14 Ottobre Ott 2015 1202 14 ottobre 2015

Ricominciare con un omicida

La moglie di Massimo Maravalle, che nel 2014 ha ucciso il loro bimbo adottivo di 5 anni, Maxim, ha deciso di perdonarlo e tornare a vivere con lui. L'uomo, affetto da disturbi psicotici, è tornato in libertà a 14 mesi dal delitto.

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«Ho soffocato mio figlio di cinque anni nel sonno. Ho usato un cuscino... Mia moglie dormiva e non si è accorta di nulla». Con queste atroci parole Massimo Maravalle, informatico 47enne affetto da disturbi psicotici, confessò nel luglio 2014 l'omicidio del piccolo Maxim nella sua abitazione a Pescara.
Una perizia clinica depositata in tribunale lo ha dichiarato a soli 14 mesi dal delitto «non pericoloso, in grado di essere rimesso in libertà» e ora la moglie Patrizia ha deciso di lasciarsi il passato alle spalle e intraprendere con lui una seconda vita. «L’ho perdonato, non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme».

GENITORI ADOTTIVI
Patrizia e Massimo erano i genitori adottivi di Maxim: nel luglio 2012 avevano portato quel bimbo biondo dagli occhioni azzurri dalla Russia all'Italia per dargli un futuro migliore. Poi il raptus. Il «disturbo psicotico atipico» di cui Maravalle soffre, in concomitanza con la sospensione dei farmaci che abitualmente assumeva, quella notte lo ha trasformato improvvisamente nell'assassino di quel bambino che amava tanto. «La perdita di Maxim è il dolore più grande che abbiamo», dice oggi la donna. «E Massimo è ancora più affranto per non aver compreso che la malattia gli faceva vedere le cose in maniera completamente distorta».

AI COLLOQUI NON COMUNICARONO I REALI DISTURBI
La nuova perizia dello psichiatria bolognese Renato Ariatti ha stabilito che Maravalle non è socialmente pericoloso a patto che segua spontaneamente le cure e assuma con regolarità i farmaci prescritti. Ma la certezza assoluta che l'uomo segua le prescrizioni non c’è. Così il gip del tribunale di Pescara ha disposto per lui l’applicazione della misura della libertà vigilata. Il 47enne non ha libertà assoluta di movimento, ma quasi: il suo unico suo obbligo è quello di presentarsi presso il Centro di Salute Mentale di Pescara, due giorni a settimana, «per relazionare in merito alla attualità e tipologia delle cure farmacologiche seguite». Una decisione contro la quale la Procura potrebbe ricorrere.

INDAGATI PER FALSO IN CONCORSO
Quello che è ancora più sconcertante in questa storia è che Patrizia Silvestri, insieme al marito, è attualmente indagata per falso in concorso. La coppia è accusata di aver omesso il reale stato di salute di lui nel corso dei colloqui sostenuti per l’adozione con i servizi sociali del Comune di Pescara. La riflessione (a dir poco dolorosa) a questo punto è solo una: se i genitori del bambino avessero comunicato le reali condizioni di Maravalle agli assistenti sociali, forse, Maxim sarebbe ancora vivo.

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