23 Settembre Set 2015 1052 23 settembre 2015

Cronaca di un femminicidio annunciato

I dati parlano chiaro: il 25% delle donne uccise nel 2015 aveva denunciato il suo aggressore. E da gennaio le vittime sono già 88. L'ultimo assurdo caso a Napoli della morte di Vincenza Avino.

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violenza donne

Era stato arrestato per stalking verso la sua ex compagna. Aveva provato a scaraventarla giù dal balcone durante una lite. Doveva essere processato a novembre, ma nel frattempo era tornato in libertà. Così, Nunzio Annunziata, 36 anni, il 15 settembre ha ucciso per strada Vincenza Avino, la donna che lo aveva denunciato dopo un crescendo di violenze subite.
È l'ultimo agghiacciante caso di femminicidio avvenuto a Terzigno (Napoli): l'omicida dopo 13 giorni di domiciliari era stato rimesso in libertà con l'ordine di non avvicinarsi alla donna: una misura decisamente troppo poco restrittiva per impedire il peggio.

UNA VITTIMA SU QUATTRO AVEVA DENUNCIATO
Ancor più agghiacciante è pensare che Vincenza, pur tra mille titubanze, aveva avuto il coraggio di denunciare, senza alcun risultato. Il suo ex la tormentava pesantemente, era arrivato a entrare in casa sua di notte, da una finestra.
La sua morte è divenuto il simbolo della nuova forma di violenza sulle donne - un violenza oltre la violenza: il femminicidio annunciato. Le ultime statistiche sugli omicidi in Italia maturati nell’ambito di un rapporto sentimentale parlano chiaro: il 25% delle vittime registrate nel 2015 aveva denunciato, spesso ripetutamente, l’uomo che le perseguitava e che in teoria aveva ricevuto una misura restrittiva da parte della magistratura. Inutilmente. E allora chi si occupa della protezione delle vittime?

IN NOVE MESI 88 VITTIME DI FEMMINICIDIO
Le drammatiche cifre sono state diffuse dall’associazione Sos Stalking: «Da gennaio a oggi, in soli nove mesi, le vittime del femminicidio sono già 88, con un incremento dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2014. L’emergenza è evidente». L'associazione ha parlato di donne «vittime della malagiustizia» proprio perché una su quattro aveva fatto appello alle forze dell’ordine per denunciare il proprio dramma, per mettere nero su bianco le violenze fisiche e psicologiche da parte di ex mariti, ex fidanzati o corteggiatori rifiutati. L'omicida di Vincenza era sì stato messo ai domiciliari, ma solamente 13 giorni dopo era tornato in libertà con l'unica misura del divieto di avvicinamento.

IL BRACCIALETTO ELETTRONICO? COSTA TROPPO ALLO STATO
«Se a fronte di una denuncia il magistrato non dispone il carcere» - sottolinea ancora Sos Stalking - «né gli arresti domiciliari, né altre misure come il braccialetto elettronico, la tutela per le vittime è totalmente azzerata. E la diretta conseguenza è il calo della fiducia nella giustizia». Il braccialetto elettronico è una misura scarsamente utilizzata in Italia (appena 90 casi) in casi di violenza contro le donne, ma che negli Stati Uniti riguarda già 100mila accusati di reati a sfondo sessuale. E in libertà vigilata. Ma nel nostro Paese il dispositivo costa 120 euro al giorno e le casse dello Stato non se lo possono permettere.

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