15 Giugno Giu 2015 1324 15 giugno 2015

Mille storie nelle mie 'giacche lettera'

Intervista a Claudia Losi, che a Fashion as social energy espone capispalla portatori di messaggi parte del suo Balena Project. E c'è anche una creazione di Antonio Marras.

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claudia losi

«Il mio lavoro? È un continuo work in progress. Forse un antidoto alla noia, una sorpresa nel vedere che le cose si trasformano in ciò che non mi aspetto». Claudia Losi, 44 anni, tradisce i natali piacentini per la parlata allegra e la risata sonora. È tra le artiste che espongono a Palazzo Morando, nel cuore del quadrilatero della moda, per la mostra Fashion as social energy , ideata e curata da Anna Detheridge e Gabi Scardi per indagare il rapporto tra arte e moda, quando entrambe decidono di incidere sul mondo. Claudia Losi presenta delle giacche molto speciali, che tutto sono tranne che abiti sartoriali da indossare, sviluppate all’interno del  Balena Project, un progetto creativo che l’artista porta avanti da più di dieci anni. Letteradonna.it si è fatta raccontare dall’artista, attiva in Italia e all’estero e abile nell’usare scultura, fotografia, video e installazioni, che cosa c’entrino le balene con la moda e con l’arte.

DOMANDA: Claudia Losi, che cosa simboleggiano le sue giacche?
RISPOSTA: Non sono giacche qualsiasi: sono 'letter jackets', giacche-lettera: portano in sé i messaggi che le persone coinvolte nel progetto hanno voluto inviarmi, sono un modo per comunicare delle storie, anzi di aggiungere storie alle storie. È uno sviluppo del mio Balena Project.
D: Di che cosa si tratta?
R: Nell’Ottocento nella valle del piacentino dove sono un po’ le mie radici sono state trovate delle parti di scheletro di grandi cetacei. D’estate passavo anch’io tanto tempo a cercare fossili tra le sabbie della valle: dove oggi ci sono campi, in origine c’era l’acqua. Questo fatto mi colpisce da sempre. Non è tutto: in tempi più recenti, negli anni Settanta, nelle piazze dei paesi della zona una balena vera, conservata in formalina, veniva mostrata alla gente, come divertimento. Ho unito le due suggestioni e pensato a una mia balena, una balena viaggiante fatta di tanti pezzi di stoffa, cuciti insieme come si fa con i punti di sutura sulla pelle. Attraverso opere tessili e materiche che io creo, spedisco ad altri e che altri mi restituiscono con le loro aggiunte, le loro variazioni, questa balena è depositaria di tantissime storie. Una delle giacche esposte a Palazzo Morando nasce infatti dalla collaborazione con lo stilista Antonio Marras.

D: E che cosa succederà, alla fine del Balena Project?
R: Ancora non lo so. Di sicuro la mia balena di lana diventerà qualcos’altro e nulla verrà gettato via di quanto raccolto.
D: Qual è lo scopo del progetto?
R: Non m’interessa fare una enorme balena di stoffa, fatta da tanti pezzi di tessuti o materiali diversi elaborati da me o da altri: mi interessa piuttosto raccogliere le storie che ci sono dietro i pezzi di tessuto che invio alle più disparate persone chiedendo loro di restituirmi la loro storia, lavorandoci su. Chi aggiunge un bottone, chi un messaggio, chi un oggetto, chi un disegno. Ecco perché le ho chiamate 'giacche-lettera': hanno la forma di una giacca ma in realtà nascondo una storia. Oltre a quella realizzata da Marras ed esposta ora in mostra, mi hanno risposto un allevatore di pecore umbro, un imprenditore comasco e le persone più diverse. Il bello è la varietà degli individui che sta dietro al progetto. In fondo, è un modo per dire che tutti, in questo mondo così sviluppato e digitalizzato, abbiamo bisogno di storie e di sogni. E di un immaginario per sopravvivere».
D: Come reputa lo stato dell’arte italiana contemporanea?
R: Domandona. Direi che la qualità dei lavori che si vedono in giro e l’offerta è in linea con ciò che si vede all’estero. Non mi piace l’eccesso di esterofilia che nasconde un po’ di provincialismo. Ovvio, in Italia siamo in tanti a occuparci di arte, il Paese è piccolo e non si distingue certo per il sostegno agli artisti: da noi le dinamiche per emergere sono complesse.
D: Più complesse per una donna che per un uomo?
R: Direi che il mondo dell’arte è lo specchio di ciò che accade in tutti gli altri settori. Nell’arte spesso si premia l’autoreferenzialità, un ego molto spiccato, una forte determinazione. E così le artiste donne spesso sono valutate secondo caratteristiche prettamente maschili. Accade solo nell’arte? No, certo. Prendiamo le quotazioni sul mercato e gli stipendi tra uomini e donne in qualsiasi settore: il divario esiste, le pari opportunità mancano ovunque.

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