22 Luglio Lug 2015 1650 22 luglio 2015

Sincero, estremo Nicolas

Lusso smodato e bancarotta, tre amori e tre divorzi, ruoli da Oscar e da dimenticare. La star Hollywoodiana si racconta a Letteradonna.it all'indomani dell'uscita italiana di due suoi film.

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Nicolas Cage in 'Nemico invisibile'.

DOL PRODUCTIONS LLC

Nicolas o dello sperpero. Nicolas, al secolo Nicholas Kim Coppola, che a diciotto anni cambia il suo cognome in Cage in onore di Luke Cage, noto personaggio dell'universo fumettistico Marvel, del musicista John Cage e, ovviamente per non essere immediatamente individuato come nipote di Francis Ford Coppola. Nicolas che spesso ha disperso il suo talento sbagliando film a ripetizione dopo aver preso un Oscar per Via da Las Vegas vent'anni fa. Nicolas che ha sempre amato vivere alla grande, tra auto extralusso e dimore regali, castelli inclusi, splendenti yacht, aerei da urlo, vacanze mozzafiato, gioielli da nababbo. Nicolas che ha dilapidato amore tra le tre mogli (per non parlar del resto), Patricia Arquette, 6 anni di love story, la figlia di Elvis Presley, Lisa Marie, 108 giorni, e la cameriera Alice Kim che lo folgorò a prima vista servendolo a tavola.

UN'ESTATE AL CINEMA CON CAGE
Nicolas che è stato capace di sperperare un patrimonio e che oggi, in debito col fisco americano della bellezza di 96 milioni di dollari, ha venduto ville e castelli. Nicolas che non bada a spese. Nella vita materiale e nella vita emotiva. Nicolas che si butta comunque perché, come dice lui, «senza sfida che vita è?». Questo Nicolas ha superato la fatidica soglia dei cinquanta (dato che arriva dall'annata 1964) e in questi giorni arriva nei nostri cinema con ben due film che più diversi non si può, Nemico invisibile di Paul Schrader, già nei cinema, e Left Behind-La profezia, remake dell' omonimo film che ha dato vita ad un nuovo franchise basato su Gli esclusi, serie di libri firmata da Larry B. Jenkins e Tim LaHaye e dal 29 luglio nei cinema.  Il primo film parte dai versi di Dylan Thomas con furore: «Non ti incamminare di buon grado verso la buonanotte. Arrabbiati, infuriati contro la morte della luce», la storia si intreccia tra Bucarest, la Romania e la Gold Coast australiana e il nostro eroe corre con la morte addosso e una mission impossible alla ricerca dell' uomo che lo torturò decenni prima, che stava per ucciderlo e che ora è malato, nascosto, bisognoso di cure ma ferocemente aggrappato alla vita e pronto ancora ad uccidere per interposta persona.

DOMANDA: Un personaggio estremo come questo è la sfida che cerca?
RISPOSTA: Si interpreto un eroe stanco, un ex agente della Cia invecchiato ma ancora convinto che “esistono due tipi di uomini, 'gli uomini d'azione e tutti gli altri' ed è un personaggio che non assomiglia a nulla di ciò che ho fatto finora, perfetto per me che non voglio sentirmi troppo a mio agio,che sento sempre il desiderio di spingermi verso nuove direzioni e di correre dei rischi. Anche se, devo ammettere,che il ruolo mi terrorizzava perché era una sfida pericolosa.
D: Diversa dalla sfida del trovarsi in mezzo a incredibile e inspiegabili eventi nell'altro suo film 'Left Behind' che nei cinema italiani arriverà il 29 luglio?
R: In Left Behind la sfida stava nel far credere all'incredibile, nel rendere reali un insieme di circostanze straordinarie o fantastiche come possono esserlo le scomparse di più persone all'improvviso. La sfida qui sta nel trascinare in tutto ciò
il pubblico. Sono sempre stato attratto da film che si avventurano verso l'ignoto, che sfidano la possibilità di eventi fuori dal comune. Mentre Nemico Invisibile è più una sfida che mi ha fatto pensare a Moby Dick. Il mio personaggio è ossessionato dalla balena Bianca che è per lui Banir, l'islamico che decenni prima stava per ucciderlo. Ma è anche un uomo addestrato che ha fatto parte dei Marines per sedici anni e della CIA per altri trenta, quindi con una sua enorme forza interiore che rende ancor più tragica la fragilità dovuta alla malattia.
D: E, invece, in Left Behind, che uomo interpreta?
R: Uno che ha perso la sua strada, vive un momento di crisi con se stesso e con la moglie. Improvvisamente i passeggeri
del volo che sta pilotando cominciano a sparire e lui sta per perdere il controllo dell'aereo ma è lì che riesce a capire cosa è veramente importante per lui, cioè la sua famiglia. È la storia di un disastro ma io ci ho lavorato come se fosse la storia di un viaggio interiore, verso un cambiamento. Questo è il cuore del film. E poi mi piacciono le storie che raccontano di famiglia.
D: Ma che lo fanno sempre estremizzando come in questo caso?
R: A dire la verità, all’inizio ero molto attratto proprio dalla dinamica familiare che ho letto nella sceneggiatura, dalla storia
di questo padre che parte pronto all'avventura con la hostess anche se prima di partire è felice di incontrare la figlia che torna a casa. Poi è subentrata la sfida per un film con molti rischi.

