24 Agosto Ago 2015 1745 24 agosto 2015

«Basta start-up»

Secondo Manuela Kron, Direttore Corporate Affairs del Gruppo Nestlé in Italia, non possono essere l'unica soluzione per i giovani. L'intervista al Meeting di Rimini.

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«Le donne sono dei mostri di abilità». Ne è sicura Manuela Kron che dal 2007 è Direttore Corporate Affairs del Gruppo Nestlé in Italia. Una donna al vertice con uno sguardo sempre rivolto al futuro che ha raggiunto la sua posizione «lavorando tanto per migliorare la mia posizione». Un obiettivo che ha centrato muovendosi anche in maniera molto eclettica: «Ho individuato i miei punti di forza e ciò in cui facevo più fatica. Poi mi sono concentrata sul fare meglio quello che mi risultava più facile e sapevo fare bene. Sono andata avanti cogliendo le opportunità», ha confessato a Letteradonna.it la responsabile delle Relazioni Esterne e della Comunicazione Interna per l’azienda svizzera. Che durante la 36esima edizione del Meeting di Rimini ha demolito anche il mito delle start-up.

DOMANDA: Quale è stata la sua marcia in più?
RISPOSTA: Percorrere dei campi di cui nessuno capiva le potenzialità.
D: Per esempio?
R: Quando lavoravo in un'azienda che seguiva ricerche di mercato e si occupava della potenzialità di nuovi prodotti, avevo i miei colleghi più anziani e maturi che guardavano a questo aspetto con un certo disprezzo. Ho iniziato a seguirlo ed ero l’unica che, a meno di 30 anni, se ne interessava e ci credeva. Il mio capo mi ha affidato il progetto e nel giro di tre anni questo sistema di previsione di vendita ha rappresentato un quarto dell’intero fatturato dell’azienda.
D: Quando è arrivata ad occuparsi di comunicazione?
R:  Negli Anni '90 e ho subito guardato, quando nessuno lo faceva, a cosa stava succedendo nel mondo del web. Ho iniziato ad avere le allergie nei confronti delle conferenze stampa. Non le volevo più fare, perché ho capito che il modo di comunicare poteva essere diverso. Siamo stati la prima azienda a lavorare in maniera diretta con chi si occupava della rete, uscendo dal modello liturgico classico della conferenza stampa «io parlo a voi».
D: E sul web come funzionano le cose?
R: Ho notato, con più fatica ma con più soddisfazione, che il risultato della rete è «io parlo a te, non parlo a tanti». Poi molti mi possono leggere, ma io sto comunicando direttamente a te. Il valore dell’uno a uno si è rivalutato enormemente.
D: Come ha guidato il processo di crescita del Gruppo?
R: Uscendo dai modi tradizionali di comunicare. Interpretando e cavalcando il cambiamento. Siamo stati tra i primi a creare siti di servizio, che non sono house organ dell’azienda, ma danno informazioni su temi specifici come per esempio l’acqua, in tutte le sue sfaccettature: disidratazione, conservazione, ecc. Diamo tante notizie che provengono da tutto il mondo, dove non c’è nulla legato, in maniera diretta, ai nostri interessi ma si rivolge alla collettività. Creiamo un valore, è un investimento.
D: Come è nato il progetto europeo Nestlé needs YOUth (iniziativa rivolta ai giovani al di sotto dei 30 anni con l'obiettivo di sostenere l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro in Europa nel triennio 2014 – 2016, ndr)?
R:  Il capo della zona Europa del Gruppo ha visto i dati allarmanti sulla disoccupazione giovanile e, sia per etica che per business, visto che giovani senza lavoro e scoraggiati non comprano i nostri prodotti, ha pensato: «Cara zona Europa entro il 2016 darai da lavorare a 20.000 giovani in più». Poi questo numero è finito nei miei obiettivi. Abbiamo iniziato a pensarci e abbiamo capito  che potevano esserci molte opportunità. In quasi un anno abbiamo raggiunto gli obiettivi che avevamo previsto.
D: Una bella soddisfazione.
R: A quel punto è arrivata l’intuizione di coinvolgere direttamente anche i nostri partner, come Inalca, Nielsen, Arti Grafiche Reggiane e Axa.
D: Quale è il messaggio che volete trasmettere ai giovani?
R: Che non sono soli. Che non devono per forza inventarsi una start up. E basta con le start up: con tutto l’affetto, non possono essere l’unica soluzione ma solo una delle soluzioni.
D: In quale settore puntare allora?
R: Per esempio l’agricoltura sta dando molto lavoro.
D: In che modo?
R: Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura, qualche anno fa proprio al Meeting di Rimini, quando Schulz gli chiese cosa vorrebbe chiedere al governo per i suoi agricoltori, disse solo tre parole: la banda larga. Ha spiegato la necessità di  far parlare i propri giovani agricoltori attraverso la rete, uno strumento che nel modo di oggi è fondamentale. In Italia la banda larga ancora non c’è.


D: A proposito di progetti innovati, che cos'è la  Maternity Protection Policy?
R: Un programma di cui siamo molto fieri. Garantisce un numero di 14 settimane di congedo parentale per le madri e per i padri dovunque tu sia, nonché il diritto di prolungare l'astensione dal lavoro per ulteriori sei mesi. Rispetto all’Italia non ha grandi tratti di novità. Quello che è in più è il congedo dei padri. La novità di questa policy è che viene applicata per il gruppo Nestlé ovunque. Quello che vuole fare Nestlé con questo progetto è permettere alla madre e al suo bambino di stare più tempo insieme, soprattutto nei primi tre mesi.
D: Anche lei è mamma. Come concilia i figli e la carriera?
R: La domanda andrebbe fatta a mia figlia diciasettenne che in questo momento è in partenza per gli Stati Uniti per una anno di studio all’estero. Di fatto le donne sono flessibili. In molte situazioni, dove potevo, ho portato anche mia figlia perché pensavo potessero essere stimolanti e interessanti per un bambino. Ho avuto un lavoro che mi ha permesso di farlo.
D: Quindi i metodi per essere mamma e lavoratrice si trovano.
R:  Certo. Le donne sono dei mostri di abilità. Secondo me dovrebbero imporre per legge almeno il 35% di quote rosa nelle istituzioni private e pubbliche.
D: Siete presenti anche a Expo. Come sta andando quest’avventura?
R:  Molto bene. Ci sono tantissimi visitatori. Expo è una grande opportunità di business e di potenziamento dei prodotti. L’altro giorno ho visto un ragazzo asiatico uscire con 4 scatole di cioccolatini. Ad oggi le previsioni di vendita non solo sono state rispettate, ma vanno anche un pochino meglio.
D: La Nestlé è da sempre impegnata nell’educazione alimentare, come è migliorata nel tempo?
R: Siamo migliorati perché impariamo progressivamente delle cose nuove. Investiamo sulla ricerca di base, come per esempio gli studi sull’epigenetica.
D: Di cosa si tratta?
R: Il patrimonio genetico non è fisso. Può variare ed essere influenzato da quello che mangi, bevi e dai tuoi comportamenti. Vengono attivati degli altri geni o altri rimangono dormienti. Dipende dalle nostre buoni o cattive abitudini.
D: Insomma l’alimentazione ha un ruolo enorme.
R: La nostra missione è cercare di comunicare questo tipo di concetti. Ovviamente lo facciamo in modo chiaro semplice, partendo dai bambini e rivolgendoci anche agli adulti. Se mangi troppo e in una maniera non adeguata ci sono delle reazioni negative. Bisogna trovare un equilibrio e mettere a disposizione le conoscenze in modo che siano comprensibili al pubblico.

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