1 Settembre Set 2015 1939 01 settembre 2015

«La vittima delle molestie sono io»

Maddalena Oliva, in Iran con Giulia Innocenzi, racconta: «Un uomo ha cercato di caricarmi in motorino con il pene di fuori. Mettere in dubbio le violenze è un insulto».

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Da giorni il web e la carta stampata non fanno altro che pubblicare articoli pro o contro la santorina Giulia Innocenzi, che tornata dal suo discusso viaggio in Iran ha raccontato di aver vissuto un'esperienza particolarmente difficile. Molestie, palpeggiamenti, inseguimenti: l'Iran, ci ha giurato, è tutt'altro che un Paese per donne. Ma buona parte dei lettori del suo reportage iraniano non ha gradito quella che per tanti è stata superficialità, semplice generalizzazione e povertà di contenuti. Non solo: è stata accusata di fare propaganda sionista, è stata anche invitata a farsi violentare nelle periferie della Capitale.
Un disastro, insomma.
Così, sulle pagine del blog dell'Innocenzi, ha deciso di dire la sua anche Maddalena Oliva, compagna di viaggio (e di disavventure) della santorina, rispondendo a un articolo del giornalista Luigi Farrauto su Il Manifesto.

«DOPO UNA SETTIMANA HO PENSATO DI ANDARMENE»
Premesso che il viaggio con la collega è stato uno dei più intensi e densi di significato della sua vita («un pochetto ho girato – spesso e volentieri sola – anche e soprattutto in Medio e Vicino Oriente», ha specificato), Maddalena ha ribadito presto il punto: l'Iran non è un Paese per donne.
«Mai, e dico mai, ho pensato di interrompere bruscamente un viaggio, perché mi sentissi non al sicuro. Eppure, dopo la prima settimana, ho pensato seriamente di andare via. Giulia questo non l’ha specificato, per una questione di eleganza, ma la vittima principale delle molestie sono stata io», ha raccontato.

«GLI SGUARDI BASSI PER PAURA DI INCONTRARNE ALTRI»
«Le palpate al sedere certo non mi hanno mai spaventato, ma qui parliamo di ben altro», continua. «Mi sono interrogata ogni giorno (e la mia compagna di viaggio con me), quando sono passata dal riderci su, al camminare raso muro per timore, al tenere lo sguardo basso per paura di incontrarne un altro, al non uscire più, su che cazzo stessi sbagliando. Non "sbagliavo" niente, semplicemente. Ho anche solo pensato avessi un karma particolarmente negativo che stava portando quello che pensavo fosse un semplice caso – eccome se l’abbiamo pensato, caro Luigi – a quotidiana routine... (per i primi otto giorni ho avuto episodi giornalieri spiacevoli, e quando dico spiacevoli dico spiacevoli, le palpate le escludo)».

«UN UOMO HA PROVATO A CARICARMI IN MOTORINO CON IL PENE DI FUORI»
Poi il racconto si fa più esplicito, la compagna di viaggio di Giulia racconta le molestie subite. «Quando sono stata tirata su da un uomo che arrivava da dietro col motorino, e che provava a caricarmi col cazzo già di fuori, mi sono immobilizzata, urinata addosso (nel senso letterale del termine, perdonami la durezza del dettaglio, ma ci tengo a dirlo ai quanti, mamma che schifo, anche alle quante, provano a mettere in dubbio le situazioni incontrate, defininendole elegantemente 'surreali' nella migliore delle ipotesi, o addirittura chiedendone prova fotografica) e mi sono detta: ok, accettalo, qui c’è qualcosa che non torna. e non in te».

«IL DESIDERIO COSTANTE DI VOLERE IL CORPO DI NOI DONNE»
Non è ovviamente una stigmatizzazione degli iraniani, ci tiene a sottolineare, «ma una consapevolezza che anni e anni di libertà represse, anche sessuali ovviamente, possono produrre anche questo: un desiderio costante di appropriarsi di una cosa proibita – il corpo della donna – al netto dell’impunità totale che vige nel Paese a riguardo».
«Accettare in silenzio sempre, però, non si può», conclude il post. «Specie se gli attacchi vengono da chi usa la maschera di studi in relazioni internazionali, o amicizie, o fratellanze e parentele, per insultare. Perché mettere in dubbio una violenza subita, anche solo dileggiandola, è già un insulto. Anzi: è più di un insulto».

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