13 Agosto Ago 2015 1754 13 agosto 2015

La pianista che incanta la Cina

Intervista a Giulia Mazzoni, la musicista italiana che nelle sue composizioni unisce suggestioni pop rock a melodie romantiche e leggere.

  • ...
Giulia-Mazzoni

Giulia Mazzoni, giovane pianista toscana, è reduce da un tour sold out in Cina dove ha stregato un pubblico di grandi e bambini. Una vera e propria consacrazione per questa ragazza bionda dall’aria rock con la passione per Chopin e per l’amico pianista Michael Nyman, a cui ha dedicato un brano del suo ultimo album Giocando con i Bottoni. Giulia racconta, in un’intervista a Letteradonna.it, il suo amore per la musica: «un linguaggio universale che unisce popoli e culture completamente diverse». Compone i suoi brani, che veleggiano tra il classico e il moderno, raccogliendo influenze pop, rock ma anche melodie romantiche e leggere. Una pianista che sa raccontare i sentimenti con forza, semplicità e tanto entusiasmo, attraverso note contemporanee ed una musica che lei stessa definisce «emozionale».

DOMANDA: Ci racconti il primo incontro con il pianoforte. Come è nato questo grande amore per la musica?
RISPOSTA: L’incontro è avvenuto per caso. Non provengo da una famiglia di musicisti, non avevo neanche il pianoforte a casa. I miei si occupano di lana e filato a Prato. In realtà è la musica che ha scelto me, non sono stata io. Conoscevo la musica solo attraverso i dischi e i concerti che vedevo. Ero una bambina delle scuole elementari, durante la ricreazione ho sentito un suono meraviglioso provenire da un’aula e li c’è stato il primo incontro fisico con lo strumento. Un contatto travolgente e, da allora, ogni volta che potevo andavo lì a giocare con il pianoforte, in modo libero e inconsapevole. Poi i miei genitori mi hanno fatto studiare, prima alla scuola di musica Giuseppe Verdi di Prato, e poi al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Oggi il piano è diventato il mio migliore amico.
D: Il suo primo album, Giocando con i Bottoni, è una fotografia di sensazioni, immagini e ricordi dell’infanzia. Può raccontarci di più? A quale brano è più legata e perché?
R: Ogni brano racconta un pezzo della mia vita, emozioni positive e negative importanti. Sicuramente all’interno di questo album sono molto legata a Where and When che ho dedicato ad un amico, Michael Nyman, un punto di riferimento musicale. Poi ci sono anche brani come Lia composto pensando ad una persona a cui ho voluto bene che oggi non c’è più e testi musicali più felici come Giocando con i bottoni che ricorda un episodio della mia infanzia ma che può riguardare tutti noi che abbiamo giocato con piccoli oggetti che ci hanno fatto provare delle emozioni. Ma anche pezzi dedicati alla natura e alla bellezza della vita. Molto spesso non ci accorgiamo della bellezza che ci circonda e vediamo solo cose negative.

D: Stile musicale romantico per un volto rock, si muove tra tradizione classica e musica pop. In quale genere si colloca?
R: Non mi colloco da nessuna parte. La mia musica cerca di ritornare alla sua funzione primaria: emozionare in positivo e in negativo. Se proprio devo, la definirei come una musica emozionale che ha dentro di sé tanti echi: i miei studi, influenze romantiche, i miei ascolti, il pop, il rock. Sono una persona aperta a generi diversi. La mia musica cerca di raccontare i sentimenti con semplicità attraverso un linguaggio contemporaneo, il linguaggio di oggi.
D: Com'è riuscita a imporsi in un ambiente dominato prevalentemente da uomini?
R: Con semplicità, rimanendo me stessa e portando avanti il mio lavoro. Seguo la mia strada. Ci sono molti uomini in questo ambito, ma questo non mi ha mai spaventata. Vado avanti seguendo mio percorso chiedendo anche dei consigli, lavorando su di me e sulla mia musica.
D: Where and When, una composizione dedicata al maestro Michael Nyman: come è andata? Lui cosa le ha detto?
R: È incredibile ma è così, ci siamo visti un mese fa alla Milanesiana. Siamo molto amici. Ci siamo sentiti anche quando ero in Cina. Ci scriviamo spesso. Lui abita a Città del Messico e non è facile frequentarsi. Questo brano è nato da una frase che ci diciamo sempre: «Dove e quando ci rivedremo la prossima volta?» Perché lui ovviamente è sempre in giro per il mondo. Siamo molto uniti dalla musica e Where and When è diventato un messaggio di amicizia e libertà.

D: Nella rete i suoi brani hanno subito riscosso successo, Where and When Ha superato le 10.000 visualizzazioni su YouTube. Quale tipo di pubblico la segue di più?
R: Il pubblico che per esempio ho visto durante il tour in Cina è composto da molti bambini, poi ragazzi di 15-16 anni e persone anche più grandi, adulte. Praticamente una condivisione totale. Ogni concerto è un dialogo con le persone, non sono io la protagonista. Per me la musica è un atto di amore e di partecipazione.
D: La musica al piano offre un’esplosione di emozioni uniche. Che cosa si prova a regalare queste sensazioni?
R: La musica unisce tutti. È un linguaggio universale che unisce popoli e culture completamente diverse. È una lingua che tutti comprendono, molto più potente dell’inglese.
D: Il mito della musica classica, del passato e del presente,  con cui suonare?
R: Mi sarebbe piaciuto Chopin e mi piacerebbe suonare con Michael Nyman e scrivere una traccia a quattro mani. Non ho mai osato chiedergli di collaborare insieme, ma mai dire mai.
D: È stata aperta una pagina Facebook intitolata 'Fermiamo Giulia Mazzoni'. Una  simile è stata realizzata contro Giovanni Allevi. Che ne pensa delle critiche, la feriscono o sono costruttive?
R: All’inizio mi ferivano perché non ero abituata. Non pensavo che per la musica strumentale ci fosse tutto questo accanimento. Anche io preferisco alcuni artisti rispetto ad altri, ma non vado ad insultarli o ad augurargli la morte. Ho seguito la pagina, alcune cose erano anche simpatiche, satiriche e scherzose. Quello che non mi piace è quando si va oltre, soprattutto quando si giudica senza neanche aver ascoltato i miei brani.

D: Ha accompagnato al pianoforte l’attrice Chiara Buratti nello spettacolo L’ultimo giorno di sole, per la regia di Fausto Brizzi. I testi e le musiche sono stati scritti da Giorgio Faletti. Lo ha conosciuto?
R: Non l’ho conosciuto di persona, ma l’ho sempre visto da bambina a Capoliveri all’Isola d’Elba. Noi due avevamo in comune questa città e quindi capitava di incontrarlo, ma non ho mai osato dirgli qualcosa, fino a quando il caso ha voluto che la moglie di Giorgio, Roberta Bellesini e Chiara Buratti mi coinvolgessero in questo progetto. Il destino ci ha fatto incontrare nell’arte. Accompagno con il piano i monologhi dello spettacolo che descrivono molto bene l’artista Giorgio Faletti. Un uomo sensibile, profondo ed eclettico.
D: Si è concluso da pochi giorni il tour di 5 concerti sold out in Cina. Un successo di pubblico strepitoso. Ci può raccontare questa esperienza?
R: Non lo so come ho fatto, l’ultima data ha registrato 1600 persone. Ho concluso 5 date in teatri importanti, enormi, costruiti con un’acustica perfetta e con più sale di cui una dedicata solo al pianoforte, che per loro è lo strumento principe della musica. È stata un’emozione indescrivibile, appena entravo in scena c’era solo un silenzio assoluto. Alla fine del concerto le persone venivano a salutarmi. Sono stata accolta con emozione e affetto. C’erano tanti bambini con le famiglie. È stato un incontro tra due mondi.
D: Il lavoro da pianista, la fatica di esercitarsi fin da piccola tante ore al giorno: le è mancato avere un' infanzia 'normale'?
R: Sono stata sempre una solitaria, mi piace stare con le persone ma so stare bene anche sola. Non tutti condividevano questa passione, figurati poi quando sei bambino. Mentre io andavo a studiare pianoforte gli altri uscivano a divertirsi, però questo non mi è mai pesato. Non l’ho vissuta come una rinuncia, ma come una ricchezza: ho potuto riflettere molto e questo mi serve ancora, perché nel mio lavoro è fondamentale la riflessone. È necessario fermarsi a guardare, imparare e pensare.
D: Come si spiega la recente fioritura e l’interesse del grande pubblico verso il pianoforte?
R: C’è una riscoperta di questo strumento perché riesce a comunicare a tutti grazie al suo timbro. Ha una voce che tutti possono ascoltare e comprendere. Ogni volta che sento il pianoforte, il suo suono mi entra dentro, proprio nel profondo. Risveglia in me delle emozioni e fa viaggiare le persone.
D: Come è l'ambiente dei giovani compositori italiani? Lo frequenti?
R: Conosco le proposte musicali e le frequento solo come ascolto, ma non personalmente. Ognuno porta avanti i propri pezzi, scambiando opinioni, suggerendo dei brani musicali, sentendo quello che fa l’uno o l’altro ma poi ognuno segue la sua strada.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso