17 Agosto Ago 2015 1603 17 agosto 2015

«Dylan Dog, il mio eroe romantico»

La scrittrice fantasy e noir Barbara Baraldi esordisce sulle pagine del fumetto nato dalla geniale penna di Tiziano Sclavi. Letteradonna.it l'ha intervistata.

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barbara baraldi

In Italia la letteratura noir e fantasy è sempre più donna. A dimostrarcelo è anche Barbara Baraldi, una delle scrittrici più accreditate del panorama italiano che, dal suo debutto con La ragazza dalle ali di serpente (Zoe) del 2007 (firmato con lo pseudonimo Luna Lanzoni), non ha più lasciato gli scaffali delle nostre librerie.
Da qualche tempo a questa parte Barbara è anche diventata sceneggiatrice per il mitico Dylan Dog. Noi di Letteradonna.it non abbiamo perso l'occasione di farci raccontare qualcosa in più di questa sua incursione nel mondo dei fumetti.

DOMANDA: Ci racconta il momento in cui è stata contattata, nel 2012, da Bonelli per questa nuova avventura? Era già una fan di Dylan Dog?
RISPOSTA: In realtà sono stata io a propormi alla casa editrice. Proprio io, che sono sempre stata in qualche modo prigioniera della mia timidezza, ho tirato fuori il mio lato più audace e mi sono presentata all’editor della testata. Non ho nascosto di essere una grandissima fan della serie fin da quando ero ragazzina. Con Dylan mi sono spaventata, mi sono commossa, ho provato empatia per i mostri.
D: Che cosa è successo dopo il colloquio?
R: Ho cominciato a sottoporre storie alla redazione. E, dopo una lunga serie di rifiuti, finalmente la luce verde! Sono passati tre anni dal mio esordio sullo speciale estivo Dylan Dog Color Fest con Il bottone di madreperla. Si tratta di una storia intimista che parla di amore senza tempo, mancata maternità, fantasmi e… bottoni.

D: E adesso è arrivata la 'promozione'...
R: Sì. A fine agosto esordirò sulla serie regolare con La mano sbagliata, un racconto sui demoni dell’arte. Per me è una grande emozione. In questa storia morte e seduzione si intrecciano come linee sulla tela. La costruzione della storia è quella di un classico noir: ci sono due dark lady, una catena di delitti e ovviamente niente è come sembra. Anita Novak, la pittrice dall’animo tormentato che si rivolge a Dylan, ha il volto di Veronica Lake e il cognome di una delle muse di Hitchcock. L’Indagatore dell’incubo è in difficoltà sin dalle primissime pagine.
D: Chi è Dylan?
R: Credo che Dylan sia un eroe romantico. E un eroe romantico deve sanguinare per liberare i fantasmi delle sue ossessioni.
D: Qual è, secondo lei, il segreto del successo e della longevità di un fumetto come questo?
R: Credo che Tiziano Sclavi sia riuscito in una sfida apparentemente impossibile: creare un personaggio dalle potenzialità seriali pressoché infinite. La caratterizzazione dell’Indagatore dell’Incubo e la struttura della serie sono talmente rifinite al punto da poter essere declinate in innumerevoli modi senza necessariamente snaturare il personaggio.
D: Merito anche dei temi trattati?
R: Fin dagli esordi della serie, la scrittura di Tiziano e la sua visione sono state in grado di interpretare l’inquietudine e il desiderio di affermazione di un’intera generazione, rendendo Dylan un vero e proprio fenomeno sociale in grado di attraversare i decenni. Dylan è un antieroe, Dylan affronta l’orrore in tutte le sue incarnazioni. Ma, come ho già detto, Dylan è anche un personaggio estremamente romantico, tormentato, e di conseguenza alla ricerca di qualcosa che lo completi. Proprio come tutti noi.

D: Ci parla invece della collaborazione con Walt Disney per il fumetto Real Life?
R: È stata la mia prima esperienza in uno staff ed è stata davvero incredibile. Mi hanno contattata per sviluppare il concept per una nuova serie a fumetti da pubblicare in tutto il mondo. Il mio incarico consisteva, insieme ad altre autrici, nel creare i personaggi, il loro background e le backstory, i loro punti di forza e debolezze, di renderli 'reali', insomma. Infine, abbiamo sviluppato la trama principale della serie e di ogni puntata. È stato davvero entusiasmante!

