29 Settembre Set 2015 1131 29 settembre 2015

«Gli italiani di oggi? Non sono eccelsi»

Intervista a chef Rubio, che in tema di integrazione non ha paura di puntare il dito. Idee chiare anche sull'amore e sulla libertà. Intanto, su Dmax va in onda la seconda stagione di Unti e bisunti.

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«Il periodo storico attuale non vede gli italiani tra le menti più eccelse e pronte ad accogliere il prossimo». Parola di Gabriele Rubini, in arte chef Rubio. Cittadino del mondo, sempre in viaggio e a contatto con diverse culture, prima grazie al rugby e oggi per lavoro. Uomo senza peli sulla lingua, ha un carattere deciso e libero. Sa cosa vuole dalla tavola, dalla vita e dall’amore, che schiva come se fosse un placcaggio. Educato come un galantuomo di altri tempi, conduce su DMAX la terza stagione di Unti e Bisunti. Non si ferma mai e, come un narratore di storie, racconta a Letteradonna.it le sue nuove avventure, rivelandoci che nel favoloso mondo dei super eroi gli piacerebbe «essere Rat-Man, uno sfigato clamoroso. Mi fa ridere, lui è un fottuto genio».

D: Nel suo tour in giro per l’Italia con Unti e Bisunti va alla ricerca dei cibi meno conosciuti. Qual è stato il posto che l'ha colpita di più per il calore della gente e per i sapori più intensi?
R: Non smetterò mai di dirlo, ma la puntata sul Molise è una delle migliori perché rispecchia appieno tutte le caratteristiche che mi hai richiesto. Ma anche l’insospettabile Valle d’Aosta è stata una bellissima sorpresa. Sì, direi che queste due regioni sono state le più sorprendenti. Il calore delle persone, però, l'ho sentito ovunque. Sarebbe uno sgarbo indicare una regione piuttosto che un’altra, o affermare che le materie prime di una sono migliori delle altre.
D: A tavola la parola 'schifo' non esiste. E nella vita?
R: Non vorrei passare per misantropo, ma nella vita a farmi veramente schifo sono l’ignoranza, la maleducazione, la cattiveria gratuita.
D: È alla terza stagione del programma di Dmax Unti e Bisunti. Che cosa ci aspetta di diverso dalle precedenti edizioni?
R: Stando ai feedback delle persone conosciute e dei fan il riscontro è stato molto positivo. Lo snodo, di puntata in puntata, è sempre più accattivante grazie a particolari escamotage narrativi. Io e la mia squadra avevamo maggiore esperienze rispetto alla prima stagione, e questo si dovrebbe notare. Ci auguriamo che il programma possa tener botta fino all’ultima puntata.

D: Ha dichiarato: «Credo nell'amore, ma non nella regola del 'per sempre'. Vale ancora?
R: Assolutamente. Quello è un dogma, non ci sono discussioni aperte. L’universo va così. Ognuno è libero di nascondersi dietro mere illusioni, ma va così.
D: È libero in questo momento della tua vita?
R: Sì. Ho deciso che fino a quando non ci sarà una contraddizione nelle mie parole, faccio meno danni da solo.
D: Cosa deve fare una donna per conquistare lo chef più verace e diretto d’Italia?
R: Nulla. Non voglio essere conquistato. Mi piace dedicarmi alle cose e alle persone che amo. Il che non deve valere solo per le relazioni amorose, ma anche per le amicizie. Non ho alcun interesse a essere corteggiato. È improbabile, visto il mio carattere e come la penso. Vado per la mia strada e cerco di essere rispettoso nei confronti delle persone che incontro.

D: Si è trasferito in Nuova Zelanda per giocare a rugby e contemporaneamente cucinare, poi è partito per il Canada. Una vita on the road. Un uomo senza dimora?
R: A tutti gli effetti, è così. Non ho una casa. A volte vado a dormire da mio fratello, dai miei o dalla mia amica manager. In generale, da chi mi dà sistemazioni più o meno provvisorie. Gli spostamenti sono tanti. Non ho avuto neanche un attimo per fermarmi e trovare un posto tutto mio.
D: Che cosa suggerirebbe a un giovane che vuole andare via e sentirsi, un po’ come ha fatto lei, libero?
R: La libertà è una questione mentale e non credo che un mio consiglio possa risollevare da una sedentarietà che ci si è autoimposti. Posso solo consigliare di spingersi oltre e andarsene da soli, con le proprie gambe.
D: È appassionato di letteratura e fumetti. Qual è il libro che l'ha folgorata?
R: Quelli che mi hanno segnato sicuramente tanto sono In un milione di piccoli pezzi di James Frey e C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo, di Efraim Medina Reyes. Sono stati due punti cardine nel passaggio all’età adulta.

D: E che supereroe vorrebbe essere?
R: Mi piacerebbe essere Rat-Man, uno sfigato clamoroso. Mi fa ridere, lui è un fottuto genio, come del resto quelli che lo hanno disegnato (Leo Ortolani, ndr).
D: Quali sono stati i suoi idoli musicali, sportivi e del grande schermo?
R: Stimo moltissime persone. Quando ero più piccolo mi piaceva il cestista Dennis Rodman, con i suoi capelli colorati e i tatuaggi alla brutti, sporchi e cattivi. Musicalmente mi piace Kurt Cobain dei Nirvana. È stata una figura importante nei miei anni da teenager. Comunque ho ascoltato di tutto, dal metal alla musica classica. Al cinema il mio attore preferito è Gary Oldman, ma apprezzo anche Edward Norton e Adrien Brody.

D: In cucina gli italiani fanno fatica a integrarsi con culture diverse. In un periodo come questo, l'integrazione potrebbe passare anche da un invito a tavola?
R: Non solo in cucina, direi, ma un po' in tutti i campi. Il minimo che si possa fare è essere solidali e rispettosi nei confronti del prossimo. Potremmo raccontarci tutte le favole che vogliamo e fare degli inviti a cena per dare una mano alle persone bisognose. E dopo? Un evento che rimane fine a se stesso sarebbe qualcosa di molto triste. Ma succede spesso. Bisognerebbe, invece, dare continuità a un progetto lavorativo dello “stare a tavola”, dando fondi alle persone interessate. Tutto questo applicando diverse leggi e auspicando un po’ più di cultura generale.
D: Che cosa si può fare?
R: Il periodo storico attuale non vede gli italiani tra le menti più eccelse e pronte ad accogliere il prossimo. Sono cose che si riscontrano anche all’estero. In Australia in passato ci sono stati problemi con gli aborigeni, ma sono stati affrontati con progetti di integrazione a lungo termine che hanno bisogno di anni. Noi siamo molto indietro. Iniziando a fare qualcosa si potrebbe migliorare la situazione anche per le generazioni future.
D: L’Italia del rugby è stata battuta dalla Francia, ma la vera sorpresa è stato il Giappone, che ha sconfitto il Sudafrica. Tutto è possibile?
R: 'Tutto è possibile' è una leggenda. Bisogna sempre darsi da fare per riuscire nelle imprese. Tutto è possibile solo se lo si vuole, aggiungerei. I Giapponesi, dati 47 a 1 contro il Sudafrica, avevano molta fame. Speriamo che i nostri ragazzi ce la mettano tutta. L’allerta deve essere sempre alta.
D: Sogna di aprire un ristorante a Frascati o preferisce sempre cucinare en plen air?
R: La seconda sicuramente. Chissà, forse un giorno mi fermerò per un po’ e butterò qualche piatto in un locale. Per adesso non è ancora nei miei progetti futuri. Non so ancora quando si placherà questa voglia di movimento.

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