10 Settembre Set 2015 1423 10 settembre 2015

«Questo Paese mi toglie il diritto al lavoro»

Giovanni Scattone rinuncia alla cattedra di psicologia. Pur sentendosi a posto con la propria coscienza, la mancanza di serenità l'ha indotto a dire no all'incarico.

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Giovanni Scattone ha deciso di rifiutare la cattedra di psicologia che gli era stata assegnata in una scuola superiore di Roma. «La coscienza mi dice di poter continuare a insegnare, ma la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all'incarico», ha affermato l'uomo. Parole che sembrano mettere la parola fine alla polemica scoppiata nei giorni precedenti, dopo che era trapelata la notizia del suo ritorno all'insegnamento e dell'assunzione in ruolo.

DIRITTO AL LAVORO
«Questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro», ha continuato Scattone nella sua dichiarazione. «Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza», ha spiegato ancora. La decisione del professore sembra definitiva, ma il suo avvocato si augura un ripensamento.

LE REAZIONI
Dal punto di vista strettamente legale, Giovanni Scattone, condannato per l'omicidio di Marta Russo, aveva tutto il diritto di  sedersi in cattedra. E, grazie alla riforma sulla Buona Scuola, sarebbe anche entrato in ruolo. Una possibilità che ai più era parsa, seppur lecita, quantomeno inopportuna e che era stata accolta con sgomento anche dalla madre di Marta Russo. Il ministro Giannini, invece, si era detta tranquilla riguardo a un effettivo ritorno di Scattone in cattedra.

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