L'intervista 18 Febbraio Feb 2015 1755 18 febbraio 2015

Di lavoro fa la personal fooder

A tu per tu con la 31enne Lidia Maddalena per scoprire una professione finora inedita in Italia.

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Lidia Maddalena.

L'idea le è venuta nel 2012, quando, dopo aver terminato un master di Slow Food, ha deciso di mettere le proprie conoscenze nel campo del cibo e della comunicazione al servizio della sua terra: la Liguria. Così Lidia Maddalena è diventata la prima personal fooder in Italia. Per farlo ha lasciato un contratto a tempo indeterminato e ha cominciato a offrire consulenze di marketing e comunicazione a ristoratori e chef, a organizzare eventi privati e matrimoni e soprattutto ad accompagnare i turisti buongustai alla scoperta dei tesori della gastronomia. Oggi la sua start-up – Personal food planner – è una piccola azienda, che permette a questa brillante ragazza di 31 anni di vivere del suo lavoro e di guardare al futuro con un pizzico di ottimismo.

D: Esattamente, in cosa consiste il suo lavoro?
R: Offro servizi personalizzati per gli amanti del cibo. In particolare, servizi di consulenza e di comunicazione per le aziende alimentari e di ristorazione, e tour enogastronomici per i turisti che vogliano scoprire il meglio della Liguria.
D: Perché proprio la Liguria?
R: È la mia regione di origine, anche se per amore mi sono trasferita a Monza.
D: Come le è venuta l'dea di diventare personal fooder?
R: Ci ho pensato quando ho terminato il master in Italian gastronomy and tourism di Slow Food, che ho seguito dopo essermi laureata in Scienze del Turismo. Ho pensato che sarebbe stato bello mettere insieme la mia passione per il cibo, per i viaggi – sono anche guida turistica – e per la comunicazione.
D: La sua professione è più attuale che mai in vista di Expo Milano 2015. Ha qualche idea in proprosito?
R: Certamente sì, ho già lanciato alcuni pacchetti dedicati all'Esposizione. Dallo street food a Genova, alla scoperta della città di Colombo. Senza dimenticare la scoperta del Ponente genovese e dei tour in barca o in elicottero a Portofino.
D: Insomma, lei è una sorta di personal shopper in ambito alimentare?
R: Qualcosa del genere. Io cerco di capire quali sono le esigenze dei clienti in tema di food, e li aiuto a scoprire il meglio della nostra tradizione. Accompagnandoli e dando loro suggerimenti.
D: Quindi secondo lei la gente ha bisogno di essere accompagnata anche quando deve mangiare?
R: Direi proprio di sì. E le faccio un esempio per spiegarmi: molti dei miei clienti sono genovesi che non conoscono Genova. Questo vuol dire che, benché l'Italia sia la patria del buon cibo, non esiste ancora una sufficiente cultura. Invece occorre rivalutare questo aspetto, a partire dalle botteghe storiche.
D: In un Paese spesso poco attento ai giovani come l'Italia, è stato difficile partire?
R: Sì, è stato davvero complicatissimo. Lo Stato non mi ha aiutata in alcun modo. Sono partita da zero e, passo dopo passo, sono cresciuta grazie al passaparola. Adesso, dopo tre anni, sono finalmente diventata una vera e propria agenzia. E penso che a 31 anni sia una bella soddisfazione.
D: Adesso riesce a mantenersi con il suo lavoro?
R: Assolutamente sì. Io vivo facendo questo mestiere, anche se ci sono voluti tanti sacrifici per arrivare a questo punto.
D: Sogna di dare lavoro a qualche giovane?
R: Perché no? Al momento, anche a causa della burocrazia, non posso assumere. Ma sto già cercando qualcuno che mi aiuti, con una collaborazione e quindi con partita Iva.

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