26 Agosto Ago 2015 1349 26 agosto 2015

«Ai vertici del calcio c'è ignoranza»

Intervista a Martina Rosucci, numero 10 della nazionale femminile italiana. Ecco quali sono le sfide e i pregiudizi che devono affrontare le calciatrici che militano nel nostro Paese.

  • ...
DCA_1145

«Da noi c’è una cultura molto maschilista e soprattutto molto calciofila a livello maschile», sostiene Martina Rosucci, 23 anni, calciatrice italiana, centrocampista dell’ACF Brescia e numero 10 della nazionale italiana. Tira calci, ma non solo al pallone. Auspica una svolta calcistica al femminile, in un settore da sempre regno di soli uomini. In Italia le donne possono giocare a calcio ma non vengono considerate, a differenza delle colleghe europee, delle professioniste. Nel paese dove siamo tutti CT della nazionale, le ragazze vengono trattate da 'burattine'. Martina, intervistata da Letteradonna.it, reclama lo sviluppo del calcio femminile come business, una maggiore attenzione mediatica e un investimento in immagine che parta da ogni singola calciatrice. E basta confronti con i maschi. Il cambiamento deve passare dalla cultura, ancora legata a troppi stereotipi e all’ignoranza dei vertici. Ne è un esempio il recente caso Belloli, l’ex presidente della Lega Dilettanti dimessosi dopo aver pronunciato la frase: «Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a quattro lesbiche!». Oggi le donne nel calcio rispondono agli insulti e sono pronte a protestare: «Sicuramente, se non faranno qualcosa, non ci limiteremo a chiudere un occhio e andremo avanti», cercando un definitivo cambiamento.

DOMANDA: Come è nato l’amore per il pallone?
RISPOSTA: Ho un fratello gemello, Matteo, con cui inizialmente facevo danza.  Alla fine abbiamo iniziato a giocare a calcio e mi sono appassionata subito a questo sport, praticandolo e andando a vedere tante partite.
D: Oggi le donne possono giocare a calcio, ma non vengono inquadrate come professioniste. Come mai?
R: Questo succede solo in Italia, non nei campionati esteri. In Italia il calcio e lo sport femminile, nella maggior parte delle discipline, non sono ancora considerati 'professionistici'. Da noi c’è una cultura molto maschilista e soprattutto molto calciofila a livello maschile.
D: Ci sono segnali di apertura?
R: Per fortuna che adesso c’è la Fiorentina Women's Football Club, la squadra femminile della società viola, la prima in Italia ad aver acquisito il titolo sportivo di una formazione di Serie A di calcio donne. Vediamo come si evolverà la cosa e se sarà un passo verso la svolta definitiva.
D: Il calcio femminile in Italia è ancora anni luce indietro. Che cosa manca per superare il calcio 'maschilista'?
R: A livello femminile mancano, purtroppo, sia la cultura che la preparazione tecnica necessaria. Almeno qui da noi è ancora strano vedere una bambina giocare a calcio. Non c’è un tipo di preparazione specifica e uno staff organizzato per allenare fin dall’inizio le bambine.

D: Il presidente della Lega nazionale dilettanti, Felice Belloli, vi ha definite «quattro lesbiche». Secondo il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio, le donne sono «handicappate rispetto al maschio». Avete chiesto, oltre alle dimissioni di Belloli, di non fare più parte della Lega Dilettanti ma di fare il salto di qualità e essere considerate professioniste. Ad oggi che segnali sono arrivati?
R: In questo momento siamo in una situazione di standby. Avevamo chiesto le dimissioni di Belloli, prima della finale di Coppa Italia, e sono arrivate. Altrimenti non avremmo mai giocato quella partita. Poi, durante la premiazione, è arrivato il vice di Belloli. Ma, date le condizioni inadeguate del campo e il solito trattamento da 'burattine' che ci hanno riservato, abbiamo deciso di non farci premiare da lui, ma da una giocatrice della squadra sconfitta. Un gesto che su un campo maschile non sarebbe mai successo.
D: Che cosa farete se non ci saranno cambiamenti?
R: Per ora stiamo aspettando. Non sono ancora uscite le date del calendario dei campionati. Le iscrizioni delle società sono state posticipate proprio perché stiamo cercando di capire che intenzioni hanno nei nostri confronti. In questi giorni stanno decidendo e sapremo anche noi come comportarci. Siamo pronte a protestare duramente.

