Compagne di vita 30 Marzo Mar 2015 1134 30 marzo 2015

Manuela, la marcia in più di Pietro

Chi è Manuela Olivieri, la vedova di Mennea. Sono stati sposati per 17 anni.

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Manuela Olivieri Mennea


Sulla pista d’atletica Pietro Mennea era solo, più veloce di tutti, irraggiungibile. Ma nella vita privata affianco a lui c’era la moglie, che lo ha accompagnato a ogni passo: nella carriera di avvocato, nella fondazione che porta il suo nome, nella lotta contro la malattia che lo ha stroncato, in ospedale, dove a chi li incontrava dicevano di essere lì per accompagnare un parente, per mantenere il riserbo sui problemi del campione. È stata fondamentale anche per la realizzazione della serie tv, in onda su Raiuno il 29 e 30 marzo, dedicata all''atleta intitolata Pietro Mennea - La freccia del Sud. Che Manuela Olivieri Mennea non ha visto in tivù: perchè è all’estero, in vacanza. «Ma era tutto già prenotato, io l’ho già vista», ha spiegato.


SI SONO CONOSCIUTI A UNA FESTA
Classe 1966, romana, l’avvocato Olivieri incontrò il campione a una festa, in quella che sembrava una serata come tante. «Era la fine del 1990. All’impatto iniziale sembrò molto sulle sue e pensai: 'Questo se la tira'. Ma al primo appuntamento si presentò con una Panda e capii che era un uomo particolare». Fu un colpo di fulmine. A quel primo appuntamento lui la portò a Formia, la cittadina che aveva raccolto il sudore dei suoi allenamenti negli anni delle medaglie. «Li si sentiva a suo agio, protetto», ha ricordato Manuela. A conquistarla fu «la sua dolcezza. Io ho conosciuto il Mennea dell’altra parte della vita, quello lontano dalle piste d’atletica. La sua immagine pubblica era quella di un uomo scontroso e introverso, ma Pietro aveva una grande sensibilità, forse eccessiva. Il suo rigore nello sport era anche nella vita. Era un uomo straripante. Non aveva limiti nel suo concedersi. Nel lavoro, nei rapporti umani, negli affetti».

Pietro Mennea nel 1988.

Getty Images - 2013 Getty Images

17 ANNI DI MATRIMONIO
Si sposarono nel 1996, nella bella chiesa di Santa Prisca, all’Aventino, nel giorno del 45esimo compleanno di lui. La cerimonia fu celebrata da padre Antonio Truda, amico di famiglia, lo stesso sacerdote che parecchi anni dopo, nel 2013, officiò il funerale della Freccia del Sud. «Io non sapevo niente della sua storia sportiva, l’ho conosciuto quando aveva già smesso di gareggiare. Ma a lui piaceva raccontare dell’atletica, attraverso di me parlava anche con se stesso. Il ricordo, però, non era mai fatto di nostalgia o di tristezza», ha raccontato Manuela. Spesso andavano a correre insieme, al parco. «Lei era più in forma di me, mi lasciava dietro», scherzava il campione, di 14 anni più grande della moglie.

LA LORO FONDAZIONE
Non ebbero figli, condivisero invece, innamorati e complici, tante cose. In primis la fondazione Pietro Mennea, di cui lui era presidente e lei vice. La onlus, ancora attiva, effettua donazioni e assistenza sociale ad enti caritatevoli o di ricerca medico-scientifica, associazioni culturali e sportive, attraverso progetti specifici, ma si propone anche di diffondere lo sport e i suoi valori, nonché promuovere la lotta al doping. Un tema che fu sempre caro al campione.

INSIEME ANCHE AL LAVORO
Innamorati fino all’ultimo, come hanno testimoniato sempre i tanti amici della coppia, i due condividevano la vita privata, quella professionale, tutto. Menna si era laureato, da giovane, in Scienze politiche. Conseguì poi la laurea in giurisprudenza, e successivamente anche quelle in scienze motorie e sportive e lettere. Ma fu il diritto ad avvicinarlo alla moglie anche nella vita professionale: Manuela e Pietro hanno lavorato insieme, con uno studio nel quartiere Prati, a pochi passi dal Tribunale Civile. Si occupavano di diritto di famiglia, fallimentare, societario, diritto della Comunità Europea, diritto sportivo. Nel 2010 insieme si dedicarono alle class action negli Stati Uniti per difendere alcuni risparmiatori italiani finiti nel crac della Lehman Brothers.

Michele Riondino nei panni di Pietro Mennea nella miniserie in onda su Raiuno

LA BATTAGLIA LEGALE CON I FRATELLI DI PIETRO
Il campione è stato malato a lungo, prima di spegnersi nel 2013. Con Manuela sempre al suo fianco, che lo ha protetto caparbiamente, difendendone la privacy a tutti i costi. La morte del campione fu segnata da un altro dolore, quello della battaglia legale con i fratelli di lui che hanno impugnato il testamento in cui nominava Manuela sua erede universale. Una vicenda che la donna non ha mai voluto commentare, chiusa nel suo dolore, impegnata poi a far conoscere, a far ricordare a tutti che campione, che uomo era suo marito.

IL PROGETTO DI UN MUSEO DEDICATO A MENNEA
Presente in tante manifestazioni pubbliche dedicate all’uomo di Barletta, ogni volta sembra stupita dall’affetto della gente. «Ogni giorno che passa mi sorprendo a scoprire l’affetto che circonda Pietro, anche di persone che non lo conoscevano da vicino, o lontane dal suo ambiente», ha raccontato una volta. Il suo obiettivo, ora, è realizzare l’ultimo desiderio incompiuto del campione, un museo con i suoi ricordi di atleta e i suoi libri. «Mi ha detto: 'Se non riuscirò a sconfiggere il male, fallo tu'. Avevamo già individuato l’area, qui a Roma, non lontano da casa», ha detto Manuela. «Porto avanti il sogno di Pietro, è stato lui a chiedermelo quando mi diceva: se non dovessi farcela. Ma ho la mia vita. È stato un privilegio stare accanto a lui tutto questo tempo, se ci fosse una possibilità su un miliardo che tornasse mi chiuderei in un buco ad aspettarlo. Però bisogna andare avanti: me l’ha detto sempre, fino all’ultimo».

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