14 Settembre Set 2015 1644 14 settembre 2015

«Non diamoci del Tu»

Umberto Eco contro l'uso troppo frequente del Tu. Che contribuisce alla «perdita di memoria» del nostro Paese. Gli extracomunitari? «Nessuno insegna loro l'uso corretto. Così si qualificano come culturalmente limitati».

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I LIBRI DI UNA VITA

Darsi sempre del «tu» non è buona cosa. Lo sostiene Umberto Eco, che nel corso di una lectio magistralis pubblicata da La Repubblica dal titolo Tu, Lei, la memoria e l'insulto ha analizzato i rischi del passaggio dal Voi, al Lei, fino all'usatissimo Tu. Usato così frequentamente e in così tante circostanze che finisce per celare «una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto». E che fa sì che l'Italia «perda la memoria».
«La lingua italiana»,  spiega il semiologo, «ha sempre usato il Tu, il Lei e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio».
L'uso del Tu, in Italia, è ormai frequentissimo non solo tra i giovanissimi: «In città il commesso ti dà evidentemente del Lei se hai i capelli bianchi, e possibilmente la cravatta, ma in campagna è peggio: più inclini ad assumere costumi televisivi senza saperli mediare con una tradizione precedente, in un emporio mi sono visto trattato col Tu da una 16enne col piercing al naso, la quale è entrata gradatamente in crisi solo quando io ho interagito con espressioni quali 'gentile signorina, come Ella mi dice...'». «Deve aver creduto che provenissi da Elisa di Rivombrosa» , ha scherzato lo scrittore, «tanto mondo reale e mondo virtuale si erano fusi ai suoi occhi, e ha terminato il rapporto con un Buona giornata invece di Ciao, come dicono gli albanesi».

LA PERDITA DELLA MEMORIA
Così facendo, l'Italia, secondo Umberto Eco, perde la memoria. «Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si da del Tu, ma a coloro a cui si da del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere».

IL PROBLEMA È ANCHE DEGLI EXTRACOMUNITARI
Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus «immaginate cosa accade con un extra-comunitario», spiega Eco. «Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu ('difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia') evocando il ricordo del terribile «zi badrone». Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale».

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