilio il pubblico di casa.

RUSSIA E SPORT, LEGAMI AMBIGUI
L'annuncio del tentativo di rivincita olimpica da parte di Yelena Isinbaeva aveva suscitato grandi entusiasmi e aspettative in Russia, e non solo tra i tifosi qualsiasi. Se le accuse della WADA fanno tornare alla mente il doping di Stato risalente ai tempi dell'URSS e della Germania Est, quando le gerarchie governative puntavano tutto sui trionfi sportivi per diffondere nel mondo un'idea di forza e potenza, oggi non si può fare a meno di pensare all'impronta smaccatamente nazionalistica su cui Putin, ormai da anni, costruisce il suo consenso interno.

GLI AUGURI A PUTIN
Le vittorie degli atleti russi forniscono certamente ottimi spunti alla propaganda governativa per promuovere l'immagine di una Russia forte e vincente (non è un caso che gli organi sportivi di russi accusino la WADA di aver montato un caso politico, più che sportivo). E Yelena Isinbaeva (il cui nome, è bene precisarlo, non figura nel dossier della WADA) non ha mai negato le sue simpatie per l'attuale presidente della Federazione Russa. Il 7 ottobre 2015 si è premurata di pubblicare su Twitter un videomessaggio di auguri di compleanno rivolto proprio a Vladimir Putin.

LE DICHIARAZIONI ANTIGAY (CON SMENTITA)
Ma la sua dichiarazione più clamorosa risale all'agosto 2013. In quel periodo Putin aveva promulgato le famigerate leggi che proibivano atteggiamenti gay in pubblico. La Isinbaeva, in una prima dichiarazione, aveva così commentato il provvedimento: «Se si permette che vengano promosse e fatte certe cose per strada, è giusto avere molta paura per il futuro del nostro Paese. Noi ci consideriamo persone normali. Viviamo soltanto uomini con donne e donne con uomini». Parole che avevano suscitato l'indignazione della comunità internazionale, e che Yelena si era affrettata a ritrattare il giorno dopo adducendo come scusa una scarsa padronanza dell'inglese, la lingua in cui si era espressa.

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