1 Settembre Set 2015 1209 01 settembre 2015

Salvata da un battito di ciglia

Tatiana, malata di sla, ha chiesto aiuto usando un puntatore elettronico oculare. Il marito Fabrizio, disperato per la drammatica situazione, voleva ucciderla e suicidarsi.

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«Fabrizio minaccia il suicidio, vuole uccidere anche me». Questo il messaggio disperato scritto con gli occhi da Tatiana. Sì, con gli occhi. Perchè la donna è malata di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una malattia altamente invalidante che in breve tempo le ha paralizzato i muscoli e tolto la voce. Per parlare la ragazza usa un puntatore elettronico che traduce in parole quello che pensa grazie all'orientamento della pupilla sulla tastiera.

GRIDO D'AIUTO
Fabrizio è il marito disoccupato di Tatiana. I due erano convolati a nozze tre anni fa, prima che la malattia della donna facesse la sua comparsa. Una sera, affossato dai problemi, l'uomo ha manifestato l'intento di farla finita. Spaventata e immobilizzata, la ragazza ha lanciato l'allarme inviando il messaggio d'aiuto al fratello. In poco tempo le forze dell'ordine hanno fatto irruzione nella casa di Villaretto di Roure in Val Chisone (Piemonte), fermando in tempo il folle progetto del 34enne.

NON CE LA FACEVA PIÙ
I carabinierihanno sorpreso il giovane barricato in una stanza e armato di un coltello. Voleva farla finita perchè non riusciva più a sostenere una vita così provante. «Sono andato fuori di testa per lo stress», ha detto Fabrizio davanti al giudice. «A Tatiana non ho mai fatto del male e mai ne avrei fatto. Sono stato lasciato solo con lei e mi sembrava di non farcela più», ha concluso. A Villaretto di Roure Fabrizio e Tatiana sono conosciuti e benvoluti. Gli abitanti del piccolo paesino di montagna in provincia di Torino non sembrano voler stigmatizzare il gesto del 34enne, anzi. In molti lo difendono dagli sguardi indiscreti di chi non conosce il dramma di questa coppia innamorata da più di dieci anni. Fabrizio si sentiva impotente davanti a quella malattia spietata e atroce. «Il ragazzo vedeva nero perché non aveva un lavoro, non aveva soldi e non aveva aiuti. Anche con la famiglia di Tatiana non era un idillio», ha spiegato l'avvocato Cristian Bosello a La Stampa.

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