L'intervista 27 Aprile Apr 2015 1317 27 aprile 2015

Alessandra, obiettivo raggiunto

Protagonista al Sony World Photography, la 29enne italiana ha svelato come è nata la sua passione.

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È il premio di fotografia più importante del mondo. Il Sony World Photography, la cui premiazione è avvenuta a Londra, ha visto ben due italiane fra i primi dieci. Il nostro Paese è stato quello che ha ottenuto i maggiori riconoscimenti, a partire dal primo posto assegnato a Riccardo Bononi e Giovanni Troilo nella categoria Sport e persone.

La foto di Alessandra Bello, seconda nella categoria "Arte e Cultura" dei Sony World Photography Awards 2015.

DONNE PROTAGONISTE
Ma sono state soprattutto le artiste in rosa a stupire. Come Alessandra Bello (secondo posto nella categoria 'Arte e cultura') e Annalisa Natali Murri (terza nella sezione 'Storia contemporanea'), giovani, intraprendenti e felicissime di aver rappresentato il nostro Paese all'ambita rassegna. Proprio Alessandra, ha raccontato a Letteradonna.it la sua storia e l’emozione di aver ricevuto un premio così importante. Perché lei, a soli 29 anni, è già entrata nell'olimpo della fotografia. Una passione che coltiva da sempre, sin dai tempi del liceo, che ha accompagnato i suoi studi in Architettura.

Alessandra Bello.


DOMANDA: A nemmeno 30 anni è diventata una delle maggiori fotografe del mondo. Quando ha cominciato questo lavoro?
RISPOSTA: La passione per la fotografia è nata durante il liceo e con gli studi universitari ho capito cosa volevo davvero fare nella vita. Non ancora laureata, ho cominciato subito a lavorare e a 22 anni ero già assistente fotografa in uno studio. Mentre nel 2009 ho aperto la partita iva come fotografa freelance.
D: Come le è venuta l’idea di dedicarsi a questo lavoro?
R: Ho due grandi passioni: la fotografia e l'architettura. Studiando proprio Architettura all'università ho capito il forte legame che esoste tra le due discipline e ho deciso di approfondire. La fotografia è uno strumento meraviglioso attraverso il quale è possibile comunicare un concetto, un’idea, un'emozione senza bisogno di codici troppo complessi. Il potere delle immagini è straordinario e mi ha affascinata da sempre. Crescendo ho capito in che modalità l’avrei fatto.
D: Così è arrivato questo premio importantissimo. Ma qual è il lavoro del quale va più fiera?
R: Tutti i lavori che ho fatto mi hanno entusiasmata e affascinata. Non riesco a dire se ce ne sia uno più importante degli altri. Sicuramente Sight's Blue Sense è il progetto al quale sono legata intimamente perché riflette il mio personalissimo modo di guardare il mondo. Ma non posso non nominare il servizio fatto alla scuola di Ponzano Veneto per i C+S Architects: il mio primo servizio come professionista. Ultimamente, sempre per i C+S Architects, ho fotografato la scuola di Chiarano: un bellissimo lavoro grazie al quale mi sono davvero emozionata. E poi il lungo lavoro che sto portando avanti sui Sacrari della Grande Guerra: ho cominciato nel 2010 e sono in dirittura di arrivo.
D:Ha mai avuto difficoltà, come donna, a iniziare?
R: Questa è una domanda per la quale è difficile dare rispondere: oggi come oggi credo sia difficile per tutti. Nel campo delle arti visive c'è molta competizione, come in tutti i campi ci sono delle problematiche generali, non legate al sesso.
D: In Italia, per i giovani è sempre più difficile emergere. Lei, a questo punto della carriera, risce a mantenersi con il suo lavoro?
R: Diciamo che galleggio. La definizione migliore è che riesco pagarmi tutto. Viviamo in un momento di crisi molto profonda e questa non aiuta certo le attività. Per fortuna sono una persona molto ottimista e anche molto fortunata: lavorando anche con l'estero riesco a continuare la mia attività.
D: Cosa ha provato nel momento della premiazione?
R: È stata un'emozione unica, non ci potevo credere. Quando ho inviato le fotografie a novembre 2014 ho archiviato tutto dicendo: Si vabbè, figurati se.... Poi, mesi dopo, mi hanno contattata ed ero letteralmente senza parole. Sono ancora emozionata: è un premio molto importante e prestigioso e io sono molto fiera di questo grande risultato.
D: Che consigli darebbe a un giovane che vuole iniziare questa professione?
R: Gli unici consigli che mi sento di dare e che valgono in realtà per qualsiasi mestiere sono due: non bisogna mai smettere di sognare e bisogna essere sempre consapevoli che inseguire un sogno è faticoso e i primi risultati possono arrivare anche parecchi anni più avanti. Insomma, costa tanta fatica ma bisogna credere in se stessi e andare sempre avanti.
D: Secondo lei, quello della fotografia è un ambiente maschilista?
R: Nè più nè meno rispetto a tanti altri lavori. Personalmente trovo molte più difficoltà come giovane. L'Italia è un Paese nel quale se hai 30 anni ancora non capisci niente. All'estero non funziona così, i giovani sono una risorsa e non un potenziale collega che cerca di rubarti il posto.
D: Quali sono i pregi e i difetti del suo lavoro?
R: Come ogni mestiere che si rispetti ci sono aspetti positivi ma anche quelli negativi. Quello del fotografo è un lavoro molto faticoso: tante ore davanti a un monitor e poche certezze. Però tutto scompare quando sono dietro la macchina fotografica. Fotografare per me è una cosa meravigliosa, amo il mio lavoro e per quanto sia complicato non farei mai una scelta diversa.

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