13 Ottobre Ott 2015 1901 13 ottobre 2015

Legge unioni civili? Una presa in giro

Angelina, la Cattiva di Pechino Express 2014, stronca Renzi e Monsignor Charamsa. Il primo è «Democrazia cristiana 2.0», il secondo «contradditorio». L'intervista.

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La «cattiveria», o meglio quella sincerità che molti scambiano per cattiveria, è ormai tra i segni particolari indicati sulla sua carta d'identità. Alessandra Angeli, conosciuta dal pubblico televisivo come Angelina dopo la sua partecipazione all'edizione 2014 di Pechino Express nella coppia delle Cattive, non ha peli sulla lingua. Basta dare un'occhiata alle sue pagine social dove non si risparmia su nulla: dal costume alla politica ha sempre una riflessione tagliente da twittare. Simpatica, audace e schietta, ha portato in tivù quella coerenza che mancava, senza speculare sulla sua storia di persona transessuale. Nell’adventure game di Rai Due è stata infatti protagonista di momenti esilaranti e anche commoventi, facendosi apprezzare (o disprezzare) per la sua personalità e non certo per le sue scelte sessuali e di genere. Scelte per le quali ha gli occhi puntati su Matteo Renzi, per il quale non ha grande simpatia, come ha svelato a Letteradonna.it.

DOMANDA: Il governo ce la farà a fare un buon disegno di legge per le unioni civili?
RISPOSTA: No. Per il semplice fatto che domenica da Fabio Fazio, Renzi, che per me è la Democrazia Cristiana 2.0, ha detto di aver chiesto agli alleati di NCD di Alfano di fare qualcosa in merito alle unioni civili. A NCD? Non mi sembra ci siano proprio i presupposti.
D: Cosa non la convince?
R: Credo che il ddl Cirinnà si riduca all’ennesimo contentino e a una vera e propria presa per i fondelli. Basti vedere cosa stanno facendo con la questione delle adozioni, in cui tu puoi adottare solo se l’altro muore. Lo trovo assurdo.
D: Le briciole insomma.
R: Di cui non ci si deve accontentare. O si fa una cosa vera in cui uno può godere dei diritti come è giusto che sia, oppure un palliativo non va bene. Chi si accontenta lo fa solo per mettere le foto su Facebook.


D: E qual è il problema di fondo secondo lei?
R: Che questa 'sinistra' fa il centro-destra.
D: Cioè?
R: Sono troppo legati a quello che pensa la Chiesa. Vedi caso Marino, che ha fatto lo sgambetto al Papa e al Vaticano. Fino a che non saremo un Paese laico no si arriverà a nessun tipo di diritto.
D: A proposito del Vaticano, cosa pensa allora del coming out di Monsignor Charamsa?
R: Il gesto di Charamsa all’inizio in sembrava in buona fede, poi però ho saputo che aveva un libro pronto e gli mancava l’editore, quindi qualche sospetto mi è venuto. Credo poi che quando prendi i voti tu debba sottostare a delle regole, come il celibato, che lui non ha rispettato. Poi ha buttato tutto in vacca, andando ad esempio ospite di Barbara D’Urso, ecc. Ha detto di amare la sua Chiesa però non mi puoi lanciare un invito ad essere liberi indossando la tonaca. Insomma credo ci siano delle contraddizioni molto forti.


D: A questo punto le chiedo che opinione ha dei gay cattolici? Ce ne sono molti.
R: Io non sono credente, ma rispetto chi ha una fede. Se uno dice sono gay e cristiano, mi va bene, se dice di essere gay e cattolico, allora non ci sto, perché la Chiesa Cattolica si macchia di crimini d’odio parlando ogni giorno di gay e persone transessuali in un certo modo. Perché devo chiedere alla Chiesa il permesso di esistere?
D: Cambierà questa situazione?
R: La Chiesa non credo possa cambiare.
D: La tivù italiana negli ultimi mesi propone una serie di programmi a tematica transessuale, come Vite divergenti, Tutto su mio padre, come li giudica?
R: Li guardo con molto interesse e mi piace soprattutto Vite Divergenti su Real Time. È impostato molto bene. Le persone transessuali si raccontano con tatto, con intelligenza, spiegano bene le cose e questo lo trovo molto positivo. È una cosa progressista. Faccio i complimenti a Real Time per la scelta coraggiosa.


D: Che effetto le fa vedere invece persone transessuali nella casa del Grande Fratello?
R: Tralasciando la transessuale ex seminarista, che credo abbia le idee ancora un po’ confuse, la coppia dei due ragazzi sposati l’ho trovata molto interessante.
D: Perché?
R:
Qui secondo me non c’è stata una volontà di strumentalizzare la transessualità. La trovo invece una storia platonicamente romantica, perché sono due metà che si sono trovate e questa cosa mi piace e si vede che si amano per davvero. La miglior pubblicità è che la dentro sono le persone più sane di mente. Mi sembrano più risolti degli altri, per quanto a mio avviso nessuno è mai veramente risolto. Molto bello come messaggio.


D: Quale personaggio pubblico oggi in Italia rappresenta al meglio i diritti LGBT?
R: Non certamente personaggi come Vladimir Luxuria, che di ogni cosa che fa è ad appannaggio suo più che alla lotta per i diritti.
D: Ad esempio?
R: All’Isola dei Famosi vinse come delatrice di Belen Rodriguez e io una transessuale misogina la trovo agghiacciante. Non mi rappresenta. Parlasse per lei.
D: Quindi chi le piace?
R: Se non fosse un mio caro amico nonché il conduttore del programma cui ho partecipato ti direi Costantino della Gherardesca, che scardina in modo non didascalico e ironico i clichè dell’omosessualità. Ma sono di parte.


