17 Luglio Lug 2015 1526 17 luglio 2015

Cattivi? In tv non si può

«Si chiede il politicamente corretto all’infinito», solo cinema e cartoni fanno 'respirare' un artista. Parola di Luciana Littizzetto, che fa coppia con Fazio anche come doppiatrice in Minions.

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La debordante, esplosiva e ironica Luciana Littizzetto racconta a Letteradonna.it  la sua nuova avventura al cinema, nell’atteso cartoon Minions, prequel di Cattivissimo me 1 e 2, in uscita in Italia il 27 agosto. Luciana presta la sua inconfondibile 'voce all’elio' al malvagio personaggio Scarlett Sterminator. Al suo fianco l’inseparabile Fabio Fazio, suo adorante marito Herb sul grande schermo e compagno storico di lavoro in televisione. Luciana, che nella vita è tutt'altro che perfida, ci parla del suo rapporto con Fabio, «l’uomo più cinico che conosco», dei suoi inizi al doppiaggio come voce per bambini maschi, ma anche della perenne richiesta del «politicamente corretto». Perché nel suo mestiere si cammina su un «confine sottile che non si deve mai superare».

DOMANDA: Come è stato lavorare con Fabio Fazio, doppiatore alle prime armi?
RISPOSTA: Mi sono divertita ed è stato anche bravo. Non dimentichiamo che Fabio, oltre a essere il 'cretino' che tutti conosciamo da anni, faceva le imitazioni ed è capace di usare la voce in maniera fantastica. Non sembra neanche lui e questo è un complimento. Io sono cattivissima e lui è fesso, quindi in realtà abbiamo proposto un po’ il nostro ménage.
D: Interpreti la malvagia Scarlet Sterminator, pensi che un po’ di sana crudeltà possa aiutare le donne?
R: Lei è crudele a prescindere, ma la cosa divertente è il rapporto con il marito. Con lui è una melassa, un miele, mentre lui è un balengo di proporzioni cosmiche. E’ un po’ quello che succede alle donne in carriera, così toste fuori mentre dentro nascondono una fragilità pazzesca e si accompagnano a uomini debolissimi, anche perché così non hanno rivalità.
D: «Considerato quanto sono tonti e stupidi, semplicemente non potevo immaginarmi dei Minions di sesso femminile», ha detto il co-regista della pellicola, Pierre Coffin. Pensi che abbia ragione?
R: Infatti non si capisce nulla di quello che dicono, sbiascicano quando parlano e poi pronunciano 'banana' e fanno ridire. Al contrario le donne Minions si farebbero capire, eccome. E poi, pensando ad una versione al femminile di Minions, direi che ha un suono un po’ troppo pericoloso tipo (e ride): Le Miniont.

