25 Giugno Giu 2015 1531 25 giugno 2015

«Sono rinata libera a 40 anni»

Antonia Monopoli è nata 42 anni fa a Bisceglie femmina in un corpo da maschio. Sopporta abusi e scherni per decenni. Dal 2013 è una donna a tutti gli effetti ed è finalmente felice.

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È sopravvissuta allo scherno dei cugini, alle incomprensioni dei genitori, alla cattiveria dei compagni di scuola. È stata portata, o meglio portato, in manicomio, e a 7 anni sfugge per poco all'elettroshock e alla lobotomia «per togliere la parte malata del cervello». La parte che faceva sentire Antonia Monopoli, allora Antonio, una bambina in tutto e per tutto semplicemente nata in un corpo da maschio. «Se oggi sono seduta dietro questa scrivania, è perché quel giorno mia madre Rosa disse no», dice a La Repubblica. Oggi è una signora sicura di 42 anni, occhi verdi, lunghi capelli rossi e lentiggini. È responsabile dello Sportello Trans ALA Milano. La sua rinascita da donna libera ha una data precisa: il 9 aprile 2013, giorno della sua nuova carta d’identità.

«MI PICCHIAVANO E MI GRIDAVANO FROCIO»
Per Antonia, nata e cresciuta nella Bisceglie di fine anni '70 e inizio anni'80, la difficoltà è stata doppia: per il colore della pelle «i bambini mi tenevano a distanza per paura che gli attaccassi le macchioline sulla pelle» e per botte e le offese continue, crudeli come sono quelle dei bambini sanno essere. «Mi gridavano frocio, mezza femmina, e giù sputi e botte», ha raccontato. Una volta a casa il commento secco del padre era: «Figlio mio, maschio sei e difenderti devi». Antonia racconta le continue visite dagli psicologi, l'obbligo assoluto di vestire da maschio, le prime esperienze omosessuali che però non lo soddisfano, il riparo ingannevole trovato nell'alcol e la breve fuga a Roma. Un giorno trova i genitori davanti alla porta, venuti a riprenderla per portarla a casa. Poi il percorso di scoperta e accettazione di sé da parte degli altri, completato due anni fa.

LEGGI INADEGUATE
Sono circa 40 mila i trans italiani, anche se il numero è sottostimato. Quelli che si prostituiscono sono meno di uno su 10, il resto vive una vita normale, fa un lavoro normale, quando viene loro permesso. La legislazione del Belpaese, manco a dirlo, non fa una bella figura. Oltre alla evidente voragine in materia di diritti civili, c'è la legge 64 del 1982, quella che consente l’operazione per cambiare sesso ma vincola, salvo eccezioni, il conseguente adeguamento anagrafico alla castrazione chirurgica. L' incongruenza è già materia di battaglia fra lo Stato e l'avvocato Alessandra Gracis, civilista di Conegliano Veneto che è stata Alessandro fino a 52 anni. «Ho già fatto ricorso in Cassazione, confortato anche dal parere del procuratore generale che parla di tortura di Stato. A settembre, sul tema, si pronuncerà la Corte costituzionale» ha spiegato.

IL PERICOLO DELLE OPERAZIONI
Ma non è tutto: anche la questione delle operazioni per il cambio del sesso è spinosa ma, per una volta, non sono i soldi il problema. Come spiega Gracis, il governo Renzi ha sì stanziato 200 milioni di euro l’anno per le operazioni dei transessuali, circa 150 all'anno, ma mancano gli ospedali all'altezza e in moto casi pazienti hanno avuto danni  in alcuni casi permanenti. L' unica alternativa, come succede sempre più spesso e in molto campi, è andare all'estero.

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