20 Ottobre Ott 2015 1237 20 ottobre 2015

L'ora di religione non si tocca

Nelle scuole italiane sempre più studenti scelgono di non avvalersi dell'insegnamento. Ma le Diocesi vietano che le classi vuote vengano accorpate. Dov'è finita la spending review?

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Ventiquattro sedie vuote in un'aula deserta. Solo due studenti rimasti in classe ad ascoltare l'ora di religione. Accade in una quarta del liceo Virgilio di Milano, mentre in un istituto di Firenze il professore inviato dalla Curia fa lezione per un solo studente. Una situazione che si sta diffondendo sempre di più nelle scuola, soprattutto al Nord. Le regole delle Diocesi sono chiare, come riporta il 20 ottobre il quotidiano La Repubblica: non importa se le aule sono vuote perché gli studenti che decidono di avvalersi dell'insegnamento sono sempre più numerosi.
«Accorpare le classi per formare gruppi di studenti più numerosi è vietato», si specifica in un vademecum pubblicato sul sito della Chiesa di Milano. Il motivo? Sarebbe discriminatorio.

LA SPENDING REVIEW VALE SOLO PER LE ALTRE MATERIE
Eppure i tagli all'istruzione della precedente riforma hanno ridotto drasticamente il numero di insegnanti. Nelle scuole elementari le maestre spesso non bastano nemmeno per sostituire chi è in malattia e le classi di alunni vengono riempite fino al limite per risparmiare personale. Le amministrazioni scolastiche territoriali sono ben attente a non autorizzare sezioni troppo piccole (alle superiori servono almeno 27 studenti per formare una classe). Ma per le ore di religione tutto questo non vale. Ogni classe ne ha uno dedicato per le ore previste dal programma. Se dentro c'è un solo alunno o 30 non importa, scrive ancora Repubblica: il paradosso è che tre iscritti nella sezione A non possono fare lezione con altri tre iscritti della B.

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