6 Novembre Nov 2015 0951 06 novembre 2015

L'X Factor dell'arte

L'Oval di Torino ospita fino all'8 novembre Artissima, fiera del contemporaneo che lancia giovani talenti. Abbiamo intervistato la direttrice Sarah Cosulich Canarutto, che non ha paura di sperimentare.

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«A noi piacciono le prime volte. Amiamo dedicarci alle scoperte e incoraggiare chi ancora non è emerso sul mercato. E ci piace, anche, prendere dei rischi». Siamo all’Oval di Torino: qui, all’epoca della gloriosa olimpiade invernale, si svolgevano le gare sul ghiaccio e oggi ci si muove su un terreno altrettanto impervio: quello dell’arte contemporanea. Fino a domenica 8 novembre all'Oval va infatti in scena Artissima, la fiera d’arte contemporanea più frizzante d’Italia. La donna delle 'prime volte' è Sarah Cosulich Canarutto, la sua direttrice.

GRANDI NUMERI
Con un team di otto persone, tutte donne, Sarah lavora alacremente per portare Torino nel circuito delle fiere d'arte che contano. Noi di Letteradonna.it l’abbiamo incontrata nel suo temporary office, uno studio-appartamento quasi sospeso nell’aria da dove si osserva il vivace popolo dell’arte che si muove tra gli stand. Artisti, curatori, critici, direttori di musei, collezionisti e appassionati del settore. Un pubblico giovane e fresco, molte le donne. Eccoli, poi, i numeri di questa 22esima edizione: 207 gallerie arrivate da 35 Paesi, 20 mila metri quadrati di esposizione, oltre 2 mila opere in mostra, più di 50 curatori, 5 mila collezionisti invitati, 400 mila euro di acquisizioni istituzionali. I visitatori? Non pochi: 50 mila quelli dello scorso anno.

DOMANDA: Sarah Cosulich, quali sono le novità di quest’anno?
RISPOSTA: Tante, ma se dovessi citarne una direi la sessione Back to the future che quest’anno si concentra su un decennio, quello che va dal 1975 al 1985, così importante per definire la società in cui siamo oggi. In fondo la rivoluzione digitale, anche nell’arte, comincia a quel tempo (in mostra ad Artissima, nello stand K-Way che è tra gli sponsor della manifestazione, anche un raro esemplare di Apple I, uno dei dieci ancora in circolazione al mondo, ndr). Abbiamo anche arricchito la sezione dedicata alle performance: nei quattro giorni della fiera ne verranno realizzate una dozzina. Il pubblico si lascia sempre sorprendere con piacere da questa innovativa forma di espressione artistica.
D: Quest’anno sono aumentate le presenze straniere. Artissima funziona perché è una fiera che va oltre la dimensione locale?
R: Direi che il motore di tutta questa fiera d’arte sono i collezionisti.
D: Ammetterà però che il momento non è favorevole per gli italiani che vogliono investire in arte.
R: Vero. La tassazione elevata per l’acquisto di opere arte non aiuta i cultori del bello, ma va detto che i collezionisti italiani sono tra i più raffinati al mondo e non direi che in questo momento il mercato è in crisi. Guardiamo le aste: il contemporaneo sta vivendo una felice stagione.
D: Perché un collezionista dovrebbe prendere un aereo da San Paolo o da Parigi e venire in fiera ad Artissima?
R: Perché ci dedichiamo alla ricerca e alla sperimentazione, perché siamo la fiera delle scoperte. Da noi si possono apprezzare e acquistare opere di giovani artisti, magari non ancora emersi sul mercato e a prezzi ragionevoli, ma di grande potenzialità.
D: Non c'è il rischio di dare spazio a chi non lo merita?
R: Il comitato di selezione è serissimo e questo ci permette di fare uno scouting interessante per i collezionisti attenti agli investimenti e ad anticipare le tendenze del mercato.
D: Artissima come un talent? Chi nella passata edizione aveva l’X Factor dell’arte?
R: Direi Rachel Rose. Lo scorso anno questa giovane artista si è aggiudicata il Premio Illy: dopo il riconoscimento ad Artissima, è stata chiamata a esporre i suoi progetti alla Serpentine Gallery di Londra e al Whitney Museum di New York. Non male, direi. Mi piace pensare che la nostra fiera abbia il fiuto adatto per scovare nuovi talenti, italiani e stranieri.

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