13 Ottobre Ott 2015 1324 13 ottobre 2015

Non è un lavoro per donne

Un'indagine ha evidenziato che la maggior parte delle intervistate del G20, Italia compresa, si sentono discriminate nel loro impiego. Ma quelle che possono sembrare semplici congetture trovano un riscontro nella realtà dei fatti.

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Un'indagine realizzata dalla Thomson Reuters Foundation, in collaborazione con la Rockefeller Foundation, ha evidenziato come il mondo del lavoro sia una vera e propria corsa ad ostacoli per tutte le donne dei Paesi del G20. Le due fondazioni, dopo aver interpellato 9.500 donne apprtenenti ai Paesi del Gruppo dei 20, hanno idividuato le problematiche principali che il genere femminile deve affrontare quotidianamente sul posto di lavoro. Dalla difficoltà nel riuscire a bilanciare la propria vita privata con quella occupazionale sino alle molestie sul posto di lavoro.

IL CASO ITALIANO
I risultati dell'indagine, diffusi in tutto il mondo martedì 13 ottobre 2015, mostrano come in Italia l'accesso al lavoro per le donne sia estremamente difficoltoso. Il 57% delle intervistate, infatti, crede che gli uomini siano decisamente favoriti sia nel trovare un impiego che nel fare carriera all'interno dello stesso. Questa percentuale è la più alta d'Europa ed è preceduta solo dai dati provenienti dall'Arabia Saudita (61%) e dalla Corea (58%). Proprio questa differenza di genere è vista dalle donne italiane (45%) come il principale problema della vita lavorativa. Al vertice delle preoccupazioni (43%) si rintraccia anche la questione dell'equità dei salari.

MOLESTIE
Decisamente migliori sono i dati inerenti alle molestie sul luogo di lavoro. In Italia solo il 16% delle interpellate hanno dichiarato di essere state importunate sessualmente mentre lavorava. Il dato, tuttavia, sale vertiginosamente al 55% per le donne che non racconterebbero di aver subito molestie mentre lavoravano. Va detto che nel mondo quasi un terzo delle donne del G20 denunciano molestie sui luoghi di lavoro. A guidare questa triste classifica sono le donne indiane.

LE STORIE
Ma quelle che sembrano essere solo sensazioni femminili, trovano conferma nella realtà attraverso la voce di alcune protagoniste discriminate. È il caso della professoressa Lucy March, docente della facoltà di Legge all’Università di Denver. La donna aveva scoperto e denunciato che i suoi colleghi maschi, a parità di lavoro, guadagnavano circa 40 mila dollari in più di lei all'anno, diventando un'eroina dei diritti lavorativi femminili. Una disequità che colpisce anche la Francia come ha confermato Brigitte Grésy, consigliera superiore per l’equità professionale fra uomini e donne.

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