D: Luciana Littizzetto e Fabio Fazio, praticamente Sandra e Raimondo, amore e odio?
R: Sembriamo veramente marito e moglie, a volte mi fa paura. Con lui ho bisogno dell’8 per mille. Non sono un’artista ma un’assistente sociale. Tutti dicono che è buono, ma non è vero. È l’uomo più cinico che conosco.
D: La tua esperienza nel doppiaggio, come è andata e cosa ti ha lasciato?
R: Ho iniziato a Torino facendo la doppiatrice. Ho frequentato una scuola di teatro e doppiaggio e ho doppiato sempre le telenovelas, non facendo mai la protagonista per via della voce non da sensualona, ma all’elio. Mi affidavano sempre bambini maschi e non ho mai avuto parti da protagonista. Ho lavorato anche con lo straordinario Tonino Accolla con cui ho fatto I Simpson, poi Uno zoo in fuga e Pirati. Con il doppiaggio ritorni a fare l’attrice.
D: C’è qualcuno a cui chiedi un’opinione sul tuo lavoro? Tipo i tuoi figli o il tuo compagno?
R: Quando incontravo i bambini, nipoti, amici e cugini a cui raccontavo che ero stata chiamata per doppiare i Minions c’era un grande entusiasmo, molto di più di quando ho fatto Sanremo. Questo film e questi gialli personaggi piacciono tantissimo. Quindi sono tutti contenti, figli e compagno.
D: Rifarai anche Italia's Got Talent?
R: Lo rifaccio, perché è una cosa nuova che non c’entrava niente con quello realizzato finora. Ho chiesto subito che questi concorrenti fossero bravi, non volevo solo disperati da massacrare e prendere in giro. Pensavo di essere molto più 'strong' nei confronti delle esibizioni di queste persone che sul palco investono molto. Corrono un rischio, sono nudi lì sopra e quindi come fai a dire fai schifo? Ti scatta un atteggiamento più materno per cui li sostengo con un «sei stato bravo anche nella tua schifezza». È uscita fuori la parte di me più normale che ho nella vita, con i figli. Mi piace dare la possibilità a qualcuno di emergere.
D: Da sempre sei amatissima dai telespettatori più piccoli…
R: Sono andata in Puglia per girare il nuovo film di Marco Ponti, tratto dal libro di Luca Bianchini Io che amo solo te, dove interpreterò la zia Dora che viene da Pinerolo. Mi sono stupita di quanti bambini mi fermavano per dirmi «Ho visto Italia's Got Talent» . Un programma che ha attirato un pubblico di piccoli che la nostra televisione generalista ha un po’ perso. Stesso discorso vale per la fiction Fuori classe. Quindi torno all’infanzia, finirò Cristina D’Avena cantando.
D: Fuori Classe torna?
R: Non si sa se torna o non torna. Io lo rifarei perché ha avuto un riscontro di pubblico potente e perché mi piace molto recitare. Racconta una storia attuale e molto divertente, credibile, reale.
D: In questi anni di carriera c’è stata una critica sul tuo lavoro che ti ha molto ferita?
R: Non mi aspettavo l’attacco dalle suore. Pensavo che quel gruppo umano non mi vedesse e che fossi immune dalla clausura, anche se fa parte del gioco. Ora c’è una sollecitazione generale, si chiede il politicamente corretto all’infinito, sempre. Mentre al cinema, vedi il mio cattivissimo personaggio, nessuno dice «però per i bambini non va bene è troppo aggressivo», perché la fiaba, il racconto lo permettono. Nella televisione normale non è consentito, è sempre criticato, mentre i cartoni animati e il cinema sono ancora abbastanza immuni. Vianello, per esempio, faceva delle cose incredibili tipo il pediatra che staccava le gambe alle bambole, se lo fai adesso ti dicono «sei un mostro». Su quello devi un po’ fregartene perché è il tuo mestiere, poi c’è un confine sottile sul quale cammini che non devi mai superare.

D: Cavalchi sempre l’attualità, non hai paura di andare contro per esempio a Salvini o a Renzi?
R: Sono quelli che mi fanno meno paura. In realtà sono le categorie umane che si sentono, ultimamente, molto offese. I politici magari ti querelano, come Borghezio, contro il quale ho appena vinto una causa. Tu puoi massacrare i politici sempre, il pubblico è contento anche se sono del loro partito di riferimento. Mi dispiace, invece, quando si tratta di gruppi di persone 'normali' perché se ironizzi su una categoria gli altri ridono, però quando quella categoria a cui appartengono viene presa in giro allora si agitano. La libertà di pensiero e di opinione deve essere garantita comunque e poi sei tu artista che devi metterti dei limiti in alcune occasioni. Ora il quesito è l’offesa, cosa è offensivo? Perché i miei parametri possono essere diversi dai tuoi e da quelli di un altro ancora, ed è così che scoppiano casini.
D: Hai avuto la sensazione di aver superato quei parametri?
R: Il maialino portato in studio durante una puntata di Che tempo che fa dopo che era decaduto il Porcellum. Un maiale enorme, nero, trasportato sopra un carrello e gli animalisti si sono molto arrabbiati accusandomi di averlo drogato. Forse questo avrei potuto risparmiarmelo, anche se mi sembrava una cosa divertente senza nessuna implicazione violenta contro gli animali.
D: Un tuo ricordo speciale dell’amico Giorgio Faletti ad un anno dalla scomparsa
R: Era un’artista, un uomo di una generosità rara, è difficile che uno che fa lo stesso tuo mestiere ti telefoni e ti dica: «Ho visto quella cosa che hai fatto, una figata!» oppure mi diceva «Ho avuto un’idea per un film, per un romanzo, vuoi che te la racconti?». Questo vuol dire grande fiducia nei confronti degli altri. Una volta sono venuti ospiti da noi in trasmissione Franca Rame e Dario Fo e lei disse «Io non son chi morirà per prima tra me e lui ma so che quando morirà voglio far scrivere sulla sua tomba: 'come era vivo da vivo'». Secondo me Faletti era proprio così. Aveva mille interessi: le macchine, le immersioni, la scrittura, il canto, il cinema, l’arte, dipingeva, non la smetteva mai. Era pieno di vita e faceva molto ridere. Mi manca molto.

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