D: E personaggi come Enzo Miccio, che hanno sdoganato l’omosessualità in tivù?
R: I personaggi macchietta sono sempre rassicuranti. Sono comunque convinta che parlarne nel bene e nel male serva sempre, però dall’altra parte mi spaventa anche l’apologia.
D: Se fosse stata in questa edizione di Pechino Express, a quale coppia avrebbe dato volentieri un passaggio?
R: Sono molto combattuta perché le coppie che mi piacevano di più sono già uscite purtroppo. Anche se alcune di loro mi piacevano molto a Pechino Express, ma nella vita reale hanno fatto cose discutibili.
D: Per esempio?
R: Shalpy. Lo trovo molto divertente e mi piace il fatto che si spenda per essere buono, quando si sa che in realtà è una carogna. Poi il fatto che abbia scritto al Papa per legittimare il suo matrimonio, lo trovo molto poco progressista.
D: Insomma non darebbe il passaggio a nessuno?
R: Forse in questo momento lo darei agli Artisti, però con questa formazione, quella con Piero Filoni e non con Luca Tommassini, sopra al quale ci sarei passata volentieri con la macchina. Paola Barale invece mi piace perché sembra sempre fuori contesto.


D: A chi lo avrebbe negato invece?
R: Agli espatriati, che all’inizio mi piacevano molto, ma che ora vedo troppo accaniti sul gioco e poco concentrati sul viaggio. Hanno questa voglia di arrivare, che per carità forse gli ha permesso di farcela nei Paesi in cui hanno trovato fortuna, però televisivamente mi annoiano. Non mi sono mai piaciuti i primi della classe.
D: Alcuni hanno accusato il programma di non avere quest’anno coppie forti, come quella delle Cattive esempio, è d’accordo?
R: Sono d’accordo. Quello che fa in genere Pechino Express è un mix di ousider con gente più o meno famosa. Gli outsider sono importanti. In questa edizione a livello di cast si è puntato un po’ troppo sull’appeal di vecchie glorie dello spettacolo o a personaggi comunque abituati alla televisione. Dai noi era veramente un TSO continuo, soprattutto fuori dalle telecamere.
D: Chi è il personaggio che può avere un riscontro anche dopo l'edizione 2015?
R: Sicuramente Giulia Salemi delle Persiane, mentre le Professoresse sono già vecchiarelle. Anche Son Pascal che fa il musicista e ha il suo seguito.


D: E quello di cui si potrebbe fare volentieri a meno?
R: Non sopporto gli Antipodi e Andrea Pinna in particolare mi urta il sistema nervoso con battute misogine e con il fatto che tratti male gli autoctoni. Non amo quel tipo di umorismo. È più un’acidità fine a se stessa che non fa ridere, almeno a me.
D: È stata definita l’edizione più gay di sempre per i partecipanti che ci sono, è così?
R: In realtà la più gay era la nostra, diciamo la più gay non pubblicizzata.
D: In che senso?
R: C’erano delle velate muscolose, c’era Eva Grimaldi, la Pina, c’ero io. Poi anche la coppia degli Inquilini, in fondo non si capiva bene dove finiva il rapporto di condivisione dell’appartamento e dove cominciava altro.


D: Cosa guarda quando accende la tivù?
R: Il mio piacere segreto è Uomini e Donne Over. Maria De Filippi secondo me è un genio e io sono rapita dalla sua genialità satanica. Altro che teoria del gender, la gente dovrebbe aver paura delle vecchie che vogliono arrivare alla ribalta a 800 anni. Per questo lo amo.
D: Cosa non le piace invece?
R: Un programma che sta ripartendo in questi giorni: La strada dei miracoli. Lì siamo proprio oltre la fantascienza, che neanche Steven Spielberg o Guillermo del Toro potrebbero arrivare a tanto.
D: Ora come ora si sta dedicando di più al suo lavoro di make up artist o alla tivù?
R: Sto portando avanti entrambe le cose in parallelo. Il pubblico è ancora interessato a vedermi in video, voglia che per altro non capisco (ride, ndr).
D: C'è qualche progetto in arrivo?
R: Ce ne sono tanti. Ma al momento non posso parlare. Diciamo che stiamo cercando di creare dei programmi, non didascalici e pedanti, ma che facciano riflettere su qualcosa. Posso dire però che sono stata contattata da Maurizio Costanzo.
D: Per cosa in particolare?
R: Mi ha chiamata per partecipare a Domenica In, di cui è autore, poi la cosa non si è concretizzata per questioni di budget. Però mi ha fatto molto piacere, perché penso che, nonostante tutto, nella tivù degli Anni '80 e '90, lui abbia portato alla ribalta temi come la transessualità, l’omosessualità e i malati di AIDS. Per questo gli devo molto.
D: Tornando al suo lavoro originario, da make up artist cosa non perdona nel trucco femminile?
R: Gli spessori eccessivi. La materia,come polveri, creme o liquidi, usata come le usava Van Gogh. Oggi ci sono dei prodotti con texture meravigliose e iperpigmentate e non capisco perché le persone si debbano fare degli strati che neanche la città di Troia. Non sopporto quelle che hanno in faccia o colori dei vecchi mocassini Timberland lasciati alle intemperie.
D: Tre cose da avere nel beauty case secondo Angelina?
R: Il piegaciglia, il mascara e un correttore.

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