30 Luglio Lug 2015 1007 30 luglio 2015

La chiamavano marescialla

È morta a 94 anni Livia Andreotti, la moglie del Divo Giulio. Una figura silenziosa e dimessa, estranea alle cronache ma fondamentale nella sfera privata del politico italiano deceduto nel 2013.

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È morta Livia Danese, moglie di Giulio Andreotti

È morta a 94 anni Livia Andreotti. La moglie del Divo Giulio si è spenta a Roma, due anni dopo la scomparsa del marito. Un'unione che è durata per 68 lunghi anni, cominciata in quel lontano 1945 che li vide unirsi in matrimonio. Ma, a differenza di Giulio Andreotti, forse il più grande protagonista, nel bene e nel male, della storia politica italiana del Novecento, Livia si è sempre tenuta lontana dai riflettori e dalle cronache giornalistiche, politiche o scandalistiche che fossero.

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«Non c'è aneddotica sulla signora Andreotti». Questo il commento di Enzo Biagi, che aveva provato a tracciare un ritratto della vita coniugale della coppia. Ciò che sappiamo della signora Andreotti, in effetti, è dovuto soprattutto alle interviste rilasciate dal marito nel corso degli anni, che l'ha dipinta come il pilastro fondamentale per la riuscita della sua vita famigliare e per l'educazione della prole. Non a caso il soprannome che si era guadagnata era quello di 'marescialla', dovuto proprio alla sua rigidità nell'educare i quattro figli. I quali, affettuosamente, la ricordano quando doveva tagliare loro i capelli: sia i due maschi che le due femmine venivano tosati con un taglio a spazzola senza troppi fronzoli. D'altronde, il compito, se vogliamo un po' ingrato, di sgridare e riprendere i figli, toccava a lei. Come raccontò Andreotti in un'intervista, lui non poteva permettersi di essere «un padre cattivo, oltre che assente».

UNA PAGNOTTA D'AMORE
Con la sua consueta, serafica ironia, Giulio Andreotti ha rivelato negli anni pochi ma sfiziosi dettagli del suo rapporto d'amore con la moglie. Memorabile il racconto della proposta di matrimonio in un'intervista concessa a Maurizio Costanzo: il Divo chiese la mano a Livia Danese in un cimitero (episodio ripreso di recente dal film di Pif La mafia uccide solo d'estate). Il regalo di fidanzamento fu un anellino con brillante e rubino, a cui Andreotti aggiunse una 'ruota' di pane fatto in casa (ricordiamoci che erano tempi di guerra).

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