29 Giugno Giu 2015 1241 29 giugno 2015

«Ho viaggiato attraverso me stesso»

Ethan Hawke torna nei cinema con il fantascientifico Predestination, in sala dall'1 luglio. In questa intervista ci racconta il film e svela il momento che ha dato una svolta alla sua carriera.

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Dopo la nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista ottenuta con Boyhood, Ethan Hawke torna nei cinema con Predestination, film d'azione, poliziesco e intimista dei registi Peter e Michael Spierig, in sala dal primo luglio. L'indimenticabile bello e dannato di Giovani, carini e disoccupati, oggi è un attore dal consolidato e sofisticato talento. Un uomo complesso, un intellettuale dalla vita creativa e on the road, appassionato di libri, teatro e dall'intelligenza vivace. Scrive, dirige e riesce a stare dentro il patinato mondo hollywoodiano conservando un sano distacco.

UN SALTO NELLA FANTASCIENZA
Perfetto nei ruoli drammatici ma anche in quelli ironici, Ethan Hawke, con il mito di Jack Nicholson, ci racconta il suo complesso personaggio protagonista del film, tratto dal racconto di fantascienza Tutti voi zombie del 1959 di Robert A. Heinlein. Un agente speciale che attraverso una serie di viaggi nel tempo cerca di fermare un pericoloso terrorista che sta mettendo in pericolo migliaia di vite umane.

DOMANDA: Dopo Daybreakers – L'ultimo vampiro, è di nuovo al lavoro con i registi gemelli Peter e Michael Spierig. Buona la seconda?
RISPOSTA: Il più grande dono che avrei potuto augurare ad ogni bravo regista con cui abbia mai lavorato è quello di avere un fratello gemello, perché, diciamocelo, la maggior parte dei registi, se sono bravi, si trasformano in dei megalomani, pensano sempre di sapere tutto loro. Il ruolo del regista è in sé intrinsecamente dittatoriale.
D: Addirittura?
R: Sì. Ma Peter e Michael si mettono alla prova a vicenda, si spingono l'un l'altro a lavorare tanto e con umiltà, è un regalo fantastico poter lavorare in un clima di profonda amicizia. Sono ragazzi veramente di talento, questo film è un passo avanti per loro e la loro carriera.
D: Ha subito accettato la parte?
R: Peter e Michael mi hanno mandato una mail proprio nel giorno del Ringraziamento. Nel giro di un giorno ho risposto: «Ci sto». Poi ho chiesto: «Quale parte interpreto? » E loro: «Avrai il ruolo chiave del barista, dal carattere sempre più avvincente e misterioso col procedere della storia».

D: Preferisce essere guidato dal regista o aggiungere qualcosa di suo al personaggio?
R: Mi piace essere coinvolto nella sceneggiatura, do anche suggerimenti. Come attore mi piace mettermi in gioco, non riesco a limitarmi semplicemente a leggere le battute. Voglio provare a contribuire alla storia.
D: Predestination. Perché non dobbiamo perdercelo?
R: Se un film può contemporaneamente divertire e lasciare allo spettatore qualcosa su cui riflettere, allora per me ha fatto centro. Si può vedere Predestination per tre volte di fila e non avere ancora capito di che cosa tratti. Non voglio parlare dell'intreccio di questa bellissima storia ma vi assicuro che è piena di colpi di scena davvero divertenti. Posso affermare con sicurezza che non ho mai visto qualcosa di simile in precedenza, recitare questo ruolo è stata un’esperienza unica.
D: Qual è il tema del film?
R: La natura del destino e la natura del libero arbitrio, per esempio. Perché ogni volta che succede qualcosa nella nostra vita sembra come se fosse inevitabile, e tuttavia, quando stiamo immaginando il nostro futuro, sembra che possa comunque andare in tante direzioni diverse. Penso che sia questa la cosa interessante che gira attorno al concetto di predestinazione.

D: Che cosa avvicina Boyhood, film per cui era candidato agli Oscar, a Predestination?
R: Ho recitato in due film che trattavano dei viaggi nel tempo. Entrambi affrontano quest'argomento, e Predestination in modo particolarmente fantascientifico. È come se avessi fatto un viaggio attraverso me stesso, ma in momenti differenti. È qualcosa che prima o poi tutti noi facciamo. Il futuro a volte ci spaventa così tanto che siamo portati ad idealizzare il passato, per creare una nuova ondata di energia.
D: Il suo personaggio è chiamato il Barman, ma chi è veramente?
R: L'aspetto che mi ha colpito di più di quest'uomo è la sua profonda solitudine, ma anche il lato transgender del personaggio è molto interessante. Tutti noi, in misura minore o maggiore, ci siamo sentiti soli. Se ci si sente soli tutto il tempo, se davvero non hai una casa o una famiglia, quel senso di solitudine può dilaniarti nel profondo.

D: Interpretare questa storia è stata una sfida?
R: Tutto il film è confuso. In genere passi un paio di settimane a provare e a prendere confidenza con il personaggio ma per Predestination abbiamo trascorso il periodo iniziale pensando a che cosa succede, quando, e soprattutto che cosa significa. Volevamo che il film fosse ancora più interessante dopo una seconda visione. Questa è stata la sfida maggiore.
D: L'attimo fuggente ha lanciato la sua carriera. Che cosa le ha lasciato?
R: L'attimo fuggente rappresenta il momento in cui per la prima volta mi sono sentito un attore. Peter Weir, il regista, è riuscito a infondere fiducia nelle mie capacità. Dopo aver recitato la scena in cui Robin Williams mi costringe ad improvvisare ad occhi chiusi davanti alla classe, ho provato una sensazione fortissima e mi sono detto: «Ecco che cosa voglio fare nella vita, provare di nuovo questa sensazione».
D: Negli ultimi anni ha riscoperto anche il teatro.
R: Ho una passione per il teatro, credo che sia uno stile di vita. La tua vita migliora, diventa più umile.

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