27 Luglio Lug 2015 1720 27 luglio 2015

«In Italia vedo molta confusione»

Intervista alla ballerina Alessandra Ferri, che il 30 luglio torna in Italia per il suo spettacolo Evolution. Letteradonna.it ha raccolto i suoi pensieri sulla danza, sulla moda e sulla maternità.

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Alessandra Ferri

Alessandra Ferri - © Lucas Chilczuk commissioned by DANCEMEDIA, LLC

Lucas Chilczuk - © Lucas Chilczuk


Prendi Alessandra Ferri, stella del Royal Ballet di Londra, dell'American Ballet Theatre di New York e de La Scala di Milano, musa di grandi coreografi come Kenneth McMillan. Mettila a danzare al fianco di Herman Cornejo, primo ballerino dell'American Ballet Theatre. Aggiungi altri straordinari danzatori di varia estrazione, classica e moderna. Prendi dei coreografi come l’americano Lar Lubovitch e il franco-albanese Angelin Preljocaj, più l'inglese Christopher Wheeldon e la canadese Aszure Barton. Mixa le musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Arvo Pärt e Max Richter, ma anche dell’autore di alcuni dei musical più celebri di tutti i tempi, l’americano Richard Rodgers. Il risultato? Evolution, spettacolo che sintetizza la rinascita della grande ballerina e che, presentato da Daniele Cipriani Entertainment in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, il 30 luglio approda nella Cavea del mitico Auditorium Parco della Musica di Roma.




Alessandra Ferri - ©Roberto Ricci

photo by R.Ricci - Roberto Ricci


DOMANDA: Signora Ferri, da dove nasce questo Evolution?
RISPOSTA: Racconta l'evoluzione della danza che va di pari passo con la mia evoluzione personale. In altre parole, l'evoluzione della danza è il punto di partenza a cui corrisponde un mio percorso personale.
D: Come è cambiata la danza?
R: Dal balletto, la danza ha cominciato ad abbracciare molto altro. La parola 'danza' ormai comprende stili, provenienze e linguaggi anche molto diversi dal balletto. Significa che il  linguaggio del corpo è lo stesso, ma con accenti diversi.
D: È anche molto cambiato il peso della figura maschile nella danza?
R: Sì. La danza oggi è sempre più maschile rispetto a un tempo. Questo è un aspetto curioso da esplorare: anche se l'anima della danza può essere espressa da me come figura femminile, io stessa ne sono condizionata e sento l'importanza della fisicità maschile.




Alessandra Ferri - ©Roberto Ricci

photo by R.Ricci - Roberto Ricci


D: Nel 2007 pensava al suo addio alle scene. Il suo ritorno è un ripensamento o una rinascita?
R: Non ripenso mai nulla, semmai è un momento di grande gioia artistica, la grande gioia di essere riuscita a rinnovare la mia passione.
D: Le è servita la lontananza dal palcoscenico? La distanza aiuta a volte a vedere meglio le cose e se stessi?
R: La distanza mi è servita. Tutto in questo universo ha dei cicli di luci e ombre, di rumori e silenzio, per me gli anni passati sono stati un momento di grande riflessione. La distanza è interessante e importante perché a volte nei momenti di silenzio si ha il tempo di far crescere e nascere nuove sfumature e riflessioni che portano ad aprire nuovi capitoli. A me ha dato modo di far rinascere la mia passione. Per la danza e per la vita.
D: Da donna che vive di passioni si sente libera da pregiudizi?
R: Semplicemente non mi interessano. Sono libera da sempre. Per me conta solo il rapporto con la mia anima, non  con gli altri. Sin da ragazza, ho sempre vissuto la mia vita facendo quello che era importante per i miei sentimenti, la mia evoluzione e la mia verità. Quindi vivo le mie passioni e basta.




