12 Ottobre Ott 2015 1647 12 ottobre 2015

Basta una stretta di mano per perdere la verginità?

In Iran un'artista, già in carcere per le sue vignette satiriche, è stata costretta a subire una visita ginecologica per verificate la sua illibatezza. Questo solo per aver toccato il suo avvocato.

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Dopo il carcere, le violenze, l'accusa di «relazioni sessuali illegittime», è arrivata anche l'onta di dover subite un test della verginità per dimostrare la sua illibatezza. Atena Farghadani, disegnatrice satirica iraniana, è stata arrestata per le sue vignette, ma ora, dopo aver stretto la mano al suo avvocato, rischia una condanna ancora più grave e ancora più incredibile.

PRIGIONIERA DI COSCIENZA
La vicenda della vignettista è incominciata nell'agosto del 2014 quando un gruppo di pasdaran, i guardiani della Rivoluzione iraniana, si è presentato a casa sua e l'ha prelevata senza apparenti motivi giuridici. Dopo essere stata bendata, picchiata, insultata e costretta a spogliarsi nuda e dopo una perquisizione che l'ha privata dei documenti, ha trascorso alcuni mesi in carcere per poi essere rilasciata nel novembre dello stesso anno. Su Youtube Atena ha postato un video in cui ha denunciato le violenze subite in galera. Il risultato è stato un nuovo arresto con isolamento nella prigione di Evin e lo sciopero della fame da parte della 29 enne. La condanna nel frattempo è arrivata: 12 anni e nove mesi per «oltraggio, attentato alla sicurezza nazionale e diffusione di propaganda a ostile alle istituzioni». Per Amnesty International, che ne ha chiesto la liberazione tramite un appello online, Atena è una prigioniera di coscienza perché è stata incarcerata a causa delle sue idee anticonformiste e di alcune vignette che hanno preso di mira alcuni esponenti del parlamento e l'Ayatollah Alì Khamenei, disegnati con le sembianze di scimmie, mucche e altri animali.

 IL TEST DELLA VERGINITÀ
Nell'agosto del 2015 la situazione è peggiorata ulteriormente. Dopo essere stata vista mentre stringeva la mano al suo avvocato, Atena Farghadani è stata accusata di «relazioni sessuali illegittime» ed è stata costretta a subire una visita ginecologica per verificare la sua illibatezza. Il test della verginità è considerato a livello internazionale come una forma di violenza e di discriminazione delle donne e delle bambine ed è stato vietato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. A livello giuridico viola anche l'articolo 7 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici ratificato dall'Iran. «È scioccante che oltre a perseguire Atena Farghadani per un’accusa ridicola le autorità iraniane l’abbiano costretta a sottoporsi a un test di verginità e di gravidanza», ha denunciato Said Boumedouha, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa.

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