28 Luglio Lug 2015 1330 28 luglio 2015

«Che traccia volete lasciare nel mondo?»

È l'appello che Orlando Bloom, presto al cinema con due film, lascia ai fan incontrati al Giffoni Film Festival. Perché la fama è frutto di casualità e solo l'esperienza di vita vera porta la felicità.

  • ...
<<enter caption here>> on July 25, 2015 in Giffoni Valle Piana, Italy.

Per chi va al cinema, anche solo di tanto in tanto, il biondo arciere Legolas è figura ormai entrata in una piccola fettina di immaginario. Lunghi capelli dorati e sguardo capace di entrarti dentro, Orlando Bloom non era nessuno nel 2001 quando è comparso per la prima volta truccato da elfo ne Il Signore degli Anelli. Da allora, tra film indipendenti e blockbuster, a 38 anni è una vera star. Eppure non si comporta come tale e si concede parecchio, tra autografi e foto, agli adolescenti ululanti presenti al Giffoni Film Festival.

DOMANDA: Quanto lei si sente un ragazzo e quanto un uomo, al di là dei dettami anagrafici?
RISPOSTA: Io mi sento molto, ma molto ragazzo. Ho questo tipo di entusiasmo, non voglio perderlo e non faccio che ripetere ai più giovani che l'entusiasmo è sempre necessario.La differenza sta nell'esperienza purtroppo, che ti indurisce un po' ma è necessaria per vivere. A me, per esempio, è servito molto ciò che è successo a 21 anni quando mi sono rotto la schiena e i medici pensavano che non potessi più camminare. A una certa età capisci che nessuno nel mondo può evitare gli ostacoli ma a fare la differenza è il modo in cui reagiamo e ci rialziamo dopo che siamo caduti. Penso che «Carpe diem», il motto del festival, debba essere quello di ognuno di noi ogni giorno. Impariamo a usare gli ostacoli come punto di forza per afferrare la vita ogni giorno.
D: Che cosa ha significato nella sua carriera l'incontro col tre volte Premio Oscar Peter Jackson?
R: Pete ha lanciato la mia carriera, scegliendomi per Legolas. Adoro il personaggio e quel mondo. Non ho faticato ad entrarvi nella prima trilogia de Il Signore degli Anelli né mi sono dovuto sforzare in alcun modo per rientrare nel personaggio nel secondo capitolo della trilogia di film tratti da Lo Hobbit. È stato come tornare a casa. Quando ho rimesso le orecchie, la parrucca e il costume ero di nuovo dentro il personaggio di Legolas. Certo, come per altri film ho avuto un po' di tempo prima delle riprese per allenarmi con il tiro con l'arco, la spada, andare a cavallo ma la cosa più strana è che con Legolas in un universo così lontano dal nostro mi sentivo davvero in famiglia. A Peter Jackson devo più che a ogni altro regista.
D: Che cosa può dirci del prossimo capitolo della saga Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tale?
R: Ovviamente non la trama. Dopo aver saltato la quarta avventura della saga sarò nella quinta, girata in Australia, ma solo con un piccolo ruolo. Ho accettato di esserci un po' per divertimento: giocare ad agitarmi contro un muro che poi con gli effetti digitali diventa un mostro mi diverte, un po' per introdurre nientemeno che un figlio.

D: E che cosa le è rimasto del lavoro con Johnny Deep?
R: Per me è stata una grandissima opportunità lavorare con lui e spero di poterlo rifare. Io sarei pronto. Johnny è stato un eroe. E non solo sul set.
D:È vero che pensa a un ritorno sul palcoscenico?
R:Dopo aver già lavorato a teatro, nel 2013 il Romeo e Giulietta è stata la mia prima volta a Broadway e il mio primo Shakespeare, una delle esperienze più appaganti della mia carriera. Il teatro è rigenerante e continuerò a farlo. Al momento ho molte idee in testa e mi piacerebbe lavorare su un testo contemporaneo o anche, perché no, in un musical.
D: Negli States da agosto sarà nei cinema con Digging for fire di Joe Swanberg e prossimamente lo vedremo in Unlocked, thriller sul terrorismo firmato da Michael Apted. Che ruoli interpreta?
R: Nel film di Swanberg, che è una black comedy, sarò uno chef, mentre in Unlocked, accanto a Noomi Rapace (che è la vera tostissima protagonista) e a Michael Douglas, sarò un agente mandato sotto copertura per cercare informazioni. In una corsa contro il tempo, tra Praga e Londra, dovrò sventare un attentato batteriologico sulla capitale britannica.
D: Due film lontanissimi tra loro. Lei si trova più a suo agio nelle grandi produzioni o sui piccoli set dei film indipendenti?
R: È strano dirlo, dato che sono stati i kolossal e i fantasy a lanciarmi, ma io preferisco effettivamente i piccoli film magari realizzati da giovani e giovanissimi registi. E trovo che il segreto per sviluppare la propria creatività stia proprio nella costruzione dei personaggi, i kolossal servono invece per divertirsi e divertire masse di pubblico.
D: Che cosa pensa delle serie tv di oggi di qualità a volte anche superiore alla fiction cinematografica?
R: Direi che la tv sta vivendo un'epoca d'oro e le serie televisive raggiungono ormai dei livelli di originalità e di qualità molto elevati, per questo hanno un enorme successo in ogni parte del mondo.Trovo la serialità televisiva oggi molto stimolante e amerei molto avere la possibilità di sviluppare un personaggio per un lungo periodo di tempo. Sto già lavorando all'idea di una serie per il mercato americano e sto cercando il network adatto a produrla.
D: Come l'ha cambiata il successo?
R: Sono cresciuto, non cambiato. È ogni volta che ho l'opportunità voglio ripetere che è falso che il successo e i soldi rendano felici. La fama non mi ha cambiato. Solo le esperienze che fai ti cambiano mentre diventare noto è un fatto casuale e inusuale. Per questo non bisogna perdere la capacità di relativizzare. Io ho mantenuto le amicizie con le persone con cui sono cresciuto, sono rimasto ancorato alla realtà e alla mia famiglia, senza farmi travolgere.

D: Le missioni come ambasciatore UNICEF l'hanno aiutata a restare ancorato alla realtà?
R: Mi hanno aperto gli occhi. Sono stato in Paesi come la Giordania e la Siria, dove ho visitato il secondo campo profughi più grande del mondo, la Liberia, dove l'epidemia di Ebola ha avuto un incredibile impatto sul Paese. Ho visto il lavoro dell'Unicef nel tentativo di salvare quelle persone, quelle famiglie: a volte serve anche insegnare le nozioni più basiche, come non lavare a mani nude i morti, un rito che diffonde ulteriormente le malattie. E la cosa di cui vado più orgoglioso è poter visitare queste persone e rendere pubbliche le loro esperienze nel resto del mondo. Il cinema ha il potere di farlo e di influenzare il mondo.
D: Che rapporto ha con i social e che consigli darebbe ai più giovani?
R: Chi è giovane ha molti mezzi per migliorare il futuro della propria vita. E, certo, ha anche i social. Ciò che conta è non faris usare, non pensare solo alle apparenze, all'aspetto che si può avere su internet o a come ci si veste. Utilizzateli per cambiare la vostra vita e l'ambiente che vi circonda. Di certo chi cresce oggi si forma in modo del tutto diverso da come ho fatto io. Ciascuno però, e questo non cambia, ha la responsabilità di vivere la propria vita e scegliere la traccia che vuole lasciare nel mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso