L'intervista 5 Maggio Mag 2015 1545 05 maggio 2015

«Ecco i miei scatti di libertà»

A tu per tu con la fotografa iraniana Shadi Ghadirian tra i protagonisti della Biennale di Venezia.

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Un’antica leggenda iraniana narra che una farfalla riuscì a ottenere da un grosso ragno la possibilità di scappare dalla sua tela senza essere mangiata grazie alla sua bellezza. L'insetto, dall'animo buono, prima di salvarsi chiese ad altri insetti di fuggire con lei, ma nessuno di loro si mosse: avevano tutti paura del ragno. Così la farfalla si salvò da sola.

Miss Butterfly, un omaggio a chi sa conquistarsi da sola la libertà, è il titolo degli evocativi scatti in bianco e nero di donne ritratte tra le mura domestiche di Shadi Ghadirian, tra le migliori artiste di Teheran in circolazione. La sua prima personale in Italia è ora in mostra a Milano, alle Officine dell’Immagine (The Others Me, fino al 21 giugno) e ha in programma un'esposizione anche in una collettiva al Padiglione Iran della Biennale d’Arte di Venezia.

Quarant’anni, capelli corti, trucco curato, moglie di un fotografo, Ghadirian da sempre indaga attraverso il suo obiettivo la vita delle donne della sua generazione. Poco prima dell’avvio della Biennale (i padiglioni sono visitabili al pubblico dal 9 maggio, www.labiennale.org), Letteradonna.it l’ha intervistata.

DOMANDA: In questo suo ultimo lavoro reinterpreta un’antica fiaba persiana: è ancora attuale?
RISPOSTA: La farfalla della storia è ogni donna come me che anela alla libertà. È più facile e più sicuro vivere sotto una ragnatela, magari ben protette dal calore familiare. Più difficile è esporsi.
D: Lei lo ha fatto quasi subito:  la sua tesi di laurea in arte è stata l’insolita serie fotografica Qajar che l’ha resa famosa al mondo e che adesso verrà esposta a Venezia. Di che cosa si tratta?
R: Per motivi di studio, mi ero imbattuta in biblioteca in antichi volumi in cui comparivano immagini e i primi dagherrotipi della Dinastia Qajar, che ha regnato nel mio Paese per quasi 150 anni, dalla fine del Settecento agli Anni 20 del Novecento. Mi sono divertita a recuperare costumi dell’epoca, degli Anni 10 e 20 e a farli indossare a modelle d’occasione. Spesso erano mie sorelle o mie amiche, inserendo nella foto un oggetto proibito dagli ortodossi della fede.

D: Che tipo di oggetti proibiti compaiono nei suoi quadri?
R: Un rossetto, un profumo, un ventaglio. Il mio Paese ha avuto donne che hanno sempre saputo valorizzare la propria femminilità, anche il velo può essere portato con grande grazia e charme. Ora dobbiamo stare più attente.
D: Ha mai avuto dei problemi per la sua attività artistica, spesso critica con il governo di Stato e con le rigide regole che impone alla vita comune?
R: Conosciamo bene i nostri limiti. Ho molti amici artisti e creativi che durante le rivolte del 2009 sono stati imprigionati (venne uccisa anche la giovane Neda, diventata poi il simbolo della lotta per la libertà d’espressione delle nuove generazioni). In una galleria d’arte, ad esempio, noi artisti sappiamo bene che cosa esporre e che cosa è meglio evitare. Cerchiamo di mediare, e speriamo in un periodo migliore.  Anche per le donne di Teheran, che sono da sempre curiose, attente alla moda, colte, poliglotte. Siamo come farfalle alla ricerca di una via di fuga.

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