27 Agosto Ago 2015 1534 27 agosto 2015

Giappone selvaggio

In un articolo ironico, dissacrante e ricco di spunti interessanti la Lucarelli ha 'fatto le pulci' al Paese nipponico: problemi logistici, incapacità comunicative e una gentilezza quasi snervante.

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Cattura

Il mito del Sol Levante è morto e sepolto. A celebrarne l'onoranza funebre ci ha pensato Selvaggia Lucarelli.In un articolo tanto irriverente quanto denso di spunti su cui riflettere, la giornalista de Il Fatto Quotidiano ha raccontato la sua esperienza vacanziera in Giappone.

GENIALITÀ E IDIOZIA
«Tu osservi questo Paese e la tua idea sui giapponesi oscilla continuamente sulle due posizioni 'sono dei fottuti geni' e 'sono dei totali idioti'», scrive la Lucarelli. Il motivo di questa considerazione? Semplice, una situazione urbanistica improbabile per una megalopoli in cui vivono 15 milioni di persone, la metà delle quali «sono turisti che non sono mai più riusciti a tornare in hotel». Del resto la scelta di non dare dei nomi alle vie delle strade non aiuta, agli occhi di Selvaggia e, perchè no, del mondo intero, a riabilitare quegli alveari stracolmi di persone che i nipponici chiamano città. A nulla, inoltre, servono gli enormi cartelloni «piazzati in qualche angolo della città in cui spicca un YOUAREHERE su una mappa che però pare quella delle coordinate di un kamikaze su Okinawa», prosegue.

GENTILEZZA ESTREMA
Ma la mancanza di riferimenti e punti di orientamento viene, in parte, mitigata dalla gentilezza di questo popolo sempre pronto a dare una mano a qualche turista in difficoltà. Una cordialità che, come scrive la Lucarelli, dovrebbe essere trasferita un po' anche in Italia. Ma se la cortesia giapponese è una qualità invidiabile, allo stesso tempo c'è uno scoglio insormontabile che rende tutto questo effimero come un miraggio. Già, perché «l'inglese sta ai giapponesi come Renzi al jogging», incalza la Lucarelli.

NON CI CAPIAMO
E proprio lo scoglio linguistico è il terzo, grande, enorme, insuperabile problema che Selvaggia ha constatato nel suo viaggio in Oriente. «La totale ignoranza in fatto di inglese del giapponese medio è la faccenda più sorprendente», spiega quasi incredula. Una difficoltà di comunicazione che impedisce al turista comune, con una nozione base della lingua anglosassone, di non riuscire ad accedere ai più comuni servizi ed esercizi pubblici. «Il raro inglese parlato dai giapponesi è tipo l'italiano parlato da Razzi. Per utilizzare un'espressione tecnica direi 'un po' alla cazzo'», sottolinea la Lucarelli.

RETE CAPILLARE
Unica cosa che funziona veramente in Giappone, tuttavia, sono i mezzi pubblici di trasporto. Una rete fitta che porta gli abitanti e i turisti ovunque vogliano. Ma se funziona tutto così bene, allora, qual è questa volta il problema? «Una volta scesi alla vostra fermata, è necessario sapere quale sia l' uscita corretta perché se si sbaglia l'uscita e si prende la Est anziché la Ovest, anziché a Shinjuku si può uscire a Tivoli», conclude la giornalista.

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