Storie 31 Dicembre Dic 2014 0925 31 dicembre 2014

Megan, sogno americano in posta

È la prima donna a dirigere l'azienda statunitense dopo 73 uomini. Iniziò nel 1986 come postina.

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Negli Stati Uniti insegnano ai bambini, fin da piccolissimi, che con impegno, determinazione e un po’ di fortuna ogni persona, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, può ambire a tutto ciò che vuole. Barack Obama, primo presidente afroamericano, insegna. Mentre Hillary Clinton spera di diventare il primo presidente donna alla casa Bianca. Megan Brennnan ci è riuscita. La donna dal primo gennaio 2015 è chiamata a guidare lo Us Postal Service, le Poste americane dopo 73 uomini di fila prendendo il posto di Patrick Donahoe.

DA POSTINA A NUMERO UNO DELL’AGENZIA
La storia di Brennan, 74esimo Postmaster General,amministratore delegato delle Poste, è l’emblema del sogno americano: dopo la laurea all’Immaculata College in Pennsylvania e un master al Massachusetts Institute of Technology, aveva iniziato a lavorare come postina nel 1986 a Lancaster, città della Pennsylvania con circa 500 mila abitanti. Da lì ha iniziato la sua scalata al successo, diventando a maggio 2005 vicedirettore generale delle attività dell’area orientale del Paese. Nel 2010, mentre gli Stati Uniti cercavano faticosamente la via d’uscita dalla crisi peggiore negli ultimi decenni, è stata poi scelta come direttore operativo, per lavorare a stretto contatto con il suo predecessore, Patrick Donahoe, e occuparsi dell’attività quotidiana di 491 mila postini in oltre 31 mila strutture e di una flotta di 200 mila vetture. Ora, dopo 28 anni di carriera, è arrivata a occupare la poltrona più importante.

CAPACE DI GESTIRE SITUAZIONI COMPLESSE
«Sono profondamente onorata di ricevere questo incarico. Le Poste giocano un ruolo vitale nella società e nell’economia americana e punterò a rafforzarlo ulteriormente, rispondendo negli anni a venire alle richieste di un mercato in rapida evoluzione», ha affermato la donna. «Megan ha gestito cambiamenti organizzativi molto ampi e complessi e le Poste non hanno mai perso un colpo nel rispondere alle esigenze dei clienti», ha dichiarato Mickey Barnett, presidente del Board del Postal Service. Ma le Poste americane non sono nuove a storie di questo tipo: anche l’amministratore delegato uscente aveva iniziato come impiegato a Pittsburgh, in Pennsylvania, e ha lavorato per l’agenzia per 39 anni.

ATTESA DA UN COMPITO DIFFICILE
Il compito che aspetta Brennan è tutt’altro che semplice, vista la serie di problemi che le Poste devono affrontare su più fronti. Innanzi tutto ci sono i conti, in rosso da molto tempo: gli ultimi dati parlano di una perdita di 5,5 miliardi di dollari  all’anno, nonostante l’aumento di 569 milioni a 67,8 miliardi di dollari del fatturato operativo. Anche le spese sono calate dell’1% circa a 66,3 miliardi di dollari, ma il ribasso è per lo più dovuto a una riduzione delle ore di lavoro in oltre 9 mila sedi situate in aree rurali dove l’attività è più lenta e a tagli del personale. Negli ultimi anni le Poste hanno lasciato a casa oltre 200 mila persone e l’ultimo round di licenziamenti, circa 3 mila persone entro il 2015, è stato annunciato a luglio.

DOVRÀ GESTIRE L’IMPATTO DELL’ATTACCO HACKER
Il nuovo amministratore delegato dovrà anche fare i conti con l’attacco hacker che ha colpito oltre 800 mila dipendenti, con violazioni su nomi, indirizzi e numeri di Social Security, la previdenza sociale americana. Le Poste hanno fatto sapere che non sono stati violati i sistemi di pagamento, né agli sportelli né quelli online, e non sono state sottratte informazioni sulle carte di credito e di debito. Tuttavia, alcune informazioni date dai clienti agli operatori dei call center tra il primo gennaio e il 16 agosto, per esempio nomi, indirizzi e account e-mail, potrebbero essere stati compromessi. “Non crediamo che i clienti eventualmente coinvolti debbano prendere provvedimenti come risultato dell'incidente”, hanno fatto sapere le Poste. L’attacco sarebbe opera di un gruppo di hacker cinesi.

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