10 Luglio Lug 2015 1158 10 luglio 2015

Sessismo di dritto e di rovescio

Caroline Wozniacki protesta perché le donne giocano meno partite sul campo principale di Wimbledon. Ecco qualche indizio sulla disparità di trattamento tra uomini e donne.

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La lotta al sessismo passa anche per le racchette? È il parere della tennista danese Caroline Wozniacki. Eliminata da Wimbledon da Garbine Muguruza (che in finale se la vedrà con Serena Williams), Caroline, nella conferenza stampa successiva all'incontro, si è lamentata perché la programmazione dei match riserverebbe i campi principali alle partite maschili, lasciando alle donne i palcoscenici di secondo piano.

GRUNTING PER TUTTI
La protesta di Wozniacki ha incoraggiato anche altre tenniste a esprimere il proprio scontento per l'atteggiamento che molti addetti ai lavori hanno nei confronti del tennis femminile. Viktorija Azarenka, ad esempio, non ha gradito affatto l'ennesima domanda dall'evidente sottotesto malizioso sugli 'urletti' (grunting in gergo) che lei e Serena lanciavano nel colpire la pallina e ha chiesto, con una certa verve, perché a un tennista uomo come Nadal, che grida allo stesso modo, non vengano mai fatte domande del genere. Insomma, le tenniste chiedono di essere considerate prima di tutto per le loro qualità tecniche, e non per altri elementi che potremmo definire di 'colore'.

POCO INTERESSANTI?
La battaglia delle tenniste per vedersi riconosciuti diritti pari ai colleghi uomini non trova certo molte sponde da parte di questi ultimi. Basta ricordare le considerazioni di Gilles Simon, letteralmente sconcertato dal fatto che le donne guadagnino quanto gli uomini. Le partite durano di meno, sono meno divertenti, sono meno seguite. Questo, almeno, è ciò che sostiene lui. La finale femminile degli US Open 2014 ha raccolto il doppio dello share rispetto a quella maschile. Ma vale la pena citare anche le parole di Toni Nadal, zio di Rafa. Quando, in vista della Coppa Davis, Gala Leon è stata nominata capitano della squadra spagnola, Toni ha giudicato «inappropriata» la presenza di una donna all'interno dello spogliatoio maschile. È seguita una raccolta firme contro la capitana che, dopo qualche mese, si è dimessa.

L'ERBA NON È CEMENTO
Tornando a Wimbledon, vale la pena ricordare che il torneo fino al 2007 è rimasto l'unico dove il premio femminile non fosse uguale a quello maschile. Per cambiare le cose c'è voluto l'impegno di Serena Williams, vale a dire una delle tenniste più forti di sempre e con una forza di fuoco mediatica non indifferente. Per quanto riguarda la questione dei campi, invece, alcuni giornalisti hanno suggerito che gli organizzatori non hanno fatto giocare gli ottavi sui campi principali nei turni serali per permettere a tutte le tenniste impegnate nei quarti il giorno successivo di riposarsi. Roger Federer, invece, pensa che potrebbe trattarsi di un problema di 'materiali'. Wimbledon, a differenza degli US Open, si gioca sull'erba e non sul cemento. Dunque, per preservare la qualità del terreno di gioco in vista degli incontri più importanti, questo sarebbe stato 'risparmiato'.

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