Nicolas Cage in 'Left Behind'.

D: E così torniamo al punto di partenza, alla voglia di buttarsi sempre e comunque vada. Il Premio Pulitzer critico e sceneggiatore Roger Ebert una volta ha detto che lei è un attore impavido che non si cura dei giudizi del pubblico e va sempre per la sua strada. È così ?
R: Diciamo che cerco altro. Credo che sia possibile progettare una performance in termini di dimensioni, puoi decidere se
andare fuori dagli schemi, se farne un’opera vera e propria, ma se c'è un contenuto emotivo, se provi ancora dentro quel brivido degli inizi, puoi cimentarti in quello che vuoi. E solo questo conta. Non sono il primo né l’unico. Negli anni '30 succedeva spesso. Pensa a James Cagney, era vero? No. Era sincero? Assolutamente sì. A me interessa questo: essere sempre sincero, poi il pubblico mi seguirà se vuole.
D: Ma l'uomo di mezza età Nicolas Cage, come si prepara per questi ruoli non facili?
R: Cercando di interiorizzare tutti i dialoghi dentro il mio corpo prima ancora di arrivare sul set.È una preparazione fisica e
psicologica insieme.
D: È la stessa di quando era ragazzo?
R: No, ora che ho 50 anni so che devo lavorare sul corpo più di una volta quando magari tutto veniva più naturale. Quindi comincio sul tapis-roulant, leggendo le mie battute e facendole arrivare dentro il mio corpo. Poi mi alleno con i pesi. Poi torno a leggere il copione e a quel punto cerco di memorizzare.
D: C'è un regista che le ha insegnato qualcosa di fondamentale? Qualcosa che non ha dimenticato?
R: Direi proprio Paul Schrader. Avevo già lavorato con lui quando sceneggiò Al di là della vita di Scorsese in cui io ero un
paramedico depresso. Martin lo aveva invitato a casa e abbiamo cenato tutti insieme. Poi, più tardi, ho ricevuto una
meravigliosa lista di appunti che lui aveva scritto per me e in cui diceva che è meglio avere dei personaggi che sollevino
interrogativi, che inquietino più che dare risposte e tranquillità, che è meglio non essere esplicito ma un po’ misterioso,
perché così quel personaggio avrà una durata maggiore nella memoria. Dello spettatore, che è meglio stare sempre in bilico tra
il dire poco e il dire troppo, cercare un punto. Sono stati suggerimenti straordinari per me. Da allora, e son passati più
di 15 anni, ho sempre recitato e scelto i miei copioni basandomi su quelle righe.
D: E oggi, dopo film e avventure e sfide, se le si chiede qual è il traguardo più grande che crede di avere raggiunto cosa risponde?
R: Non ho dubbi. Direi diventare ambasciatore delle Nazioni Unite per la droga e il crimine. E anche il mio lavoro con Amnesty International è un punto di arrivo importante. Sono anche orgoglioso del mio coinvolgimento in ArtWorks, un programma che si batte per i bambini e aumenta la consapevolezza sul lavoro minorile.

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