D: Torniamo al mondo dei libri. Negli ultimi anni si è dedicata al fantasy per un target giovanile con la saga Scarlett. Come mai questa scelta e quali sono, in questo caso, le sue fonti di ispirazioni?
R: Il periodo dell’adolescenza è turbolento, segna la transizione tra l’età infantile e l’età adulta. È una specie di work in progress in cui ognuno di noi vive le prime esperienze, sviluppa i propri interessi, stringe amicizie che a volte ci accompagnano per tutta la vita, sceglie insomma chi diventare. Sin dai miei primi romanzi, ho inserito personaggi in età adolescenziale.
D: Quindi il libro è una sorta di metafora?
R: Posso dire che, in un certo senso, Scarlett sia stata la naturale evoluzione del mio desiderio di parlare di questo momento terribile e simbolico. La mia principale fonte di ispirazione è stato il romanzo di formazione ottocentesco e la letteratura del Romanticismo oltre, naturalmente, alle opere dei grandi maestri dell’horror come Poe e Lovecraft.
D: Spesso queste saghe, anche all'estero, sono scritte da donne. Per lei è un caso o c'è un motivo? Qual è quella che le piace di più?
R: Credo che il motivo per cui oggi ci sono più donne che scrivono fantastico è per la componente romantica di questo tipo di romanzi, che si è andata affermando negli ultimi anni. Il mio fantasy preferito rimane comunque La storia infinita, una storia che mi ha appassionato fin da ragazzina e che non smetterei mai di rileggere.
D: Le hanno già proposto di realizzare una trasposizione cinematografica di Scarlett?
R: Sì, ci sono state diverse proposte in merito, anche se per ora sono rimaste sospese nel limbo dei progetti che si potrebbero realizzare. Credo che le potenzialità di Scarlett a livello cinematografico o televisivo siano grandi, non ci resta che tenere le dita incrociate!
D: Lei nasce come scrittrice noir. Che cosa l'ha portata verso questo genere? Quali sono stati i suoi punti di riferimento?
R: Cominciare a scrivere noir è stato istintivo, al punto che il mio primo romanzo, che è un racconto di formazione, ha al centro della trama un mistero che viene risolto soltanto alla fine. In questo ambito, il mio punto di riferimento è cinematografico: adoro i film noir degli Anni 40, in cui il protagonista è un antieroe e non manca mai una dark lady che può portarlo alla rovina. Ho potuto lasciare che questa vena prendesse il sopravvento proprio nella storia di Dylan Dog La mano sbagliata. Anita è un’autentica femme fatale, una di quelle che possono portare un uomo alla perdizione.
D: Ci può parlare della sua recente esperienza in tv con Donne in noir. Le piacerebbe rifarla?
R: Donne in noir è stata una bellissima esperienza, un viaggio attraverso la letteratura e il mistero collegato agli scorci più belli della città a cui sono più legata: Bologna. Mi sono trovata subito a mio agio con lo staff tutto al femminile, dalla bravissima conduttrice Marta Perego a Elva, regista visionaria e attenta ai dettagli, fino alle amazzoni/film maker e ai volti femminili più nascosti ma che hanno reso possibile un programma del genere. Piuttosto che rifarla, non mi dispiacerebbe avere la possibilità di portare avanti una striscia televisiva dedicata alle storie segrete e ai misteri delle città italiane.
D: Quando le dicono che è la regina del gotico made in Italy che effetto le fa?
R: Mi viene da pensare a Carolina Invernizio, autentica dama del gotico italiano che a inizio Novecento pubblicava romanzi spaventosi e crepuscolari prestando grande attenzione ai personaggi femminili. Fu osteggiata dai critici ma ebbe un grande seguito popolare. E ogni volta il pensiero mi strappa un sorriso.
D: Che cosa dobbiamo aspettarci, a breve, dalla sua penna?
R: Il prossimo anno uscirà un thriller che ha richiesto tre anni di lavorazione e che considero il mio romanzo più ambizioso. Del resto, al momento mi sto concentrando sul mio impegno come sceneggiatrice sulla serie regolare di Dylan Dog e posso anticiparti che lo stesso disegnatore de La mano sbagliata, Nicola Mari, è già al lavoro su una storia che vede Dylan giovanissimo membro di una goth band e degli incubi che possono scaturire dalla musica rock.

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