24 Giugno Giu 2015 1013 24 giugno 2015

La terra è donna

Intervista a Susan Carlson, coordinatrice della Commissione Donne dell'Organizzazione mondiale agricoltori, che ci spiega quali sono le prossime sfide da affrontare e perché il ruolo femminile è così importante.

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Sue Carlson

L'innovazione e il rispetto dell'ambiente. Sono i due obiettivi fondamentali delle donne che si occupano di agricoltura. A sostenerlo è Susan Carlson, imprenditrice del Nord Dakota e coordinatrice della Commissione Donne dell'Organizzazione mondiale agricoltori, riunita dal 24 al 26 giugno a Milano per un'assemblea che permette di fare una panoramica dell'agricoltura e della produzione di cibo in tutto il mondo, ma anche di confrontarsi su tecniche di coltivazione e sui problemi come il consumo di suolo e la gestione delle risorse. Susan Carlson è stata la prima Presidente donna della National Farmers Union in Wisconsin ed è un'esperta di cambiamento climatico. Ma non è l'unica donna interessante approdata in Italia per raccontare con quali armi e con quanta passione l'altra metà del cielo si occupa della terra.

LA STORIA DI ALICE
Insieme a lei c’è anche Alice Kachere, originaria del Malawi, che ha una storia coraggiosa alle spalle. Nel 2001 ha perso il marito e con lui anche il diritto di proprietà sulla terra di famiglia che aveva coltivato fino ad allora. Ma non si è abbandonata alla delusione e, grazie all'aiuto dell'organizzazione nazionale di agricoltori, la Nasfam, è riuscita a far valere i propri diritti e continuare ad essere un'agricoltrice diventando la prima donna Presidente dell'organizzazione. È convinta dell'importanza della scienza e si occupa dei cosiddetti extension services, i servizi di assistenza tecnica e divulgazione di conoscenze in ambito agricolo destinati agli agricoltori ed allevatori. Un tema che sta a cuore anche a Susan Carlson, cui abbiamo chiesto di spiegarci quali sono le prospettive dei prossimi anni secondo una donna che si occupa di produzione agroalimentare.

DOMANDA: Quali sono le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare da oggi in poi?
RISPOSTA: La prima sfida è l'invecchiamento dei coltivatori in giro per il mondo. Chi prenderà il loro posto quando andranno in pensione? Per attrarre le nuove generazioni è fondamentale che l'agricoltura garantisca dei profitti. In questo senso trasferire tecnologia dalle università e dai centri di ricerca è la chiave fondamentale. Gli istituti che creano conoscenza devono raggiungere i contadini per poter migliorare la produttività e ridurre lo spreco.
D: Questo è un aspetto su cui lei insiste molto. Ma ci sono anche altri elementi di cui tenere conto?
R: Un'altra sfida per i paesi in via di sviluppo è l'accesso. Non solo al credito e alla terra, ma anche alla tecnologia e alla possibilità di produrre cibo a un prezzo conveniente. Come Comitato donne, nel 2015, anno internazionale del suolo, ci stiamo concentrando sull'attenzione all'accesso alla terra e alla proprietà terriera. Come può una donna investire tempo e denaro sul proprio appezzamento senza avere la garanzia che i suoi diritti di proprietà sul suolo verranno mantenuti?

D: Qual è il primo passo da compiere?
R: La frammentazione della terra è tra le prime delle grandi sfide che dobbiamo affrontare, perché incide sull'uso della terra. Quando gli appezzamenti sono troppo piccoli il terreno non può contare su sufficienti micronutrienti e sfruttare al meglio i mezzi meccanici diventa impossibile.
D: Può spiegarci come dovrebbero agire a suo parere gli agricoltori per mitigare i rischi del cambiamento del clima?
R: Attraverso scelte responsabili, che tengano conto dell'ambiente e lo proteggano. Gli agricoltori possono pianificare l'uso del terreno attraverso metodi di rotazione o periodi di riposo e possono decidere di dedicare spazi ad alberi e foreste per ripristinare un equilibrio. Nonostante il cambiamento del clima e le condizioni meteorologiche cosi diverse, gli agricoltori possono sempre adattarsi e continuare a produrre cibo di qualità e in quantità. Questo può avvenire se si impegnano nella diversificazione delle colture e anche grazie al fatto che le nuove tecnologie ci permettono di rendere più resistente la nostra produzione.

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