8 Giugno Giu 2015 1525 08 giugno 2015

SOS tartarughe

Intervista a Giorgia Comparetto, biologa marina che gestisce il centro di recupero delle isole Egadi dedicato alla salvaguardia del rettile in via di estinzione.

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Campagna 2011 Goletta Verde di Legambiente, Sicilia 15 - 20 luglio

Il mare ce l'ha negli occhi, e nel cuore, da quando è nata. Così ha pensato che nulla sarebbe stato più bello, nella sua vita, che lavorare per proteggerlo. Per realizzare il suo sogno, Giorgia Comparetto è diventata biologa marina ad Ancona ed è tornata nella sua terra, la Sicilia, per mettersi al servizio delle tartarughe Caretta caretta. Una specie che esiste solo nel mare Mediterraneo e che, da molti anni ormai, è inserita nella lista degli animali a rischio di estinzione. Letteradonna.it ha incontrato Giorgia nel Centro di recupero delle tartarughe marine, istituito nella bellissima cornice di Palazzo Florio - sull'isola di Favigana (provincia di Trapani) - grazie alla collaborazione fra il colosso Riomare e l'Area marina protetta delle isole Egadi. Qui, fra muri di tufo bianco e panorami mozzafiato è stato istituito un vero e proprio ospedale per soccorrere, e presto curare, questi rettili così preziosi. A dirigere questo centro è proprio Giorgia, 36 anni, da Agrigento.

DOMANDA: Da quanto tempo vive a Favignana e fa questo lavoro?
RISPOSTA: Lavoro al Centro di recupero delle tartarughe da quando è stato istituito. Ufficiosamente siamo qui da due anni, ufficialmente da un mese, cioè da maggio.
D: Come mai ha deciso di occuparsi proprio di tartarughe?
R: È successo un po' per caso. Studiavo all'università di Ancona e uno dei miei professori collaborava a un progetto europeo focalizzato sulla salvaguardia di questi rettili. Così ho cominciato anch'io a seguire questo filone, innanzi tutto con la tesi, che mi ha consentito di entrare in contatto con le associazioni che in quel momento lavoravano su progetti europei. Subito dopo la laurea sono andata a lavorare nelle isole Pelagie, vicino ad Agrigento.
D: Voi intervenite quando una tartaruga marina è in difficoltà. Dal punto di vista pratico, cosa fate?
R: La tartaruga viene innanzi tutto individuata e recuperata, spesso grazie alle segnalazioni dei pescatori della zona. Successivamente viene portata a terra e condotta in un centro di recupero, dove viene immediatamente inquadrata dal punto di vista clinico per capire che cosa ha e come è giusto intervenire. Una volta che i veterinari hanno un quadro completo, decidono se procedere con un intervento chirurgico o con la riabilitazione in vasca. Il decorso viene seguito passo passo, fino alla liberazione in mare.
D: Come si fa a capire che una tartaruga effettivamente sia in difficoltà?
R: Come tutti i rettili, le tartarughe passano molto tempo a galla, per prendere il sole. Ma non appena qualcuno si avvicina, normalmente si immergono e scappano via. Quando l'animale non ha un comportamento del genere, è in difficoltà e deve essere soccorso.

D: Come trascorre la sua giornata tipo?
R: Il centro funziona innanzi tutto come punto di sensibilizzazione, quindi ha un orario di apertura per il pubblico. Per il resto, quando l'ufficio è chiuso, abbiamo la reperibilità e interveniamo immediatamente in caso di segnalazioni.
D: Per una donna è particolarmente complesso un lavoro di questo tipo?
R: La concorrenza degli uomini c'è, ma dipende soprattutto dalle scarse occasioni di lavoro sul territorio. Detto questo, il recupero delle tartarughe è un lavoro che si fa a terra, quindi per una donna non è particolarmente complesso o faticoso. Diverso il discorso per i biologi marini imbarcati sui pescherecci: loro fanno molta più fatica a conciliare lavoro e famiglia.
D: Se la ricorda la prima tartaruga salvata?
R: Sono passati tanti anni, ero ancora a Cattolica come studentessa universitaria. Abbiamo recuperato un animale e ho avuto la possibilità di lavorare con il gruppo. Non ricordo più il numero esatto, ma sono davvero tantissime. Quando lavoravo a Linosa la media era di 13 esemplari al giorno.
D: I vostri sforzi stanno servendo a salvare questa specie?
R: I numeri sono ancora allarmanti: si parla di 130 mila animali coinvolti nelle attività di pesca ogni anno. Al momento, secondo le statistiche, solo una tartaruga su mille riesce a raggiungere l'età adulta. La Caretta caretta è ancora nella lista rossa degli animali a rischio di estinzione.
D: Che consiglio darebbe a un giovane che volesse cominciare il suo lavoro?
R: Sicuramente di avere tanta pazienza. E' un lavoro che ha bisogno di tantissima passione.
D: A fronte di tanti sacrifici, qual è la più grande soddisfazione secondo lei?
R: È sicuramente la sensazione di aver fatto qualcosa. Nel proprio piccolo. Una volta ho seguito una tartaruga con una frattura del carapace per sei mesi. E' stata un'emozione grandissima vederla tornare in mare, da sola, e ricominciare a nuotare come se non avesse mai smesso.

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