20 Agosto Ago 2015 1410 20 agosto 2015

Loro non le chiamano 'straniere'

Per i vertici del MoMA e della High Line di New York e della Monnaie di Parigi erano le migliori, a dispetto dei natali esteri. Perché cognomi non italici ai vertici dei musei fanno scandalo solo da noi.

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Per Vittorio Sgarbi «è stata solo un'operazione di immagine» nonché un «grave errore» del ministro della cultura Franceschini. Concorda lo storico dell'arte Philippe Daverio, che a Lettera43.it ha detto: «ritengo che questo sistema vada bocciato in toto. Come fa uno straniero a orientarsi col diritto amministrativo italiano?». Aggiunge il carico da '90 Cristina Acidini, che nella sua carriera da diretto 27 musei e risentita delle parole del ministro ha commentato: «conosco gran parte dei nominato e sono persone di cui ho la massima stima. Però rimango perplessa riguardo a un commento del ministro Franceschini quando parla di recupero di un ritardo di decenni nel sistema museale italiano. Credo che con queste nomine, gli storici dell’arte che lavorano nei musei statali, professionisti di prestigio internazionale, siano stati molto sottostimati».

MA GLI EUROPEI SONO STRANIERI?
Eppure questi sette stranieri sui venti nomi alla guida di alcuni dei più importanti poli museali italici ormai sono stati nominati (scopri nella gallery i dieci volti 'in rosa') e lascia un po' perplessi ma nient'affatto sorpresi il fatto che la polemica agostana si sia focalizzata sulla nazionalità ben prima di scorrere il curriculum. E che vivere in un mondo globale dove siamo cittadini del mondo oltre che del Paese dove siamo nati vada bene finché  un 'invasore' non mette un piede sull'erba di casa. Perché, come ha sottolineato a La Stampa il ministro Franceschini, per chiamare 'straniero' un europeo, dopo tutti questi anni di fatica per costruirla mattone su mattone una coscienza comune, ci vuole anche un po' di coraggio. Anche perché i 'nostri' non ci hanno mai pensato due volte a fare le valigie  di fronte a qualche buona opportunità fuori dai confini nazionali.

GLI ITALIANI NEL MONDO
L'elenco è sterminato: Massimiliano Gioni è il direttore artistico del New Museum of Contemporary Art di New York, Roberto Contini è curatore alla Gemäldegalerie di Berlino, Mario Codognato guida il Dipartimento di Arte Contemporanea della 21er Haus, sezione del Museo del Belvedere di Vienna, Lorenzo Benedetti è direttore del De Appel Arts Centre in Olanda. Il 44enne Andrea Bellini è a capo del Centre d’Art Contemporain di Ginevra e Francesco Manacorda da 4 anni è il direttore artistico della Tate di Liverpool, inoltre da pochissimo Gabriele Finaldi, 50 anni, è passato dalla Direzione del Prado di Madrid alla National Gallery di Londra. Ma niente paura: ci sono anche le donne, e una in particolare è stata inserita da Art Reveiw nella lista delle cento persone più potenti del mondo dell’arte. Ecco chi sono.

IL PILASTRO INNOVATINO DEL MOMA
La 51enne Paola Antonelli, architetto, nata a Sassari ma di genitori milanesi, è stata assunta come curatrice al Moma di New York nel 1994. Allora aveva 31 anni ed era approdata al tempio mondiale dell'arte moderna rispondendo a un annuncio. Nel 2012 è stata nominata Direttore della Ricerca e sviluppo.Da allora ha reinventato il museo realizzando mostre e allestimenti che insistono sull'interazione fra design e scienza, oggetti di uso comune e comunicazione.  Per Time è «una visionaria», per Art Review uno dei nomi più potenti dell'art sistem, per noi italiani un orgoglio.

HA PORTATO PAUL McCARTHY ALLA ZECCA REANCESE
Dal 2011 Chiara Parisi è la mente dietro al programma culturale del Monnaie di Parigi, una delle più antiche istituzioni francesi e patrimonio dell’Unesco. La nostra connazionale, che nel curriculum  ha anche la direzione dei programmi culturali di villa Medici a Roma e del Centre international d’art et du paysage sull’isola di Vassivière, ha saputo innovare la zecca francese con con mostre come le recenti Chocolat Factory di Paul McCarthy e la retrospettiva sull'eclettico Marcel Broodthaers.

UNA UNDER 40 PER IL NUOVO SIMBOLO DI NEW YORK
È addirittura under 40 Cecilia Alemani, che nel 2011 è  stata nominata curatrice indipendente e direttrice del programma di arte pubblica dell’High Line Art, direttrice del programma di arte pubblica della High Line, la ferrovia sopraelevata che l’ex sindaco di New York ha trasformato in uno spazio pubblico aperto  e ora è uno dei nuovi simboli della città. Insieme al compagno Massimiliano Gioni, formano una delle coppie dell'arte più apprezzate nel mondo.

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