30 Ottobre Ott 2015 1316 30 ottobre 2015

Schiave, spose o kamikaze

È questo il destino delle donne yazide, siriane e irachene sotto il Califfato. Costrette a matrimoni forzati, reclutate come martiri e abusate sessualmente, le ragazze sono le vittime silenziose dell'Isis.

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Mentre manca il cibo e il gas e l'elettricità vanno e vengono, c'è un posto dove è possibile festeggiare matrimoni in grande stile. A Mosul, in Iraq, l'hotel Nineveh, costruito durante il regime di Saddam Hussein, è stato ristrutturato dai miliziani dell'Isis ed è diventato un simbolo del potere jihadista. In questo luogo si celebrano nozze sontuose tra gli affiliati del Califfato e donne velate da capo a piedi.

MOSUL
Sotto lo Stato Islamico le donne subiscono spesso un destino drammatico. Le credenti yazide sono ridotte in schiavitù perché prede di guerra, le siriane e le irachene sono costrette a sposare i miliziani dell'Isis sotto ricatto. Come raccontano Benedetta Argentieri e Marta Serafini su Il Corriere della Sera, non appena Mosul è stata conquistata dagli jihadisti, è stato creato un ufficio per i matrimoni. Poi è arrivato la brigata Al Khansaa, nota per torturare le donne se non osservano le regole della sharia. «Sono loro a fare le ricognizioni nelle case e a dire quali ragazze non sono ancora sposate», ha spiegato Yanar Mohammed, attivista irachena a capo dell’Organization of Women’s Freedom in Iraq. «Se i parenti non sono in grado di pagare allora si portano via le giovani per sposarle. Decine di famiglie non hanno avuto scelta».

RAQQA
Secondo le testimonianze raccolte dall'associazione Raqqa is Being Slaughtered Silently, la capitale siriana degli jihadisti è stata conquistata anche attraverso gli stupri e i matrimoni forzati. La maggior parte sono maggiorenni ma in almeno 200 casi si tratta di minorenni. «Le nozze con donne appartenenti alla popolazione locale hanno una triplice funzione per l'Isis», hanno spiegato gli attivisti. «Prima di tutto permettono ai miliziani di sopravvivere occupandosi di trovare il cibo e di gestire la casa. Poi evitano le diserzioni dei miliziani esercitando un potente incentivo sessuale. Quindi permettono al Califfato di instaurare dei legami con i locali basati sul sopruso e il terrore. Ogni miliziano che si sposa ha diritto a 500 dollari in più rispetto alla sua paga. Una cifra che viene destinata al viaggio di nozze e alla dote della nuova moglie, ma che l’uomo può spendere come gli pare». Le famiglie cedono le loro figlie per paura di essere uccise o disonorate in caso si rifiutassero di accondiscendere al volere del Califfato. Non importa più quanto ricevono in cambio come pagamento della dote della futura sposa. Alcune ragazze si ribellano, preferendo la morte per suicidio che una vita con uno jihadista. Quelle che sono costrette al matrimonio raccontano delle violenze continue cui sono sottoposte da parte del marito. «Gli uomini compiono su queste donne abusi sessuali di ogni tipo, facendo largo uso di Viagra. Si registrano casi di ricoveri per lacerazioni e abusi», hanno raccontato gli attivisti di Raqqa.

RECLUTAMENTO KAMIKAZE
Finora non esistevano prove concrete del fatto che le donne potessero morire da martiri come gli uomini impegnati nella Jihad. Le ultime notizie, riportate dal fronte siriano, descrivono un battaglione femminile della polizia politica del Califfato impegnato nel reclutare kamikaze per la Guerra Santa. «Una delle donne di Isis è venuta da me è mi ha spiegato la necessità che anche le donne si impegnino nella difesa della città», hanno riferito gli attivisti alle giornaliste di Il Corriere della Sera. «Ha cercato di convincermi ad arruolarmi in un battaglione il cui compito non è combattere ma morire martire». Lo stesso è capito a una vedova avvicinata da una donna egiziana che ha cercato di reclutarla facendo leva sul marito morto.

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