30 Ottobre Ott 2015 1237 30 ottobre 2015

«Le donne sono più sole che mai»

Intervista a Lina Sastri, che tornerà a gennaio sul piccolo schermo con una fiction diretta da Pupi Avati. Ecco che cosa ci ha raccontato sulla passione, la maternità e la solitudine contemporanea.

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Passione. Una parola che percorre tutta la straordinaria carriera di Lina Sastri. Dominatrice della scena cinematografica, italiana e non solo, amata tanto dal pubblico quanto dalla critica, voce melodiosa della tradizione canora napoletana e, soprattutto da metà Anni 90, grande interprete e regista sui palcoscenici teatrali. Ora torna a teatro con una nuova Lupa verghiana messa in scena da Guglielmo Ferro e con ben due 'madonne', nel tv movie Le nozze di Laura di Pupi Avati e nello spettacolo Passio Hominis di Antonio Calenda, due diversissimi emblemi di donna e, appunto, di passione. Perché per Lina Sastri questa è la parola. La chiave di ogni cosa. Letteradonna.it le ha chiesto di spiegarne l'importanza.

DOMANDA: Che cosa significa per lei la parola 'passione'?
RISPOSTA: Per me la passione è necessaria come il respiro, anche se ti spinge a rischiare. Oggi non si sa più come viverla, perché nessuno ha più voglia di buttarsi e di rischiare. Come la Lupa verghiana, appunto, che è più attuale che mai.
D: Una paura che colpisce solo le donne o anche gli uomini?
R: Il motivo per cui sia gli uomini che le donne vivono poco la passione, è la troppa solitudine. Le donne, non solo quelle mature, vedove o separate, sono più sole che mai. Vedo tantissime giovani completamente sole, incapaci di creare legami e di appassionarsi. Magari hanno un lavoro che amano, certo, ma sono disperatamente sole. Credo però che, a un certo punto della vita, gli uomini soffrano di più di questa solitudine. Le donne, anche se non si bastano mai, riescono comunque a provvedere a se stesse, mentre l'uomo sa farlo molto meno.
D: Perché tanta solitudine?
R: È colpa del mondo mediatico in cui viviamo. Invece che parlarsi, ci si manda messaggini. Il mondo odierno ha tolto forza all'atto dell'incontrarsi, del toccarsi, del guardarsi. Il mondo virtuale si è imposto sul mondo reale.
D: Com'è successo?
R: Per una semplice ragione: il mondo virtuale alleggerisce da ogni responsabilità. Caratteristica ideale per un'epoca in cui non ci si vuol mettere in gioco. Da qui l'assenza della passione.

D: Tutto da imputare ai social?
R: I social siamo noi. Siamo noi che abbiamo paura di rischiare, di buttarci, di amare, di toccare. Poi ci sono le nostre città enormi, le famiglie che non esistono più, padri, madri, fratelli. Tutte cose che prima erano delle vere ancore e che ci salvavano dalla solitudine. Viviamo in una società piena zeppa di single che consumano tanto, ma sentono troppo poco il bisogno di stare con gli altri.
D: Tutto questo come si riflette nel modo di vivere la maternità?
R: Nel momento in cui la famiglia si è dissolta, la donna ha assunto lo stesso ruolo lavorativo dell'uomo. Sta fuori casa, e quindi il tempo dedicato ai figli è sacrificato e vissuto con enorme fatica. I figli perdono punti di riferimento sicuri e il desiderio di maternità si trasforma.
D: In che modo?
R: Io vedo le donne spingersi troppo spesso sino al limite del tempo biologico, che nelle donne, a differenza dell'uomo, è implacabile. Questo comporta un approccio del tutto diverso alla maternità, anche questo meno passionale, anche se più consapevole e maturo . Ed è anche un approccio che coinvolge un nuovo concetto di giovinezza.
D: In che senso?
R: Nel senso che alla natura non si mente. Possiamo cercare di essere giovanili quanto vogliamo, possiamo far ricorso alla chirurgia estetica, ma la natura non si inganna. L'orologio biologico è lì a ricordarcelo. E allora anche insistere con inseminazioni artificiali o altro è illusorio. Mi chiedo a che cosa porterà tutto questo.

