Cinema 13 Maggio Mag 2015 1204 13 maggio 2015

50 sfumature di Cannes

Tra suggestioni porno e sesso a pagamento, sulla Croisette lo scandalo è servito.

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Come ogni anno, maggio è il mese dedicato al festival cinematografico più glamour di tutti: Cannes. Mentre turisti e curiosi affolleranno il Boulevard de la Croisette all'ombra delle palme di giorno e alla luce di scintillanti neon colorati di sera, critici, artisti e addetti ai lavori saranno chiusi nel Palais des Festivals per applaudire o stroncare i film in concorso. E, come spesso succede, anche quest'anno dovranno confrontarsi con delle pellicole che definire piccanti è un eufemismo.

LOVE
Pochi film, non sempre riusciti, ma sempre fortemente provocatori e in grado di lasciare il segno. Stiamo parlando delle opere di Gaspar Noé, il regista argentino che ha fatto stuprare Monica Bellucci (nella finzione, sia ben chiaro) e che, archiviata l'esperienza psichedelica di Enter The Void (Quentin Tarantino l'ha definito come il film con i più bei titoli di testa di sempre), dopo cinque anni torna a Cannes con il film Love. Della trama si sa ben poco. Basti sapere che al centro della storia c'è un triangolo tra un ragazzo e due ragazze. Se qualcuno poi dovesse avere dei dubbi sul tono della pellicola, a sgombrare il campo da ogni dubbio ci pensa la locandina ufficiale (facilmente reperibile in rete): un pene in primo piano con tanto di eiaculazione e un seno sullo sfondo, sfuocato ma non troppo.
Pornografia unica via? A leggere i titoli di alcuni precedenti lavori di Noé (Sodomites, We Fuck Alone), parrebbe di sì. Intanto, Gaspar Noé continua sulla sua strada di sperimentazione estrema, e per il suo Love ricorre anche al 3D.

CAROL
Todd Haynes non sembra voler essere da meno. Il regista omosessuale statunitense, come spiega la All Movie Guide, da sempre ama sovvertire gli stereotipi sul genere e sulla sessualità, appoggiandosi a trame poco convenzionali che amplificano la portata delle sue riflessioni. C'è dunque molta curiosità intorno a Carol, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith. Le protagoniste sono interpretate da due attrici del calibro di Cate Blanchett (premio Oscar con Blue Jasmine) e Rooney Mara, che nel 2011 ha stupito tutti con la sua radicale interpretazione di Lisbeth Salander in Uomini che odiano le donne.
Carol è ambientato nella New York degli Anni 50 e ruota attorno alla passionale relazione lesbo che si viene a creare tra una ragazza che lavora in un grande magazzino e una donna ricca e infelicemente sposata. E se Haynes, con la sua riduzione televisiva di Mildred Pierce, ha già fatto vincere un Emmy a Kate Winslet, chissà che non possa regalare un riconoscimento altrettanto prestigioso anche alle sue due nuove attrici.

PANAMA
Se si associa il nome della Serbia alla parola pornografia, non si può fare a meno di pensare a A serbian movie, opera violenta, a tratti disgustosa, che ha fatto discutere in tutto il mondo e ha trovato ben poche persone disposte a guardarla fino all'ultimo fotogramma.
Ed è un male, perché, almeno da quanto si legge in giro, un altro regista serbo, Pavle Vukovic, con il film Panama, si propone di raccontare l'eros ai tempi dei social newtork senza eccessi, ma con un certo realismo dove ai rapporti fisici si accompagna anche una penetrante analisi psicologica. Reale e virtuale si fondono nelle vite dei due protagonisti Maja e Jovan, tra gelosie e presunti tradimenti.

MUCH LOVED
Quest'anno non manca nemmeno il tema del sesso a pagamento. Non che la prostituzione sia un tema alieno al cinema, anzi, ma il fatto che il regista di Much Loved sia il marocchino Nabyl Ayouch apre sicuramente nuove prospettive. Come spiega Nabyl a Indiewire, infatti, non è stato affatto semplice produrre il lungometraggio, visto che la commissione cinema del Marocco ha respinto per ben due volte la sua richiesta di finanziamenti, proprio a causa del tema trattato (le vite di quattro prostitute).
Nabyl si è quindi affidato a una produzione indipendente e a basso budget. Tra riferimenti al 'cinema del reale' e attori non professionisti, Much Loved sembra ereditare la tradizione del neorealismo italiano e promette di raccontare con semplicità e onestà un tema delicato.

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