29 Settembre Set 2015 0944 29 settembre 2015

L'uomo che ripara le donne

Ecco chi è Denis Mukwege, il ginecologo che dal 1999 cura le vittime degli stupri di massa avvenuti durante la guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo.

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DRCONGO-UNREST

È il peggiore luogo del mondo per essere una donna secondo le Nazioni Unite. Per un medico è il Paese nel quale il suo lavoro fa la differenza. Denis Mukwege, ginecologo 60 enne della Repubblica Democratica del Congo, dal 1999 cura le vittime delle violenze sessuali inflitte dai soldati durante la guerra civile. A raccontare la sua storia, fatta di coraggio, passione e attentati, è lui stesso nella sua autobiografia dal significativo titolo L'uomo che ripara le donne

«È UN DESIDERIO DI DISTRUZIONE»
«Sono come un fazzoletto strappato: si devono riprendere i fili e riallacciarli uno a uno». C'è modo più delicato, ma al tempo stesso efficace e crudele per descrivere la violenza su una donna? Quando aprì il suo ospedale a Panzi, vicino alla città di Bukavu al confine con il Rwanda, Denis Mukwege pensava di offrire alla donne un luogo sicuro dove poter partorire, offrendo loro cure e medici specializzati. Ma non aveva fatto i conti con la guerra civile e gli stupri di massa perpetrati dalle truppe congolesi. La sua prima paziente fu una ragazza che aveva subito violenze così gravi da perdere senza potersi controllare urina e feci. «Credo che fare una cosa del genere all’apparato genitale della donna non c’entri nulla col desiderio sessuale: è un desiderio di distruzione», ha raccontato il ginecologo africano. «Un tale atto di violenza significa voler umiliare e distruggere del tutto una persona, senza però ucciderla». Per poi aggiungere: «Dopo essere state stuprate, viene infilata qualunque cosa dentro le loro vagine. Ho visto dei pezzi di albero, colpi di arma da fuoco, baionette, prodotti tossici».

UNA LUNGA GUERRA CIVILE
Il conflitto nella Repubblica Democratica del Congo, durato dal 1996 e ufficialmente concluso nel 2002, ha provocato cinque milioni di morti e decine di migliaia di sfollati. Gli stupri di massa sono stati una pratica a lungo usata da parte dei soldati per distruggere qualunque possibilità di futuro della popolazioni. Le violenze sessuali, perpetrate davanti alla famiglia della vittima, avevano lo scopo preciso di impedire alle donne di poter partorire ancora. Ma il lavoro instancabile di Denis Mukwege ha permesso a molte ragazze di potersi sposare e di poter avere dei figli.

UNA VITA PER LE SUE PAZIENTI
Nato nel 1955 nella Repubblica Democratica del Congo da un pastore protestante, Denis Mukwege si è laureato in medicina in Burundi. Ha conseguito un'ulteriore specializzazione in Francia, ma ha poi preferito ritornare nel proprio Paese natale per prestare soccorso alle tante donne che avevano bisogno di cure mediche. Dopo la denuncia nel 2012 alle Nazioni Unite della pratica degli stupri di massa come arma di guerra, dichiarando apertamente che ignorare queste violenze significava essere corresponsabili,  ha subito un attentato appena ritornato in patria. Una delle sue guardie del corpo è morta, la sua famiglia è stata sottoposta a continue minacce che lo hanno spinto a un esilio forzato prima in Svezia e poi in Belgio. Il coraggio delle donne che aveva curato in passato, ha però spinto Denis Mukwege a tornare nella Repubblica Democratica del Congo. Le sue pazienti gli hanno comprato il biglietto aereo e si sono offerte di fare dei turni per difenderlo da possibili nuovi attentati e casi di boicottaggio.

RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI
Il lungometraggio tratto dall'autobiografia L'uomo che ripara le donne è stato vietato nella Repubblica Democratica del Congo per impedire che si svelasse la verità sulle violenze commesse dall'esercito nazionale. All'estero Denis Mukwege ha ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno in difesa delle donne. Ha ricevuto il Right Livelihood Award per la risposta esemplare data all'urgente sfida degli abusi sessuali nel suo Paese, il Premio internazionale Primo Levi per aver promosso i diritti umani a rischio della propria vita, e il Premio Sakarov per la libertà di pensiero nel 2014.

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