D: Quale potrebbe essere la soluzione?
R: Penso che per appagare un certo mutato desiderio di maternità, che non potrà mai essere più come prima, l'adozione sia una cosa bellissima, se non la migliore. L'adozione deve essere concessa anche ai single, cosa che purtroppo la nostra legislazione arretrata rende impossibile. Conta la legislazione e conta, sempre, la passione.
D: Ancora la passione. Vuole continuare a vivere ostinatamente di passione?
R: Assolutamente. A qualsiasi costo. Per questo,sono felice quando ho la possibilità di incontrare e portare al pubblico  un personaggio di donna come 'La lupa'. Una donna diversa, come tantissime da me interpretate sino ad oggi, una donna che vive la propria libertà e la paga. Aggressiva, famelica, violenta perché sola con una figlia. Passionale fino a rendersi vittima e, cosa rara oggi, una donna che vive i sentimenti con sincerità.
D: La considera una donna attuale?
R: Sì, la sua attualità sta nel fatto che, ancora oggi, se una donna sola dice quello che pensa, senza mascherarsi dietro i soliti perbenismi, diventa oggetto di scherno e viene isolata, solo perché si innamora perdutamente di qualcuno ed è pronta a dargli tutto. Magari in ambienti alto borghesi si è in apparenza più liberi, ma è solo un'apparenza. Nella testa delle persone, una donna libera è inaccettabile.
D: Ma che cosa significa oggi per una donna essere libera?
R: La libertà è una dimensione interiore, non esteriore.Non è solo poter fare ciò che vuoi. Non è solo quello che abbiamo conquistato, ma anche ciò che abbiamo dentro. Per questo l'uomo e la donna saranno sempre diversi, perché il mondo interiore di una donna rimarrà lontanissimo dal mondo interiore di un uomo. Questo è il punto. Lo scontro spesso è inevitabile, mentre  l'incontro è un miracolo in cui vittime e carnefici si mescolano, una forma di potere che si esercita sull'altro.
D: Ma chi è più vittima e chi più carnefice?
R: Difficile dirlo. Non sempre è la donna. Ma quando l'armonia tra spiriti non si raggiunge, c'è sempre una vittima e un carnefice.
D: Però in Italia sembrano in aumento gli episodi di sessismo e violenza.
R: Ci sono sempre state. Prima non lo sapevamo, oggi sì. Oggi certe cose si denunciano, ma spesso diventano oggetto di spettacolarizzazione. Bisognerebbe parlarne, senza farne il pane quotidiano dei nostri talk show televisivi. Poi, certo, il punto è che è cambiata la posizione dell'uomo nella società: l'uomo è più fragile mentre la donna è più forte, più consapevole.
D: E quindi?
R: L'uomo, che storicamente non è abituato a questo, se non sta bene non lo accetta e reagisce. Magari con la violenza. Ma sono convinta di una cosa: l'atto di violenza estrema non arriva da solo, all'improvviso. È sempre preceduto da altri atti di violenza, fisica o psicologica, che vengono troppo spesso sottovalutati.
D: Tra le tue donne forti vedremo prossimamente anche due 'madonne'.
R: Sì. A gennaio, su Rai 1, sarò nella fiction firmata da Pupi Avati, Le nozze di Laura'. Interpreterò una Madonna,nel senso che sarò madre di una sorta di Gesù considerato uno scemo, un diverso, perché parla d'amore nella società di oggi. Una Madonna  bellissima e contemporanea che parla della possibilità dell'amore oggi, una madre vigile e dolce.
D: E l'altra?
R: Il 9 novembre, a Firenze, nella Basilica di San Lorenzo, sarò una Madonna carica del dolore di tutte le madri in uno spettacolo diretto da Antonio Calenda, Passio Hominis. Un dolore e un amore che sono sempre identici in ogni tempo.
D: Pensa anche a sua madre?
R: Io ho avuto una madre meravigliosa, a cui è dedicato un libro e da cui ho tratto uno spettacolo. Essere madre è una sola cosa: non di oggi, di ieri, di domani. Di sempre. L'amore di una madre, e le mie Madonne sono madri come le altre, è l'unico che si dà senza avere nulla in cambio.

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