8 Luglio Lug 2015 1815 08 luglio 2015

Ecco il 'paradiso' di Maria Giulia Sergio

Legate al letto, drogate e violentate, picchiate così forte da non potersi alzare per mesi. Ecco cosa riserva davvero l'Isis alle donne. Due yazide che sono riuscite a fuggire hanno raccontato la loro prigionia.

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«Lo Stato Islamico è uno stato perfetto, dove le donne vengono onorate e non ci sono violazioni dei diritti umani». Sono le parole che Maria Giulia Sergio alias Fatima Az Zahara sceglie per tratteggiare il territorio controllato dai jihadisti dell'Isis. Un racconto che diverge profondamente da tutte le testimonianze che riescono a filtrare nonostante la censura, le esecuzioni e il clima di terrore nel quale vivono coloro che sono stati costretti a diventare cittadini dello Stato Islamico, e dalla viva voce di quanti sono riusciti a mettersi in salvo. Tra le ultime che sono riuscite a fuggire due donne yazide, scampate a una schiavitù sessuale andata avanti per mesi e perpetrata da uomini diversi ai quali sono state di volta in volta vendute.

Raheen e suo figlio.

© Owen Holdoway

«NON MI SONO SUICIDATA PER MIO FIGLIO»
Per Reehan, madre di 19 anni, l'inferno è iniziato con la conquista del suo villaggio in Iraq, Solgah da parte dei jihadisti dell'Isis. Portata al mercato degli schiavi, è poi finita in mano a un guerrigliero turkmeno. «All’inizio ho provato a resistere allo stupro ma ho ceduto quando lui ha iniziato a picchiare mio figlio di un anno. Facevo tutto quello che mi chiedeva pur di proteggere il mio bambino. È lui l'unico motivo per il quale non mi sono suicidata», ha raccontato al Daily Mail.  Dopo essere passata nelle mani di un miliziano di Mosul la donna è  stata comprata da un libanese residente a Raqqa che teneva prigioniere altre due ragazze yazide e una madre con una bambina di 5 anni. «Un giorno è entrato in casa e ha chiamato la madre e sua figlia e le ha portate in una stanza. Prima ha stuprato la madre e poi molestato la bambina», racconta Reehan. È stata quella vicenda a darle il coraggio di tentare il tutto per tutto e scappare a casa di un uomo siriano, che l'ha liberata solo dopo aver ricevuto 15 mila dollari dalla madre della ragazza. Il marito, il padre e le due sorelle di Reehan rimangono però ancora prigionieri.

Barfo, la ragazza yazida che in nove mesi è stata schiava di 5 uomini diversi.

© Owen Holdoway

«MI HA LEGATA AL LETTO E INIETTATO LA MORFINA»
Barfo, 25 anni, è stata rapita dal suo villaggio e comprata all’asta da un guerrigliero a Tal Afar, in Iraq. «Quando provava a toccarmi, io piangevo, ho provato a respingerlo ma lui era troppo forte per me e alla fine mi ha presa, legata al letto e mi ha iniettato della morfina per non farmi urlare». Dopo uno stupro più violento degli altri, Barfò provò a suicidarsi con la pistola dell’uomo, ma lui intervenne e la fermò prima che potesse premere il grilletto. Tre mesi di abusi al quali è seguito un periodo di prigione e  4  nuovi passaggi di mano. A Raqqa venne comprata da un arabo sulla trentina, che la costringeva a fare sesso e poi la picchiava. «Una volta me le suonò così forte che non riuscii a camminare per due mesi». Uno dei suoi carcerieri non parlava né arabo né curdo e veniva chiamato 'l’europeo'. L’incubo della donna finì quando un siriano ebbe pietà di lei e la nascose in casa prima di riaccompagnarla insieme ad altre due donne yazide al confine iracheno. Lì riuscì a ricongiungersi con la madre e il fratellino, ma «il resto della mia famiglia è in mano all’Isis».

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