24 Settembre Set 2015 1640 24 settembre 2015

«L'austerità è una punizione ingiusta»

Intervista all'attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva, che attacca le grandi corporation e lancia un appello per liberare il mondo dalla schiavitù della finanza.

  • ...
Vandana Shiva at Fronterias do Pensamento

Al Festival della Filosofia di Modena ha parlato delle responsabilità collettive per la salvaguardia del pianeta da consegnare alle generazioni future. Lei è l'attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva ed è stata, senza ombra di dubbio, una delle ospiti più attese. Nel giorno conclusivo del festival, intervistata da Letteradonna.it ha parlato non solo di terra, schiavitù e politica ma, più in generale, del ruolo della donna in relazione al pianeta, facendo parallelismi e tracciando similitudini tra il ruolo di madre e la fertilità del terreno. «La donna genera vita così come lo fa la terra», ha spiegato Vandana Shiva «e la terra allo stesso modo produce secondo le sue possibilità, secondo le sue regole. Estrarre a forza i beni della terra è qualcosa che va contro natura così come lo è estrarre a forza un bambino dal grembo».

DOMANDA: Quali responsabilità abbiamo nei confronti del nostro pianeta? Quali pensa siano a carico della gente comune e quali invece coinvolgano la politica e le istituzioni in generale?
RISPOSTA: La gente comune per prima cosa deve rispettare il pianeta e i suoi doni perchè questi sono di tutti, non di qualcuno in particolare. Parlo dei frutti della terra, dell'acqua, dell'aria. Qualsiasi cosa deve essere trattata con rispetto. Allo stesso tempo abbiamo il dovere di difendere la democrazia qualora questa venga sovvertita. Un governo, d'altra parte, deve essere democratico e rispettare gli interessi della gente, non seguire i dettami delle grandi corporation. Troppi governi fanno finta di inseguire l'interesse della gente ma poi, ottenuto il voto, la tradiscono.
D: In questi casi quindi la gente ha altre responsabilità.
R: Sì, quella di dover reclamare la libertà. Libertà di essere inclusi in una società ed esclusi dal razzismo, libertà dalle nazioni occupanti. Mahatma Gandhi lo diceva sempre: «Fino a quando esisterà la superstizione che la gente debba obbedire a leggi ingiuste, così a lungo esisterà la schiavitù». Oggi la schiavitù ci fa utilizzare semi geneticamente modificati: questa è una schiavitù finanziaria che obbliga a produrre ancora ed ancora, ben oltre le necessità di sostentamento, solo in nome del profitto. La gente ha allora questa responsabilità: ribellarsi, dire basta alle major e al loro sfruttamento dei beni comuni.

D: Come vede la situazione italiana?
R: Il neoliberismo ha messo il profitto davanti a tutto il resto, distruggendo l'economia locale, la democrazia e le vite delle persone. La situazione dell'Italia è la stessa della Grecia dell'India. Ti fanno credere che le persone vadano punite per la crisi economica: questa è l'austerità. In realtà la gente non ha fatto nulla per alimentare la crisi, ma deve pagarne il prezzo. Ecco perché credo che oggi questa economia sia diventata un'economia punitiva nei confronti del pianeta e delle persone.
D: Lei è stata ospite all'Expo di Milano dove ha presentato il manifesto Terra Viva, in cui il ruolo della donna è fondamentale. In che modo le donne possono essere parte attiva nel processo di miglioramento del pianeta?
R: Le donne sono sempre state e sempre saranno parte attiva. Io ho iniziato a far parte del movimento ormai 45 anni fa, quando le donne cominciarono a occuparsi della protezione delle foreste e a unirsi contro le ingiustizie. Sono sempre stata in prima linea su tutti i fronti, anche nell'economia.

D: Su che cosa si basa, o su che cosa dovrebbe basarsi l'economia?
R: Alcuni uomini credono che l'economia sia nelle fabbriche e nelle piantagioni, a Wall Street e nei movimenti finanziari. Ma, ancora e ancora, dobbiamo ricordare che la vera economia è nel grembo. Prendersi cura del grembo inteso come futuro, come futura generazione, come nostro lascito, è qualcosa che tutta la gente deve fare. Le donne lo hanno sempre fatto, adesso è il momento che lo facciano tutti.
D: Recentemente ha detto: «Abbiamo bisogno di uno sguardo che venga dalla terra e che venga dalle donne». Può spiegarci che cosa intende con questa affermazione?
R: Vedere il mondo dagli occhi della terra significa essere tutt'uno con la terra; vedere l'agricoltura dalla prospettiva del terreno come se fosse un essere vivente, con una sua dinamica, una sua prospettiva della specie. O, ancora, dalla prospettiva di un fiume, dell'atmosfera dell'aria, dei semi che sono la continuazione della vita e l'evoluzione della natura.
D: E per quanto riguarda lo sguardo della donna?
R: Guardare con gli occhi di una donna significa rendersi conto di crescere nel rispetto, di crescere qualcosa in modo intelligente, senza estrarre o sfruttare qualcosa. Quando lasciamo che queste funzioni si interrompano, quando ad esempio l'inquinamento contamina un fattore, il gioco si rompe, il clima cambia. E questo non dovrebbe succedere.

D: Quindi le donne sono protagoniste della riabilitazione del pianeta.
R: Assolutamente. Le donne sono la guida e tracciano la strada per la protezione del pianeta. Ma è sbagliato lasciare tutto solo in mano alle donne. È giunta l'ora che passino il testimone a qualcuno che continui.
D: Nella realtà però manca il rispetto per la figura femminile e ciò che rappresenta per il pianeta. Pensiamo solo alle tante donne indiane che subiscono episodi di violenza.
R: Per affrontare la violenza, quella brutale, dobbiamo capire anche cosa intendiamo con la parola 'brutale'. La violenza ha sempre avuto una forma patriarcale, ma quella brutale è un sintomo della caduta della società, del suo fallimento, di disintegrazione dei valori.
D: Da cosa lo capisce?
R: Basti pensare che larga parte dei peggiori stupri sono commessi da uomini emarginati, senza lavoro, frustrati dalla società che vedono la donna solo come un oggetto sessuale. Per loro è un'intrattenimento, pari al trasferire un film nella vita vera, andando a loro volta a cambiare la vita delle donne e dei loro bambini. In questo senso, non è solo la donna ad essere brutalizzata, ma l'intera società.
D: In quanto donna e in quanto indiana, anche lei ha dovuto affrontare degli ostacoli?
R: Quello che ho fatto io non è nulla in confronto alla violenza che le giovani donne stanno affrontando. Se sei all'interno di un patriarcato può capitare di affrontare ostacoli ma io, da questo punto di vista, non ne ho mai incontrati. Questo perché sia mia madre che mio padre erano molto liberali. Ho scelto di studiare fisica, una scienza molto patriarcale, ma poi attraverso la mia vita professionale ho sperimentato l'esclusione. Mi è capitato di essere emarginata ma, ciò nonostante, non ho mai permesso che qualcuno frenasse la mia volontà e il mio senso del dovere.
D: Violenza e soprusi sulle donne sono un’eredità che non vogliamo lasciare alle future generazioni. Cosa crede si possa fare per cambiare le cose?
R: Ormai siamo a un punto in cui il governo è prigioniero del suo stesso sistema. Ci sta guidando verso la distruzione del pianeta, verso lo sfruttamento, verso la violenza contro le donne. Si può anche pensare ad un cambiamento al vertice, ad una differente politica dei governi. Ma non avverrà per caso: questo cambiamento deve arrivare dal basso, deve nascere prima dalla gente. Ci dev'essere un cambio di paradigma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso