2 Novembre Nov 2015 1630 02 novembre 2015

Se la maternità ti costa il posto

«Sei sposata, hai figli?», sono state le prime domande rivolte a una 28enne durante un colloquio di lavoro. Lei si è rifiutata di rispondere ed è stata accompagnata alla porta. Lo sfogo su Facebook.

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paola filippini

Hai 28 anni, stai cercando lavoro. Hai qualche anno di esperienza alle spalle, un buon curriculum e parli fluentemente tre lingue. Ti chiamano per un colloquio e la prima cosa che l'uomo in giacca e cravatta che è seduto di fronte a te vuole sapere è se sei fidanzata e hai figli. Tu gli rispondi che non credi che la tua vita familiare sia rilevante ai fini dell'impiego. Lui ti caccia dall'ufficio.
È una storia demoralizzante quella di Paola Filippini, fotografa di Mestre che, non riuscendo a mantenersi solo grazie alla sua passione artistica, stava cercando lavoro come hostess in alloggi turistici.  È stata chiamata per un colloquio - finito decisamente male - e ha deciso di raccontare con manifesta amarezza in un lungo post su Facebook quello che le è accaduto: si è scontrata con l'ennesimo datore di lavoro che prima di ogni altra cosa le ha chiesto di definire il suo stato civile, lei ha rifiutato di rispondere, così è stata messa alla porta.
«Posso non rispondere?», aveva chiesto al datore di lavoro. Lui, il signor M.M., ha risposto con un semplice «Certo. Allora ti puoi anche accomodare fuori, per me il colloquio finisce qui». Alla richiesta di spiegazioni della ragazza, l'uomo ha rincarato la dose: «Devo sapere se sei sposata e se hai figli, perché questo determina la tua disponibilità lavorativa».


«HO SALVATO LA MIA DIGNITÀ»
«È offensivo, è bruttissimo, è una violenza» - ha scritto la 28enne sul post riconviso oltre 40 mila volte - «perchè non importa se hai studiato, se hai lavorato tanti anni, se hai fatto gavetta, se hai un bel cv. Importa se hai figli. Perché se li hai, è meglio che tu stia a casa ad allattarli (...) Le donne devono sapere che non si devono mai abbassare a queste offese e gli uomini devono sapere che esistono tanti uomini di merda a questo mondo. Proprio ieri ne parlavo con alcuni colleghi, fatalità oggi mi è successo, di nuovo. Ho perso la possibilità di un lavoro, ma non mi importa niente. Ho salvato la mia dignità, ho mantenuto la mia privacy».

«SE ACCADESSE A TUA FIGLIA?»
«Tu che nel tuo bellissimo ufficio hai incorniciato la foto di tua figlia, una graziosa ragazzina di circa 16 anni, che - per ironia della sorte - assomiglia tantissimo a me quando avevo la sua età», prosegue la lettera. «Prova a pensare, piccolo uomo con piccolo cervello e grande presunzione, quando un giorno non molto lontano, la tua piccola vergine figliola andrà a fare un colloquio di lavoro, ed incontrerà un piccolo uomo che le chiederà se è sposata, se ha figli, se convive, e che le sue risposte in merito alla sua situazione famigliare determineranno il suo successo lavorativo. Prova a pensare per un momento come può sentirsi una donna, quando le viene fatta una domanda del genere».

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