3 Settembre Set 2015 1251 03 settembre 2015

Un figlio, quattro genitori

Il caso di due coppie gay, che si contendono un bambino dopo il fallimento del progetto di una vita condivisa, potrebbe cambiare il diritto di famiglia americano. Il legame biologico non è più un fattore discriminante.

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Famiglie allargate? Sì, ma non troppo. O almeno siate sicuri di andare davvero d'accordo. In caso contrario, potrebbe capitarvi quello che è successo a due coppie gay americane che, fallito il progetto di vita condivisa, sono finite a contendersi il figlio in tribunale.

UN DIFFICILE EQUILIBRIO
Il piccolo è stato concepito nove mesi fa con l'utero di una delle due donne omosessuali e con lo sperma donato da uno dei due uomini dell'altra coppia. Fin qui nulla di diverso da quanto fanno molte famiglie nel mondo. La questione è che i protagonisti di questa vicenda hanno deciso di crescere il figlio insieme, condividendone anche la custodia legale. Quindi tre mesi con una coppia, tre mesi con l'altra. Case identiche, arreddate e decorate nello stesso modo, per non confondere il bebè. Dopo nove mesi però il piano è crollato e le due coppie sono state costrette a rivolgersi a un tribunale per decidere a chi affidare il piccolo.

«AVVOCATO, CI SPIEGHI»
Il legale delle due donne, Susan Bender, sta cercando di trovare la soluzione migliore possibile a una vicenda delicata e intricata. «Quando siamo entrati in aula, il giudice aveva un'espressione sul volto che non dimenticherò mai», racconta la Bender al New York Post. «Ha alzato gli occhi dalla petizione e ha guardato entrambe le parti, poi si è rivolta a me, chiedendomi di spiegare bene la situazione».

«COME FA LA LEGGE A PROTEGGERE TUTTI?»
Nell'intervista rilasciata al New York Post l'avvocato sottolinea come la vita delle persone stia cambiando, anche dal punto di vista giuridico. La diffusione di genitori surrogati e di coppie dello stesso sesso ha complicato i casi di affidamento. Se in passato i giudici tendevano a favorire le donne nell'educazione dei figli, oggi con le nuove realtà familiari il sesso non è più un fattore discriminante. Anche la connessione biologica tra genitori e bambini sta diventando meno importante. «La questione centrale», ricorda la Bender, «è come fare a intervenire realmente e proteggere tutti. È una sfida ardua per il diritto di famiglia».

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