Alessandra Ferri - ©Roberto Ricci

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D: Ha vissuto liberamente anche la sua esperienza di madre, molto oltre il 'ruolo' di madre?
R: Per me è sempre stato molto importante non entrare nel ruolo di madre ma 'fare' la madre. Cioè fare la madre e non smettere di essere ciò che sono, perché ognuno di noi ha molte facce e molti aspetti e tutti fanno parte dell'essere madri. Ciò che conta è non rinunciare a se stessi.
D: Vuol dire anche evitare di usare i figli per coprire dei vuoti, cosa che purtroppo fanno in molti?
R: Si, è un pericolo sempre in agguato, da evitare proprio cercando di essere persone e madri, non di chiudersi in un 'ruolo'.
D: Come è cambiato in questo momento della sua vita il rapporto con le sue figlie?
R: Si cambia sempre nella vita, ma se si cambia in modo riflessivo si ha solo da guadagnare dal cambiamento. Io sono cambiata, così come anche loro sono cambiate. E io adoro stare con loro proprio perché abbiamo costruito un rapporto autentico, ci capiamo. Il rapporto con le mie figlie mi ha insegnato a essere madre e ad avere il coraggio di essere me stessa: di insegnare attraverso l'esempio e non il ruolo.




Alessandra Ferri - © Lucas Chilczuk commissioned by DANCEMEDIA, LLC

Lucas Chilczuk - © Lucas Chilczuk


D: Prossimi progetti?
R: Sono reduce dal bellissimo progetto al Covent Garden su Virginia Woolf, che ha avuto enorme successo: tre atti ispirati ai testi di Virginia Woolf, firmati da Wayne McGregor su una partitura originale di Max Richter. E in dicembre sarò Eleonora Duse in una nuova creazione di John Neumeier per il Balletto di Amburgo. E per ora continuo la tournée con Evolution.
D: Che rapporto ha con la moda? Con la sua creatività e con la sua industria?
R: Sono lontana da questo mondo e non ho stilisti di riferimento. Penso alla moda come a un'espressione importante dei nostri tempi e come una grande industria. Ma se ne diventi uno schiavo, è un'esperienza negativa.
D: Lei come la vive?
R: È importante proprio il modo in cui la si vive. Se si crea la propria moda, partendo magari dai suggerimenti degli stilisti, è meraviglioso. Se si è creativi è bello, ma se si subisce è tremendo, se ne diventa succubi. Come spesso accade, la moda diventa un catenaccio.




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Lucas Chilczuk - © Lucas Chilczuk


D: Da italiana che vive ormai da decenni all'estero ma torna spesso nel suo paese, che cosa pensa dello stato attuale dell'Italia ? La vede come un paese in involuzione e degrado?
R: Non sarei così drastica. Vedo l'Italia, ma anche altri paesi, in transizione. Vedo molta confusione, come succede sempre in questi momenti. È naturale, le cose cambiano. È solo la mutazione che è difficile. Vorrei essere ottimista e vedere questo come un momento di difficoltà da cui poter ripartire.
D: E che cosa pensa degli italiani?
R: Siamo noi a creare la realtà. La voglia di rinasce deve partire da ognuno. Gli italiani non dovrebbero sempre delegare agli altri, ogni italiano dovrebbe cercare di cambiare se stesso per cambiare il paese.
D: E, invece, lei che vive a New York da trent'anni, la lascerebbe per un'altra città?
R: Ci vivo praticamente da una vita, anche se per lavoro giro il mondo e non cambierei di certo. Per chi ha la possibilità di viverci, New York continua ad essere stimolante anche dopo tanti anni, ci sono mille possibilità per tutti e anche per la mia professione. New York è unica al mondo.
D: Che consiglio darebbe a dei giovani ballerini? Consiglierebbe di buttarsi nel mondo, oltre l'Italia?
R: Molto dipende dalla possibilità di andare all'estero e lavorarci. Ma ormai il mondo è uno, è grande, è senza frontiere, quindi direi loro: non ponetevi limiti che non esistono.

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