10 Agosto Ago 2015 1312 10 agosto 2015

«Amo i ruoli da outsider»

Il 27 agosto arriva nei cinema italiani Qualcosa di buono, in cui Hilary Swank interpreta una pianista malata di SLA. Letteradonna.it l'ha intervistata.

  • ...
Academy Of Motion Picture Arts And Sciences' 2014 Governors Awards - Arrivals

Ogni volta una metamorfosi. Prima ha segnato la memoria dello spettatore con l'adolescente transgender di Boys Don't Cry, che le è valso il primo Oscar. Poi ci ha strappato il cuore con la combattente in cerca di riscatto di Million Dollar Baby, secondo Oscar. Quindi, per Hilary Swank, tratti ruvidi, sguardo volitivo e volontà d'acciaio, è arrivato tutto il resto. Una galleria di personaggi sempre incisivi, sempre capaci di colpire nel profondo. Non farà eccezione la pianista protagonista di Qualcosa di buono (dal 27 agosto nei nostri cinema), diretto da George C. Wolfe, in cui recita al fianco di Emmy Rossum e che è tratto dall'omonimo romanzo di Michelle Wildgen in uscita con Vallardi. Il film racconta di una precoce malattia che colpisce la pianista, ma è centrato soprattutto sul rapporto tra due donne. Per qualcuno si tratta di una sorta di Quasi Amici al femminile che la Swank ha voluto fortissimamente interpretare dopo la lettura del romanzo, di cui ha anche comprato i diritti. Noi di Letteradonna.it l'abbiamo intervistata.

DOMANDA: Che cosa l'ha colpita così tanto in questo libro?
RISPOSTA: Mi sembrava una grande occasione poter raccontare un amore non sessuale tra due donne antitetiche in tutto. Si conoscono, si rispettano, si amano. Poi, l'idea che  questa storia di amicizia passasse attraverso la malattia mi sembrava perfetta. Perché di malattia non ci piace parlare ma è qualcosa che può toccare tutti noi. Ma qui la malattia è anche un pretesto per raccontare l'amicizia tra donne.
D: Questo film arriva nei cinema in un momento particolare della sua vita. Che cosa ha significato per lei  affrontare la malattia nella vita reale?
R: Mio padre sta molto male e, davanti a lui, ho fatto una scelta: ho sospeso il mio lavoro di attrice per accudirlo. La vicinanza con una malattia grave mi ha fatto pensare e ripensare che la vita fugge e la famiglia va amata prima di ogni altra cosa: rinunciare a qualche opportunità lavorativa è nulla davanti a questo.
D: Chi è la donna che interpreta?
R: Una pianista che ha sempre amato avere il totale controllo di ogni aspetto della propria vita. Ora, di colpo, può decidere solo come affrontare tutto ciò che le sta accadendo, ma non controlla più nulla del suo corpo.

D: Che cosa ha amato di questa donna?
R: La bellezza del personaggio sta nella sua capacità di comprendere se stessa in questo cammino. Non otterrà solo una visione più chiara delle persone che la circondano, ma riuscirà anche a mostrare se stessa in un modo completamente inedito. Vi sorprenderà.
D: Che cosa la avvicina al personaggio?
R: Non tanto la ricerca di perfezione, ma la capacità di guardare al lato negativo delle cose pensando comunque al meglio possibile. Sono cresciuta senza mettere radici da nessuna parte, e in alcuni periodi della mia vita ho anche dormito in macchina con mia madre. Anche io conosco le difficoltà e la voglia di guardare avanti comunque. Soprattutto sono convinta che nella vita non esistano cose brutte di per sé, ma piuttosto modi giusti o sbagliati di affrontare le cose.
D: Come si è preparata per questa ulteriore metamorfosi?
R: Ho fatto molte ricerche, mi sono preparata con l’aiuto di un'infermiera e ho incontrato molti malati di Sla che hanno condiviso con me dettagli intimi e privati su cosa voglia dire affrontare ogni giorno, emozionalmente e fisicamente, la malattia. Ho voluto fortemente questo film proprio perché speravo che potesse aumentare la consapevolezza sulla malattia, e non solo su questa. Proprio questo aspetto mi ha caricato di responsabilità perché sentivo di dover rappresentare tutti quelli che ho incontrato.

D: Ancora una volta, cioè, cercava la realtà di un personaggio?
R: Sì, volevo raccontare un personaggio vero e una malattia vera, qualcosa che troppo spesso ignoriamo perché pensiamo che non ci riguardi. Per tutto questi motivi ho voluto dare vita a un ritratto accurato della quotidianità di una persona affetta da SLA sia sul piano pratico che sul piano emotivo. Sono andata a indagare in quell'ampio spettro di emozioni ed esperienze inaspettate che la protagonista scopre man mano che la sua vita vira verso qualcosa di completamente diverso da quanto si fosse immaginata, qualcosa che la costringe a rivedere la musica, il matrimonio, l'intera visione della sua vita. E la cosa più pesante per me è stata tornare a casa tranquilla, integra e in salute pensando a tutti quelli che non riescono nemmeno a respirare liberamente.
D: Dove la vedremo prossimamente?
R: Nella serie One percent, creata da Alejandro Gonzalez Inarritu, al suo debutto nelle serie tv. Reciterò  accanto a Ed Harris e Ed Helms. Al centro di tutto c'è una famiglia di agricoltori. Poi spero in ruoli ostici, non facili. In fondo ho cominciato facendo il ragazzino ne Il libro della giungla, amo e ho sempre sempre amato ruoli da outsider, personaggi non integrati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso