29 Ottobre Ott 2015 1316 29 ottobre 2015

Un premio non vale la libertà

Dieci registi indiani hanno annunciato la loro intenzione di restituire i riconoscimenti ottenuti nella loro carriera in segno di protesta per le minacce alla diversità e alla libertà di parola costretti a subire nel loro Paese.

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registi india

Dieci registi indiani, fra cui alcuni noti come Dibakar Banerjee e Anand Patwardhan, hanno annunciato a Mumbai la loro intenzione di restituire i premi ottenuti nella loro carriera in segno di protesta «per le minacce alla diversità e alla libertà di parola» in India. Associandosi a simili iniziative realizzate da scrittori e artisti indiani, i registi, ha segnalato l'emittente Ndtv, hanno condannato l'assassinio di personalità razionaliste, come ad esempio lo scrittore M.M. Kalburgi, e le recenti uccisioni legate alle polemiche, sollevate da movimenti estremisti indù, sul consumo di carne di mucca. In una conferenza stampa, in particolare Patwardhan ha spiegato: «Tutti noi siamo delusi per quello che sta accadendo nel Paese», chiedendo poi al governo «di rendere esplicito il suo impegno a proteggere la libertà di espressione».

L'APPELLO AL PREMIER
In una dichiarazione inviata al premier Narendra Modi e al presidente Pranab Mukherjee, i registi sostengono che «l'uccisione di razionalisti non è un casuale atto di violenza». «Se non protestiamo oggi davanti a gente uccisa per il suo credo e le sue opinioni rischiamo di diventare parte di una diversità che si appiattisce ogni giorno di più», è l'appello degli artisti.

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