16 Ottobre Ott 2015 1615 16 ottobre 2015

Una sconfitta che fa (A)mal

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto l'appello di un pool di avvocati, tra cui la moglie di George Clooney, contro un politico turco che aveva negato il genocidio degli armeni. Ma questa non è la sua prima sconfitta giudiziaria.

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Negare lo sterminio del popolo armeno non è un reato. Lo ha stabilito, giovedì 15 ottobre 2015, con una sentenza choc, la Corte europea dei diritti dell'uomo. L'organo giuristizionale internazionale è stato chiamato in causa da un cittadino turco condannato in Svizzera proprio per aver negato il genocidio armeno perpetrato dall'allora Impero ottomano nel 1915. Una pagina insanguinata della storia che è costata un milione e mezzo di vite.

LIBERTÀ D'ESPRESSIONE
Dogu Perneck, politico turco, era stato condannato nel 2005 dalla Svizzera a pagare un'ammenda pecuniaria per alcune sue frasi negazioniste. L'uomo aveva sostenuto in pubblico che il genocidio armeno fosse solo «una menzogna internazionale». Nel 2013, dopo svariate battaglie legali, la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva ribaltato la sentenza elvetica sbandierando il diritto alla libertà d'espressione dell'imputato. Una tesi che il tribunale internazionale ha ribadito giovedì 15 ottobre respingendo l'appello di un pool di avvocati tra cui Amal Clooney (leggi qui tutte le cause perse dalla moglie di George Clooney). Secondo la Corte, infatti, il politico turco «non ha mostrato odio nei confronti delle vittime», né ha affermato che «gli armeni meritassero di subire quelle atrocità».

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