D: Quali sono le iniziative per potenziare il business del calcio femminile? Che cosa suggerisce?
R: Creare dei settori giovanili per far giocare le bambine già all’età di 4-5 anni e farle allenare da persone preparate. Abbiamo notato che, quando si entra nel mondo del calcio femminile, ci si appassiona subito e se ne rimane molto incuriositi. La curiosità è la nostra arma per avere più riflettori.
D: All’estero le giocatrici posano per Playboy ed entrano in campo truccate. C’è un grosso lavoro d’immagine. Come puntare ad avere una maggiore visibilità?
R: In Italia non ci sono soldi. Se si investe a livello mediatico attraverso i social e i giornali potremmo sicuramente ottenere molto. All’estero le ragazze si truccano, rappresentano la propria nazione e, come in una performance a teatro, si mostrano nel migliore dei modi. Io personalmente ci tengo molto anche se il calcio è uno sport di contatto. Cadi nel fango e ti sporchi. Penso che si possa fare qualcosa per migliorare l’immagine, partendo da noi.
D: Claudio Lotito è contrario a vedere in Serie A squadre come il Carpi o il Frosinone. Perché da noi ancora si crede che il gioco del calcio sia solo quello maschile e della serie A?
R: Perché i soldi sono tutti concentrati nella serie A. È tutta una questione di cultura. C’è un po’ di ignoranza ai vertici, tra chi gestisce il business del calcio. Ma, in generale, anche nello Stato Italiano, soprattutto tra chi ci comanda e dovrebbe essere da esempio.
D: Il 22 settembre uscirà Fifa 16, l’ultima edizione del famosissimo videogioco calcistico. Sarà possibile selezionare anche squadre composte da donne. Piccoli passi per una vera parità tra i due generi?
R: Sicuramente è già un passo in avanti. Chi comprerà il gioco andrà a vedere se la giocatrice con cui ha giocato sulla PlayStation esiste anche nella realtà. È importante poi essere state inserite all’interno di Fifa 2016, sarà un bel volano. È la prima volta per noi e siamo molto curiose di vedere come siamo state 'ricreate'.

D: Che cosa consiglia alle ragazze che vorrebbero fare del calcio il proprio lavoro?
R: Di sacrificarsi molto, soprattutto in Italia, e di essere molto costanti. Incontrerete delle difficoltà, proprio per la profonda cultura calcistica tutta al maschile, ma se seguirete la vostra passione e vi piace quello che fate, andrete avanti. Il consiglio che do alle ragazzine in questo momento è di giocare con i maschi, ma spero un giorno che possano iniziare subito allenandosi con uno staff tecnico preparato che prepara le giovanili 'in rosa'.
D: Un commento sull'inizio del campionato di serie A.
R: Sono juventina e la sconfitta è stata un fulmine a ciel sereno. All’interno della squadra si sono rotti alcuni equilibri tra i giocatori. Il calcio è bello anche perché nulla è prevedibile. Ora a campionato appena iniziato c’è tanto entusiasmo e tanta gente che gufa contro la Juve ma è ancora troppo presto per parlare, mancano ancora 37 partite.
D: Quali sono i tuoi miti del mondo calcio maschile e femminile?
R: Nel mondo maschile sicuramente Marchisio, che gioca nel mio stesso ruolo. Mi dicono che ci somigliamo molto e che abbiamo caratteristiche simili. Mi piace anche come persona, si applica ed è molto umile e costante. A livello femminile Caroline Seger, che gioca nel Paris St. Germain, e Amandine Henry, che milita nel Lyon ed è la numero 6 della Francia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso