26 Ottobre Ott 2015 1623 26 ottobre 2015

«A Hollywood l'omofobia c'è ancora»

Intervista a Cate Blanchett, a febbraio nei cinema italiani con Carol, un film che parla di una storia d'amore lesbo nell'America degli Anni 50. Ecco le riflessioni dell'attrice sui diritti civili.

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Se c'è un aggettivo che più di altri definisce Cate Blanchett, quell'aggettivo è 'libera'. Perché lei ama parlare forte e chiaro. Non si fa intimorire da personaggi azzardati, ruoli scomodi, figure ambigue. Per questo motivo al cinema ha interpretato quasi tutto, dai ruoli femminili a quelli maschili. A cominciare dalla bellissima e inquietante Elizabeth, che la lanciò nel 1998. Da allora è stata Katharine Hepburn in The Aviator di Martin Scorsese, che le è valso il primo Oscar; Bob Dylan in I'm Not There, la nobile elfa Galadriel nel Signore degli Anelli, una donna sull'orlo di una crisi di nervi in Blu Jasmine di Woody Allen e tanti altri personaggi ancora. Fino all'ultimo, Carol, protagonista dell'omonimo e bellissimo film di Todd Haynes. Dove, insieme a Rooney Mara, interpreta un altro ruolo di donna unica e combattente. Letteradonna.it l'ha intervistata.

DOMANDA: Come si è preparata per il ruolo?
RISPOSTA: Ci tenevo ad arrivare pronta sul set. Ho letto più di cinquanta romanzi erotici. Non romanzi qualsiasi, bensì lesbian pulp, cioè romanzi che di solito hanno un finale drammatico o sanguinoso. E il bello è che il libro di Patricia Highsmith cui il film si ispira è stato il primo di questo genere ad avere un lieto fine. Non solo fu un libro scritto negli Anni 40 e pubblicato decenni dopo ma fu il solo libro davvero intimo e non thriller della scrittrice. Io ne ho letti tanti altri, mi sono stati molti utili.
D: Nessuna difficoltà per le scene di sesso?
R: No, per me non c’è nessuna differenza rispetto alle altre scene. Sapevamo come sarebbe andata, e io e Rooney ci siamo preparate. È stato persino divertente. Per me girare una scena d'amore lesbo è come girare una scena d’amore con un uomo. E poi quel momento d’amore in hotel era importante per la storia. Se ero in tensione era solo perché quella era una scena fondamentale, non certo perché eravamo nude.
D: Ma che rapporto c'è tra le due donne protagoniste del film e il nostro presente?
R: Carol è una madre e donna sposata, imprigionata nel matrimonio ma che ancora non ha rinunciato all'amore. Therese è una giovane ragazza che cerca la sua strada. Sono evidentemente personaggi inventati, riflessi di pezzi di vita di Patricia che arrivano da un contesto diversissimo dall'oggi. Le comunità, i gruppi di sostegno, le battaglie per il riconoscimento dei diritti, la possibilità di matrimoni gay almeno in alcuni Stati.

D: Tutto questo allora non c'era.
R: Esatto. Le due donne sono completamente sole ad affrontare tutte le conseguenze della loro scelta. Il che non vuol dire che oggi sia una passeggiata. Fare scelte del genere non è facile ovunque.
D: Ma almeno se ne può parlare. O fare film come questo.
R: Certo. Tra l'altro, un film come questo, con due autrici per il materiale di base e due donne nel team di produzione, è una cosa che fa pensare alla necessità di un cambiamento nell'industria dell'intrattenimento.
D: In che senso?
R: Ancora oggi il business, anche nel mondo dello spettacolo, rispecchia la realtà che ci circonda, dove non esiste la parità tra i sessi, né sul piano artistico né sul piano finanziario.
D: Ci sono dei segni di cambiamento?
R: È un cambiamento che sta avvenendo molto lentamente e che passa da una maggiore diversità e ricchezza di ruoli e storie. Per il pubblico, sia maschile che femminile, è una cosa utilissima, perché magari ci si ritrova davanti una storia come questa, in cui ci sono i punti di vista dei personaggi maschili e femminili mischiati tra di loro.

D: Quindi in realtà è cambiato poco.
R: È ovvio che dagli Anni 50 l’America, e non solo l'America, è progredita, ma c’è ancora molto da fare nel mondo intero, considerato che in alcune nazioni del mondo l’omosessualità è ancora un reato. Sembra incredibile ma è così. Nonostante le apparenze, viviamo ancora in tempi di estremo conservatorismo. A volte mi sembra che, nel dibattito per la parità dei diritti, abbiamo perso molto terreno.
D: Che cosa intende per 'conservatorismo'?
R: Il conservatorismo è ciò che tentava di uccidere una donna come Carol negli Anni 50. Oggi è un'ondata di pensieri retrogradi che si abbatte su un pianeta troppo pieno di uomini che si ritengono forti e che esercitano la loro aggressività contro i diritti civili, gli immigrati e i diversi di ogni genere.
D: La società attuale è omofoba a tal punto?
R: Dipende. Nel mondo della moda, e tutto sommato anche nel cinema e in generale nel mondo dello spettacolo, le preferenze sessuali non sembrano un problema. Ma lo sono ancora nel quotidiano della vita di tutti. Tra la maggior parte della gente comune l'omofobia resta un problema. A Hollywood l'omofobia non è stata superata. E forse è più problematico per le donne che per gli uomini.
D: Vuol dire che anche a Hollywood la tolleranza non è all'ordine del giorno?
R: Sì, se si parla di donne. A Hollywood non è facile, le lesbiche dichiarate e affermate sono davvero poche. Sul sessismo a Hollywood c'è un coro di critiche che cresce giorno dopo giorno, e io credo che sia importante parlarne. Penso che si tratti di un tema abbandonato dall'agenda, ma è una realtà e non bisogna smettere di affrontarla.
D: È pessimista?
R: Difficile non esserlo quando vedi ciò che succede in Siria o come maltrattiamo l'ambiente e i nostri simili. Quando vedi l'indifferenza, che è la cosa peggiore. La nostra speranza devono essere i giovani, a patto che non si chiudano nei social, che capiscano che la vita è fuori e che devono arrabbiarsi, perché il mondo delle relazioni umane, il mondo reale è più bello ed è fondamentale esserci. La speranza è nelle ragazze che devono essere curiose del mondo, pronte a buttarsi, a lottare, facendosi sempre di rispettare.

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