4 Settembre Set 2015 1634 04 settembre 2015

Se non mi sposi, finisci dietro le sbarre

Negli Stati Uniti un'impiegata comunale si è rifiutata di convalidare le licenze matrimoniali a quattro coppie gay. Loro l'hanno denunciata e il giudice l'ha fatta arrestare.

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Alla fine è finita in manette in mondovisione. Kim Davis, l'impiegata americana che rifiutava le licenze matrimoniali alle coppie omosessuali, è stata arrestata per non aver rispettato la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Per lei, cristiana apostolica, era impossibile considerare sullo stesso piano le unioni gay e quelle eterosessuali.

«NON POSSO FIRMARE»
Nonostante la sentenza del 26 giugno 2015 che ha esteso a tutti gli Stati Uniti il diritto degli omosessuali di formalizzare il matrimonio civile, Kim Davis, funzionaria degli uffici comunali di Ashland in Kentucky, non ha cambiato opinione. Per motivi religiosi ha deciso di rifiutare a quattro coppie gay il riconoscimento della loro unione. «Emettere licenze matrimoniali con la mia firma è per me impossibile», ha dichiarato l'impiegata alle telecamere americane. Le coppie hanno allora deciso di denunciarla per inadempienza, ma forse non si sarebbero aspettati di vederla finire in manette.

«LA LEGGE VA RISPETTATA»
Per smorzare i toni dello scontro tra cristiani integralisti e sostenitori dei diritti gay, i politici locali hanno cercato di trovare una soluzione accomodante: formalizzare le unione delle coppie omosessuali senza dover ricorrere alla firma della Davis. Per David Bunning però, giudice distrettuale della contea di Rowan, non si poteva chiudere la vicenda semplicemente con un compromesso. «L’idea dell’esistenza di norme naturali che consentono di ignorare le leggi dello Stato e l’autorità dei tribunali rappresenta un pericoloso precedente per il nostro Paese», ha sostenuto il magistrato nel motivare la sua decisione di arrestare l'impiegata.

UN'EROINA PER I REPUBBLICANI
I candidati conservatori alla Casa Bianca, Rand Paul e Mike Huckabee, si sono schierati in difesa di Kim Davis, arrivando a definirla un'eroina delle libertà religiose. Per chi sostiene che la legge è superiore al proprio credo però, è stato facile attaccare l'impiegata del Kentucky. La funzionaria integralista ha già tre divorzi alle spalle, un bel record per chi dovrebbe sostenere che il matrimonio è per sempre.

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